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Fenomenologia ed identità del culto della Madonna dell’Arco

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Vac 'e Press

madonna

Le feste popolari rappresentano un ampia manifestazione di riti, credenze e folklore ampie ed eterogenee. Come ben hanno illustrato gli studi tradizionali, antropologico-culturali, dei vari Ernesto De Martino e Roberto De Simone, gli strati più antichi del cattolicesimo popolare meridionale fusi, sincreticamente, agli arcaici culti agrari ed alle nuove tradizioni mariane, emersi nei ceti più popolari, attraverso il simbolismo delle feste cerimoniali, garantivano un minimo di sicurezza contro la miseria e la precarietà esistenziale.

Tra queste liturgie cerimoniali, abbiamo scelto di indagare quella della Madonna dell’Arco, attraverso le voci dei protagonisti e dei critici, che negli anni si mescolano e ne studiano gli algoritmi sociali.
Questa settimana abbiamo incontrato uno studioso di tale fenomenologia, il professor Giuseppe Gaeta, antropologo e direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, il quale ci ha fornito un preciso quadro epistemico e fornito opportune delucidazioni, su quello che precisa, subito, essere un fatto sociale totale, in grado, cioè, di influenzare e determinare un’insieme di azioni di natura analoga, capaci di coinvolgere gran parte delle dinamiche di una determinata comunità.
L’elemento simbolico rappresenta, ci spiega, il core della comprensione di tale manifestazione, evidenziando, come l’antropologo Mazzacane, nel viaggio di andata e ritorno, del pellegrinaggio, realizzate da comunità totali, sia una dimensione sociale fatta di aggregazione e di ricerca d’identità, ma anche e soprattutto di significati simbolici e trascendentali. Questo, inoltre, aggiunge, si declina in un confronto tra centro e periferia cittadina, nella preparazione delle paranze e dei toselli, tra gruppi gerarchizzati e super selezionati che, in un anno circa di preparazione, attraverso l’eruptus ritualistico, rinvigoriscono il rapporto simbiotico con la Madonna, attraverso il contatto visuale, tattile ed emotivo, interazione che sperano porti loro la Grazia.
È semplice qui cogliere una serie di commistione tra elementi cattolici e laici, continua il direttore dell’Accademia delle Belle Arti, dalle musiche cerimoniali (ad esempio Il Piave) alle coreografie, molto simili al fenomeno del tarantismo. In merito alla trance dei fujenti, che spesso si manifestata, durante le visite al santuario di Sant’Anastasia, mutua l'idea di Lapassade, secondo cui ciò rappresenti un linguaggio simbolico, un’impalcatura culturale per dare al proprio disagio un nome e una drammatizzazione terapeutica.
Vi è anche il momento economico della festa, rappresentato dalla questua, dalle offerte, dove troviamo diverse scuole di azione-pensiero: alcune associazioni richiedono un tributo fisso, altre chiedono un’offerta libera. Questi soldi, come abbiamo avuto modo di sapere la scorsa settimana, attraverso l’incontro con l’Associazione Madre, sono impiegati, dai fujenti, per le spese che durante l’anno vanno ad affrontare per le cerimonie cui partecipano.
In una dialettica epistemologica, il professor Gaeta afferma che, la festa diviene, quindi, veicolo d’identità favorendo il ricompattamento sociale, secondo logiche non tanto Kylaniane, riferite a manifestazioni glocal, quanto piuttosto a logiche della complessità dove elementi della tradizione ne inglobano nuovi, credenze, strutture, media, che favoriscono una declinazione popolare, spontanea, per cui contemporanea.
Come Ernesto De Martino, conclude, in ultima analisi, proponendoci l’assunto teorico della destorificazione culturale, secondo il quale ogni forma di riscatto religioso consente agli esclusi di stare nella storia pur non essendoci, attraverso queste riti cerimoniali, come espressione risiedente dietro tale fenomenologia.
Un habitus, come direbbe Bourdieu, nel quale si rappresenta la decodifica della riproduzione culturale, in grado di generare comportamenti regolari, che condizionano la vita sociale, ma che rendono forte l’identità culturale di un gruppo e di un popolo, in questo caso unito e fedele all’immagine della Madonna.