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Edifici abbandonati: Simboli di impotenza e di rassegnazione

Scritto da Mario Bianchi Il . Inserito in Succede a Napoli

asilo-filangieri

Nel territorio della seconda Municipalità vi è una significativa presenza di spazi abbandonati e inutilizzati. Grandi contenitori che nel passato hanno avuto una funzione e che oggi, avendola persa, sono lì a dimostrare l’incapacità pubblica a modificare la loro destinazione d’uso. Insomma veri e propri simboli dell’impotenza e della rassegnazione.

Alcuni esempi:
Il monastero della Concezione o di Sant'Eframo Nuovo una struttura monumentale, che si erge in salita San Raffaele, a Materdei, del valore stimato di quasi 30 milioni di euro; l’ex convento delle Teresiane a Salita San Raffaele di sei mila metri quadri; l’ex asilo Filangieri; l’ex convento delle Pentite a Via Montecassino, l’ex oratorio di Santa Maria della Fede, il Chiostro santa Maria di Caravaggio a piazza Dante, la Stazione Bayard a Corso Garibaldi.
Pochi giorni fa, il 2 Marzo, è stato occupato dal collettivo “Je So’ Pazz”, costituitosi per l’occasione, il Monastero della Concezione e subito si è riaperto il dibattito sulla opportunità di sgomberare gli occupanti, dunque non solo questi ultimi ma anche quelli dell’ex convento delle teresiane o dell’ex asilo del Filangieri, occupati da tempo e che invece hanno ottenuto o stanno ottenendo una forma di riconoscimento/convenzione.
Un dibattito tutto intriso di ideologia, da una parte e dall’altra. Basta leggere i documenti e i proclami degli occupanti, a cui va riconosciuto il merito di aver saputo organizzare e rilanciare quei luoghi, per capire che sono impastati di “bene comunismo”, quella sorta di nuova ideologia tutta tesa alla difesa del “pubblico è bello”. Non da meno i critici dell’occupazione che, richiamandosi a uno sterile legalismo a difesa della proprietà, in questo caso pubblica, si mostrano afasici nelle proposte concrete. Quale incredibile confusione. I difensori della “proprietà pubblica” e delle occupazioni, che gestiscono “privatisticamente” quei beni, non ne rivendicano la proprietà ma l’esclusiva della gestione, tracciando così fra le due cose un confine debole che sembra non riescano a vedere. I difensori della proprietà, che solitamente sono amministratori pubblici, nel limitarsi a condannare le occupazioni non fanno che mostrare tutta la loro impotenza, e si mostrano incapaci a stimolare le istituzioni o i privati a investire e ad impegnare fondi per il loro rilancio.
Su questi temi la seconda Municipalità sta cercando di smuovere le acque, sebbene non sia lei deputata alla gestione e al controllo di questi spazi. Il 24 febbraio di quest’anno abbiamo richiesto la costituzione e il riconoscimento di una struttura tecnico amministrativa decentrata, che abbia il compito di sviluppare proposte per l’utilizzo delle risorse che si renderanno disponibili nel prossimo programma operativo del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), destinati al grande progetto Napoli Unesco per il periodo 2015 – 2020, indicando proprio quei edifici come destinatari delle risorse che saranno rese disponibili dal fondo europeo.
Il gruppo del PD inoltre ha chiesto, sostenuto da tutti i gruppi di maggioranza, al Presidente di convocare una seduta del Consiglio Municipale che a partire da quelle realtà occupate si confronti con gli occupanti e con la cittadinanza per elaborare un piano partecipato di rivalutazione dei luoghi e degli altri spazi abbandonati e che non si fermi alla contrapposizione tra comitati di occupanti, amministratori pubblici e investitori privati. Il compito di una politica riformista non è quello di rinchiudersi nella sterile difesa della proprietà, pubblica o della privata che sia, condannandosi così all’impotenza, ma di stimolare interventi e proposte le più aperte possibili che possano vedere gli interessi legittimi dei privati coniugarsi a quelli pubblici per il rilancio e l’utilizzo aperto di quei luoghi che oggi sono solo contenitori vuoti e fatiscenti.