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Il 730 precompilato è un boomerang

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in Il Palazzo

730

L’annunciata rivoluzione fiscale di Matteo Renzi rischia di diventare un boomerang. Circolano e-mail: firmateci una delega, consegnateci una fotocopia del vostro documento di identità e provvederemo a chiedere per voi il “pin” di accesso al sito dell’agenzia delle entrate per il 730 precompilato.

Questa semplice richiesta, per i non addetti ai lavori, è insignificante e priva di dietrologie. In realtà, per quanto la procedura sia perfettamente legale e prevista dalle norme, nasconde una fregatura. Pin e password servono, anzi servirebbero ai contribuenti per il “fai da te”: con quei codici si accede alla piattaforma on line del fisco e si provvede a verificare se i dati presenti sono già completi o se bisogna modificare, integrare, aggiungere togliere e poi inviare il tutto in modo definitivo per l’addebito o accredito sul cedolino paga (o della pensione). Chi si rivolge a un intermediario, invece, sta chiedendo di essere assistito nella compilazione della dichiarazione dei redditi. Ma i centri di assistenza fiscale e i professionisti preferiscono evitare il rischio delle sanzioni, che da quest’anno sono notificate direttamente agli intermediari. Che significa? Molto semplice. Se il 730 “contiene” errori, il fisco invia la “multa” al Caf o al commercialista. Cosa possono fare, allora, professionisti e centri di assistenza fiscale per evitare di accollarsi le sanzioni (e gli interessi)? Chiedono al contribuente di ottenere le credenziali per poter accedere al 730 precompilato. Se non appongono il “visto di conformità” (vale a dire: una garanzia che la compilazione è avvenuta a cura dell’intermediario) al sistema risulterà che il modello è stato redatto dal contribuente. Molti commercialisti (tra cui il sottoscritto) hanno già comunicato a clienti, amici, parenti, che da quest’anno non si occuperanno più dei modelli 730. Spesso lo si fa gratis nell’ambito di una consulenza più ampia e con la questione delle sanzioni il gioco non vale più la candela. Il risultato sarà straordinario per tutti tranne che per dipendenti e pensionati: il governo si vanterà del risultato raggiunto, ovvero di milioni di cittadini che hanno sfruttato l’opportunità del 730 precompilato, risparmiando addirittura il compenso ai Caf previsto per ogni 730 compilato. Sì, perché come un hacker onesto (perdonate l’ossimoro) l’intermediario potrebbe essersi intrufolato nei vostri file redigendo la dichiarazione dei redditi a vostro nome. Tutto legale, tutto consentito, tutto previsto, si ripete. La beffa è duplice: il compenso per la compilazione è notevolmente aumentato (anche per i costi delle polizze assicurative collegate al “visto di conformità”); voi figurerete come i contribuenti modello che hanno provveduto in autonomia a redigere il 730 e la sanzione per eventuali errori… arriverà direttamente all’interessato, non all’intermediario. Insomma, un’operazione mediatica fantastica che conviene a tutti tranne che ai contribuenti. A parere di chi scrive, non ci sono nemmeno i presupposti per un’azione legale a propria tutela. E’ come consegnare bancomat e pin a qualcuno che poi preleva i tuoi soldi. O le credenziali del tuo indirizzo email. Praticamente stai autorizzando tu qualcun altro ad “operare” a nome tuo. Se fornisci pin e password ad un terzo per il tuo 730, inconsapevolmente gli stai consegnando una delega a entrare nel sito del fisco col tuo nome. E bene quindi sapere che le strade per la compilazione del 730 sono, essenzialmente due, se il datore di lavoro non ti concede questa possibilità con suoi mezzi: o il “fai da te” col il modulo precompilato, attraverso i canali informatici dell’agenzia delle entrate, oppure chiedendo a un intermediario autorizzato di occuparsene. Eppure pin e password sono personali. Non si dovrebbero consegnare a nessuno. Ma come Alice nel paese delle meraviglie, Matteo Renzi tutto questo non lo sa.