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E se cancellassimo i simboli del fascismo da Napoli?

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in A gamba tesa

architettura fascista napoli

È di pochi giorni fa una dichiarazione che è destina a far discutere: la presidentessa della Camera Laura Boldrini ha dichiarato, in ossequio a un'affermazione fatta da un cittadino, che “è arrivato il momento di togliere dall’obelisco del Foro Italico la scritta Mussolini Dux”.

La Boldrini è oramai da un po' di tempo nell'occhio del ciclone a causa delle sue dichiarazioni, che non trovano rispondenza nemmeno all'interno del suo partito: mentre in occasione della proposta di legge sulla scuola, la presidentessa si era espressa contro l'esecutivo e la prassi dell'utilizzo dei decreti legge, potendo in parte essere giustificata dato il ruolo che riveste; questa dell'obelisco di Mussolini risulta davvero ingiustificabile.
Qui non si tratta di scelte politiche, qui si tratta di ricordare la storia, anche quella che non piace, anche quella che ha provocato dolore. Voler cancellare il Fascismo vuol dire cancellare vent'anni di storia del nostro Paese. I simboli del fascismo ci ricordano: l'esistenza della dittatura che ha assoggettato i nostri padri e i nostri nonni; il fatto che il fascismo sia stato sradicato; e ci portano ad amare la democrazia, oramai oclocratica, in cui viviamo. È sempre difficile mettere tutti d'accordo su un tema come questo, sul quale l'unico atteggiamento concludente è quello agnocistico.
Come apparirebbe Napoli se si cercasse di dimenticare ed eliminare ciò che il Fascismo per vent'anni ha fatto? Il percorso urbanistico del ventennio Fascista a Napoli è lungo e tortuoso.
Non si è mai parlato di una vera e propria Architettura Fascista, perché non fu mai imposto uno stile, ma opere del Fascismo che spaziano dalle città di fondazione, alle bonifiche, alle infrastrutture, con la creazione delle grandi industrie e porti, vie di comunicazione marittime a valorizzazione dei monumenti dell’antichità e dell’archeologia, grandi infrastrutture, insomma il tutto per favorire lo sviluppo della città, che mai prima di allora aveva visto interventi così forti ed innovativi in grado di modificarne l'assetto.
Da Via Caracciolo a Via Manzoni, da Via Aniello Falcone a Via Posillipo, dalla zona ospedaliera, col grande intervento del Cardarelli, al Rione Carità è questa la Napoli che il Fascismo stravolge. Una città che ha visto un'espansione e una riedificazione degna di nota.
Qui non si tratta di essere fascisti o filo- fascisti; di destra o di sinistra: qui si tratta di ricordare ciò che è stato, per vivere ciò che è in maniera consapevole, evitando di rifare ciò che vogliamo dimenticare ricordando.