fbpx

La crociata italiana partirà?

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Vac 'e Press

gentiloni libia

Mentre in Italia tutto prosegue nell'anormale norma: bagarre in Parlamento, ritardi nelle votazioni, parlamentari ballerini, minacce, accuse di democrazia sospesa, manifestazioni sindacali e così via; a poche centinai di chilometri dallo Stivale si è imposta l'Isis nella da ormai due anni, babelica Libia: l'Isis già presente in Cirenaica, ha preso di mira Tripoli.

Gli Italiani che vivono in Libia sono migliaia, dopo l'escalation di questi ultimi giorni, la Farnesina ha sollecitato i nostri connazionali a rientrare in Italia. Gentiloni però ci ha tenuto a precisare che "non si tratta di un'evacuazione" dalla Libia, ma è in corso una delle preannunciate operazioni di alleggerimento dei connazionali presenti nel Paese". Gli ultimi avvenimenti però stanno dimostrando che è in atto una vera è propria fuga di massa dei nostri connazionali dalla Libia. La Pinotti dal canto suo, con affermazioni quasi antitetiche, a dimostrazione dell'ormai degenerata situazione alle porte d'Italia, ha detto che "L'Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell'area, europei e dell'Africa del Nord, per fermare l'avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Il ministro della Difesa, raccogliendo indirettamente, dopo mesi, l'invito di Barack Obama fatto a Matteo Renzi, confessa che se "ne discute da mesi, ma ora l'intervento è diventato urgente[...]. Insomma l'intervento Italiano in Libia, sembra essere imminente. Quanto al potenziale di quelli che chiamiamo nostri nemici affiliati del Califfato, secondo il ministro "potrebbero essere trentamila o anche più". Da questo momento lo Stato d'Italia entra ufficialmente nella lista dei nemici dello Stato islamico che ha definito Gentiloni ministro dell'Italia crociata.
A Lampedusa, tra la gente, comincia a diffondersi la paura e inizia ad affiorare il ricordo dell'aprile dell’86 quando Gheddafi ordinò il lancio di missili contro Lampedusa, in risposta all’attacco degli Usa, per colpire l'istallazione militare Loran.
Sergio Divina, vicepresidente della commissione Difesa del Senato, ha dichiarato che «la situazione in Libia obbliga il nostro governo a proteggere Lampedusa e Pantelleria con l’invio di battaglioni specializzati nella lotta al terrorismo e la Marina a schierare le fregate a protezione delle acque territoriali».
L'allerta terrorismo, all'indomani degli attentati in Francia e Danimarca, oltre che la paura per un reale e concreto coinvolgimento bellico del nostro paese nella lotta contro l'Isis, sale in tutta Italia: tra gli obbiettivi sensibili oltre a Roma ci sono le maggiori città italiane, tra cui spicca Napoli, che colorata da un multiculturalismo perlopiù islamico, ha intensificato negli ultimi mesi i controlli e l'attenzione soprattutto a Capodichino e Piazza Garibaldi.
Ma al di là dell'allerta terrorismo, a quanto si evince dalle affermazioni di Gentiloni e della Pinotti sulla possibilità concreta di un'imminente azione militare in Libia avvallata dall'Onu, ben si può presumere che la nostra regione farà una parte importante nella lotta contro l'Isis, come già avvenne nel 2011 quando Napoli fu base logistica delle azioni militari contro il califfato di Gheddafi.
Nella speranza che tutto ciò si fermi e l'Isis prenda coscienza del fatto che dovrà dare spiegazioni ad un Allah che sicuramente si dissocia. “Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno rimarrebbe nelle mie file” disse Federico II, dicono i califfi dell'Isis.