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Delirio post mortem

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Il Palazzo

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Dopo la morte del Pm Federico Bisceglia, la procura di Castrovillari, in provincia di Cosenza, ha disposto l’autopsia per accertate le dinamiche dell’incidente. La Lancia K, infatti, è andata a schiantarsi, dopo svariati testacoda, lungo le barriere laterali in un tratto di autostrada rettilineo. Il valente magistrato si stava occupando di diverse inchieste scottanti, legate alla morte di Fortuna (la bambina di 7 anni deceduta al Parco Verde di Caivano) e al traffico di rifiuti nella Terra dei Fuochi.

Luigi Di Maio, espressione moderata del movimentismo grillino, scrive “moderatamente” su face book: “La magistratura farà le sue indagini e spero riveli presto la verità. Ma su queste cose ho smesso di credere al caso. Quando si tratta di terra dei fuochi, di rifiuti e di violazioni ambientali, gli interessi in gioco sono internazionali. E chi indaga tocca i fili dell’alta tensione.” Il vice presidente della Camera dei Deputati, quindi, paventa l’ipotesi di un omicidio pilotato: o di tipo mafioso, o ancor peggio legato ad un’operazione mirata dei servizi segreti deviati. Così, siamo passati dalla costante ricerca dell’impunità (ontologicamente legata alla stagione berlusconiana), allo scostante sdoganamento della logica del sospetto. Dal niente al troppo. Ed il fallimento politico del Movimento Cinque Stelle, forse, affonda le sue radici proprio in questo approccio, in questo perenne tentativo di raccontare un inciucio, un imbroglio, un golpe. La morte di Bisceglia, figlia di una tragica fatalità, doveva essere l’occasione per tacere e far prevalere il buon senso.
L’omicidio di un magistrato in un paese occidentale, infatti, mette in discussione la tenuta democratica di uno Stato di diritto. Lo sparare nel vuoto, tipico della comunicazione grillina, crea mostri e genera disastri. Se è vero che sul delicato tema della Terra dei Fuochi è caduto il silenzio, i “gorgoglii del sospetto” non bastano a garantire una rinnovata attenzione a livello nazionale su quanto avviene nell’agro aversano. Anche da questo punto di vista, il Movimento Cinque Stelle sbaglia strategia: sostenere che avremo un sistematico insabbiamento delle indagini su cui Bisceglia stava lavorando è un atto di depravazione intellettuale cui siamo stanchi di dover assistere. Pensare che il materiale raccolto andrà perso, o ancor peggio resterà inutilizzato, non è solo un errore, è di fatto il modo migliore per impedire che si vada davvero avanti: è la dimensione politica, purtroppo, che sfugge alle giovani menti stellate. Le indagini su cui stava lavorando il Pm, d’altro canto, continueranno. Si spera. Cruciale, invece, è che, dopo un anno di letargo in Parlamento, si arrivi finalmente all’inserimento dei reati ambientali nel Codice Penale: il superamento di una concezione puramente contravvenzionale di tali fattispecie criminose, infatti, segnerà certamente un considerevole passo in avanti nella lotta contro le cosiddette “Ecomafie.”
Fuori concorso e fuori tema, ma non meno interessante, è stata poi la serena dichiarazione del belloccio Di Battista, altra colonna portante della comunicazione a cinque stelle, durante la sua apparizione televisiva a “Servizio Pubblico”: “Napolitano è stato per anni il referente della Cia.” A suffragio della storica intuizione pare abbiano ritrovato qualche libro sparso negli archivi di Paperopoli. Forse. Così, Ciccio di Nonna Papera ha bisbigliato alla ruspante Paola Taverna che le Torri gemelle le ha abbattute direttamente Bush, e non Al Qaeda. Come se non bastasse, Topolino ha convinto Roberto Fico che Vespa, nel dopo lavoro, organizza campi di addestramento per gli italiani pronti ad affiliarsi all’Isis.
Di prove, come possiamo immaginare, ce ne sono a gogò. Bisceglia, quindi, è stato ucciso: dalla democrazia liquida alla democrazia macabra.