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Sirena Parthenope, il mito

Scritto da Lidia Crimaldi Il . Inserito in Vac 'e Press

partenope mito

Quella della fondazione di Napoli, la cosiddetta "Nea Polis" (città nuova), è una storia intrisa di mito e leggenda, che si tuffa nel mare, volta a ricordare le vicende di Ulisse, eroe omerico che durante il proprio viaggio a bordo di una nave, accompagnato dal suo equipaggio, costeggiò il Golfo di Napoli.

Difatti è proprio Omero a raccontare nella sua Odissea di quanto Ulisse fosse cosciente della pericolosità del canto lusinghiero e diafano delle sirene: creature dalla forma ornitomorfa che al tempo popolavano l'isolotto al largo delle coste della penisola sorrentina, dilette a conturbare il passaggio dei naviganti, con le loro soavi voci ed i loro corpi procaci che, sensuali, impreziosivano la naturale bellezza di quegli scogli, lasciando che i fluttui del mare si infrangessero sui loro fianchi, attirando così i viandanti per poi ucciderli ferocemente. Fu così che l’eroe, nel transito, dotò il suo equipaggio di tappi di cera ed ordinò di farsi legare all’albero della nave, costringendo i suoi uomini a non lasciarlo andare neanche qualora avesse implorato. E così una delle sirene, Parthenope, distrutta dal rifiuto dell’eroe, si uccise gettandosi in mare. Il suo corpo venne raccolto dagli antichi abitanti di Napoli sull’isolotto di Megaride, laddove sorge il Castel dell’Ovo. Il momento della fondazione ha le caratteristiche di un vero e proprio rituale: un sacrificio, una morte, un’alterità che crea un taglio netto col passato in favore di una città. Da qui Nea-Polis, “città nuova”. Ancora oggi Capri è la terra delle sirene, in quanto isola al largo delle coste di Sorrento (“sireneto”). Con occhio devoto ed amante della storia, si può percepirne la particolare forma come corpo di donna, con il capo corrispondente al monte Tiberio ed i fianchi in prossimità del monte Solaro. Il paesaggio stesso del Golfo di Napoli raffigura la sirene adagiata dalla testa ai piedi, da Capodimonte sino a Capo Posillipo.