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Il Diavolo e Palazzo Penne

Scritto da Lidia Crimaldi Il . Inserito in Vac 'e Press

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La città di Napoli offre al suo turista, oltre che uno spettacolare scenario naturale fatto di montagne che assurgono direttamente dal mare e di case che a picco si riversano su di esso, una singolare storia che affonda le radici nel folklore più singolare, denso di leggende o, per meglio dire, "'nu cuntariello".

Passeggiando per le vie di Napoli si ha la percezione che ogni cosa, ogni casa, ogni palazzo trattenga al suo interno "chillu fatterello" che spiega al turista la sua ragion d'essere. Proteggiamo la nostra storia, la nostra cultura, la nostra tradizione, la nostra lingua. Perché la bella Napoli è ricca di racconti tramandati per via orale in lingua originale, ma scritti quasi esclusivamente in Italiano, fattore che fa loro perdere fascino, significati e carica emotiva, che compromettono la Purezza del Napoletano, il quale farà uso di tanti prestiti linguistici. Per questo il cittadino napoletano si rivolgerà al proprio ospite col suo intenso accento, fiero di parlare senza alterare quello storico dialetto che lo rende degno figlio della sua patria. E si sentirà padrone quando per ogni palazzo narrerà "chillu cuntariello". Ad esempio "'o Diavulo 'e Palazzo Penne": un antico edificio di Napoli prossimo a Mezzocannone, la cui leggenda parte dal momento in cui fu edificato dispiegandone il motivo del battesimo.
- Quando Antonio Penne giunse in città nel 1406 si innamorò di una giovane bellissima, della quale si è perso il nome, che aveva tanti pretendenti e disse all'uomo che l'avrebbe sposato soltanto se le avesse costruito un palazzo come pegno d'amore in una sola notte. Antonio pensò dunque al modo attraverso cui riuscirci, e decise di chiedere aiuto al Diavolo che in cambio volle l'anima. Nel contratto che firmò con il sangue, tuttavia, riuscì ad inserire una clausola da rivelare solo ad edificio ultimato; terminato il palazzo, il Diavolo, secondo quella clausola, doveva contare tutti i chicchi di un sacco di grano. Al termine della conta il numero non era esatto, perché Penne cosparse della pece sui chicchi, che si attaccarono sotto le unghie del Diavolo. Costui ingannato si infuriò, ma Antonio Penne si fece il segno della croce e si aprì un buco nel mezzo del cortile, un pozzo che lo fece ritornare all'Inferno e che ancora oggi si trova lì.