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Alla ricerca della Salute (in Campania)

Il . Inserito in Vac 'e Press

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Ritardi, lunghi tempi d’attesa, esenzioni che ci dovrebbero essere ma che non vengono applicate: sono troppi i problemi che affliggono il sistema sanitario campano.
La Regione registra uno scostamento non accettabile per le liste d’attesa, l’implementazione di percorsi diagnostico-terapeutici territoriali, l’accreditamento istituzionale, il ritardo nelle terapie del dolore, nel rischio clinico e nella sicurezza del paziente, nella rete dell’emergenza-urgenza.

Lo scostamento si registra anche nella numerosità dei parti cesari che denunziano una cultura della nascita e dell’accoglienza della vita che sconta ritardi e terapie inappropriate. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rilanciare la sanità pubblica campana, invece il processo iniziato dalla giunta Caldoro sembra essere indirizzato verso una privatizzazione de facto che non lascia scampo ai piccoli presidi ospedalieri regionali, sempre più vicini alla chiusura piuttosto che al loro ammodernamento. Quattro anni fa la situazione economica era più che mai disastrata e anche se l’indebitamento è stato ridimensionato i problemi restano, e per quanto riguarda l’efficienza e l’efficacia i problemi sono aumentati.


La sanità non è solo contabilità, ma è il risultato di una politica che sappia organizzare i servizi in modo da rispondere in maniera efficace alla domanda di assistenziale dei cittadini garantendo il diritto costituzionale alla salute.
I Sistemi Sanitari devono far fronte ad una domanda crescente di forme assistenziali innovative e ad elevato contenuto tecnologico, generando un’esigenza di equilibrio tra l’incremento della tecnologia e i bisogni assistenziali dei pazienti. Inoltre, il loro sviluppo è fortemente correlato con la capacità di governare l’ingresso delle nuove tecnologie, una tendenza che è l’espressione dell’introduzione dell’Information and Communication Technology (ICT) nel campo sanitario. Così, mentre in passato le politiche sanitarie erano, in prima istanza, concentrate sulla valutazione degli standard organizzativi e, solo in seconda istanza, sull’appropriatezza delle procedure diagnostiche e terapeutiche e sui risultati finali degli interventi, oggi diviene sempre più importante orientare le stesse politiche verso esigenze assistenziali più complesse e focalizzate all’efficacia degli interventi, oltre alla diffusione di prime esperienze attuate attraverso metodi e procedure dell’H.T.A. L’health technology assessment riveste un’importanza decisiva nel quadro delle riforme che da tempo auspichiamo per dare al nostro sistema sanitario efficienza e qualità. L’ H.T.A. è la valutazione sistematica di procedure e tecnologie impiegate nell’assistenza sanitaria alla popolazione, messa in atto raccogliendo e valutando le conoscenze e i dati della ricerca in materia, riassumendoli in un apposito rapporto, traendo le relative conclusioni e fornendo tutti i suggerimenti operativi necessari per il sistema sanitario. Le scelte compiute nella sanità e nella politica sanitaria vanno adottate in base a dati scientifici e certi, e devono essere basate sulle prove desunte dalla ricerca clinica sperimentale rigorosamente condotta (evidence-based). L’H.T.A., quindi, aiuta a prevenire l’erogazione di prestazioni inefficaci, inappropriate o superflue nell’ambito del sistema sanitario, contenendo così la spesa che comporterebbero, e migliorando la qualità complessiva dell’assistenza medica. Con la legge Balduzzi si prevede l’assegnazione obbligatoria dei medici convenzionati (Medici di medicina generale, Specialisti ambulatoriali e Pediatri di libera scelta) a forme organizzative monoprofessionali (AFT: Aggregazioni funzionali territoriali) che condividono, in forma strutturata, obiettivi e percorsi assistenziali, strumenti di valutazione della qualità assistenziale, linee guida, audit e strumenti analoghi. Inoltre, dovranno altresì svilupparsi forme organizzative multiprofessionali (Unità complesse di cure primarie) che erogheranno prestazioni assistenziali H24 tramite il coordinamento e l'integrazione dei professionisti delle cure primarie e del sociale. In Campania questa legge è rimasta del tutto inattuata,è opportuno, pertanto incidere sulla riorganizzazione secondo le linee guida indicate nella legge-quadro. Questo consentirebbe di adeguare l’offerta di servizi alle reali esigenze territoriali; il servizio medico integrato consentirà di evitare ricoveri inappropriati, risparmiare tempo e denaro per i cittadini ed anche per il servizio pubblico: i centri coordinati con i diversi ospedali della zona potranno infatti assistere i cittadini nella prima diagnostica, nonché fornire assistenza continua ed h24. L’importanza dell’accorpamento è notevole, investe infatti tutti i soggetti, dal paziente al medico, dallo specializzando al bilancio regionale: la creazione di queste strutture, dislocate sul territorio consentirebbe infatti di migliorare i servizi ai cittadini, che dovranno rivolgersi ad un’unica struttura ove potranno sempre trovare assistenza; ai medici, che potranno esercitare la professione in maniera associata; al sistema sanitario, che attraverso queste strutture potrà in maniera più penetrante puntare sulla medicina d’iniziativa e sulla prevenzione, assicurando assistenza programmata ai pazienti cronici. Altro beneficio della attuazione dei centri AFT è senz’altro la possibilità di avviare al loro interno percorsi di formazione per i neo-laureati in medicina generale, nonché l’introduzione di meccanismi di merito attraverso cui quest’ultimi potranno progressivamente essere assorbiti dalle strutture pubbliche.