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Se questa è una riforma Rc Auto, Quo Vadis ?

Scritto da Francesco Garzillo Il . Inserito in Vac 'e Press

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Il disegno di legge (ddl) sulla concorrenza per la Rc Auto, partorito dopo quasi due anni di lavoro dal sottosegretario del Ministero Sviluppo Economico Simona Vicari, non può avere nessuna possibilità essere considerato un punto di partenza per riformare la Rc Auto settore cui lo stato ha delegato -1969- le compagnie di assicurazioni, che continuano a fare il bello e il cattivo tempo, avendo sempre motivi per aumentare le tariffe, mai ad interrogarsi sulla loro gestione e mai attraverso i loro centro studi, proporre soluzioni a favore del vessatissimo automobilista obbligato per legge a contrarre per garantire il giusto e certo risarcimento del terzo.

A questo ddl mancano negli articoli che lo compongono, le indicazioni di come intervenire per rimuovere gli ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, a promuovere lo sviluppo della concorrenza e a garantire la tutela dei consumatori, anche in applicazione dei princìpi del diritto dell'Unione europea in materia di libera circolazione, concorrenza e apertura dei mercati, nonché alle politiche europee in materia di concorrenza, praticamente viene disatteso proprio l’articolo 1 dello stesso testo sulla concorrenza che dovrebbe favorire il consumatore finale.
Bisogna affrontare il problema non solo dal punto di vista dell’Ania, quanto meno bisogna fare chiarezza sugli ostacoli che impediscono una normalizzazione della Rc Auto, e che vada nella direzione del prezzo medio pagato in Europa. E’ evidente a tutti, che diversi attori hanno interesse a questa gestione della Rc Auto, e con i soliti argomenti di distrazione, qualcuno anche presente nel ddl tipo: scatola nera, ispezione veicolo, meccanismi elettronici per tasso alcolemico, rinuncia alla cedibilità del diritto al risarcimento dei danni, risarcimento in forma specifica … che mantengono la discussione lontano dalle loro responsabilità gestionali, e preservano lo “Status Quo RcAuto “ evitando che si faccia chiarezza e pulizia. Gli italiani veicolo muniti dovrebbero mandare alla Sottosegretario Simona Vicari una lettera con una richiesta di pubbliche scuse, in quanto questo disegno di legge è fatto come se si avesse a che fare con una platea di potenziali frodatori ... non c’è distinzione per i virtuosi. Ma in che paese viviamo?
Possibile che non si capisca o non si voglia capire che la base di partenza, e poi dopo tutte le altre soluzioni per ridurre le tariffe, è la certezza che la tariffa offerta per un determinato soggetto da assicurare è: “che ciascuna compagnia deve fornire con assoluta trasparenza all’assicurato con un determinato profilo di rischio a parità di condizioni soggettive e oggettive, in qualsiasi posto della sua rete distributiva e dal preventivatore Ivass lo stesso premio per cui viene richiesto il preventivo”. Bisogna eliminare la possibilità che l’assicuratore, a suo piacimento, applichi sconti solo per sua assoluta discrezione. Libertà tariffaria va bene, ma no libertà di manipolare a proprio piacimento il premio finale da pagare. Favorire una più facile comparazione delle tariffe. In pratica è uno strumento a disposizione dei consumatori per scegliere la soluzione più conveniente anche cambiando impresa di assicurazione, cosa che per ora in Italia la compie annualmente solo il 6% degli assicurati. Le medie europee sono ben più elevate. Nel Regno Unito, ad esempio, il turn over è superiore al 33%: il 35% degli automobilisti cambia compagnia.
La tariffa base prevista dalla Legge 17 dicembre 2012 n. 221 nonostante tavoli di lavoro non è stata mai resa operativa. Perché ovviamente le compagnie non depositano tutti i parametri di riferimento base per la formulazione della tariffa,al fine di tenersi le mani libere dell’applicazione dello sconto. L’Ivass, dovrebbe spiegare perché quando vengono depositate le tariffe da parte delle singole compagnie,queste vengono sempre disattese dagli sconti che gli assicuratori praticano ad nutum,o per ragioni commerciali ,o legate al cross selling ,cioè vendere altri prodotti attraverso lo strumento della RcAuto, praticamente buona parte della rete commerciale viene pagata dall’intermediazione derivante dalla RcAuto. Ma vuoi vedere che depositano tariffe cosi alte perché magari devono bilanciare le riserve? Le riserve: altro mistero!
Poi l’indennizzo diretto, utile solo a mischiare le carte nei bilanci delle Assicurazioni in modo che i conti tornino sempre. Da quando è stato introdotto le tariffe sono sempre e solo aumentate a dismisura. Ci vuole trasparenza non solo sul premio RcAuto ma sull’intero settore RcAuto Anche se non più Isvap, l Ivass non è ancora vigile come dovrebbe,un esempio: perché certe compagnie non distribuiscono il prodotto Rc auto al Sud? Il disegno di legge sulla concorrenza anche su questo è assente. Forse certe compagnie sono autorizzate a operare solo su certe aree e non su tutto il territorio nazionale? L’Ivass cosa prevede a tal domanda? Ma è mai possibile che il mercato in Italia è fatto da tre grandi gruppi che incredibilmente si contendono i clienti senza mai abbassare le tariffe? Mentre le altre poche compagnie intimidite non riescono a contrastare questo predominio,ma seguono le stesse modalità di commercializzare la RcAuto e l’Ivass? II settore della Rc Auto in Italia è un mercato con debole tensione competitiva, in cui le inefficienze vengono trasferite sui premi, con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere. E infatti, laddove in Francia una quarantina di compagnie si contendono i clienti, in Italia i primi tre gruppi - Unipol/Fonsai, Allianz e Generali - si dividono oltre i 2/3.
Antitrust e Ivass sono impegnate in altro ?
L’Antitrust si era mossa bene dieci anni fa sotto Tesauro e, nella prima parte della gestione, Catricalà. Poi è successo che le aziende hanno spostato i loro lobbisti dai ministeri ai controllori: quindi, l’azione di questi organismi si è affievolita. Prima Tesauro multava le Compagnie per 700 miliardi di lire per scambio dati.
L’inizio e la credibilità che si vada nella direzione giusta è una vera concorrenza fra Compagnie, tramite una legge antitrust che riduca il livello di concentrazione del mercato Rc auto italiano e consenta l’entrata di operatori più competitivi…e non trattare tutti come dei potenziali frodatori,ma prevedere una tariffa premio per i virtuosi.