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"Metterci la faccia"?

Scritto da Bruno Discepolo Il . Inserito in Il Palazzo

Bagnoli

Perché tarda ad arrivare la nomina, da parte del Governo, a Commissario straordinario per Bagnoli (e con essa quella, per la verità molto più rilevante per i poteri assegnati, di “soggetto attuatore”)? Limitandomi ad osservare i fatti, e commentarli per quello che raccontano, direi, per la semplice ragione che il Presidente del Consiglio, conoscitore approssimativo della complessità e dei risvolti legati alla vicenda dell’area occidentale di Napoli, ha ritenuto di poter annunciare una sua discesa in campo, presumibilmente risolutiva di ogni precedente lentezza e incapacità dei soggetti a vario titolo coinvolti, anche per mezzo di strumenti e procedure straordinarie.

Che poi, in Italia, l’esperienza dei commissariamenti, lungi dal dimostrare un’efficienza ed un bilancio di risultati raggiunti, addirittura si sia dimostrata peggiorativa per i problemi che avrebbe dovuto risolvere, non deve avere minimamente influenzato le certezze del premier Matteo Renzi.
Così, il suo disinteressato “metterci la faccia”, aveva provocato non poche speranze e fiducia che questa – nonostante i non pochi dubbi sulla legittimità delle procedure individuate – potesse essere la volta buona per rimettere finalmente sulla pista decisiva la partita di Bagnoli.
Poi, purtroppo, la realtà si è incaricata di dimostrare come le cose stessero diversamente: i rilievi, e le conseguenti minacce di ricorsi giudiziari, da parte del Sindaco sull’eventuale espropriazione dei poteri comunali, le ingenuità, o forse anche la demagogia, sull’incarico gratuito per il Commissario; i rifiuti ricevuti da più parti su questa nomina. Sino ad arrivare all’ultimo, ed incommentabile, capitolo dell’incarico, prima attribuito sulla stampa, quindi – sempre sui giornali – accettato da Cantone, infine rifiutato per evidenti ragioni di incompatibilità del ruolo.
È ormai evidente l’impasse determinatosi sul punto, ed anche alcune uscite, come la più recente, del governatore Caldoro che, improvvisamente, riscopre come unica soluzione al problema la nomina di De Magistris a Commissario, rischiano, più che di dare dimostrazione di realismo politico, di tramutare un dramma in farsa.
Poi, se invece dal piano più fattuale, di commento agli ultimi avvenimenti, si prova a riflettere con una maggiore distanza sull’intera materia della dismissione e rigenerazione di Coroglio-Bagnoli, allora l’unica considerazione possibile è relativa al fallimento di un’intera classe politica e dirigente. Se può consolare, dopo lo Sblocca-Italia e il Blocca-Bagnoli, non solo cittadina ma italiana.