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Il palcoscenico del talento

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Teatro

Talento

La tradizione Napoletana, come un vento esplosivo, soffia forte e cerca di trovare il suo spazio ovunque. È suggestivo pensare come a pochi passi dall’Albergo dei Poveri, alzando leggermente il capo, l’arte, la canzone e la musica rappresentino una scia sonora, in luogo quasi magico, paesaggistico e surreale, che ti fa pensare a realtà bucoliche, lontane dai clacson della città.

In un luogo che potrebbe esser soggetto di un quadro di Rembrant, venerdì 22 maggio un gruppo di giovani e meno giovani artisti hanno dato vita uno spettacolo, sul genere della rivista, di chiara ambientazione classica, che però non ha disdegnato momenti di evoluzione musicale moderna italiana e straniera, al Teatro il Palcoscenico, sito in via Gaetano Argento.

Lo spettacolo E’ Maggio …. e canta Aprile è la sinergia di una parte della Compagnia “I Fiori di Maggio”, molto attiva nei quartieri San Carlo all’Arena e S.Lorenzo-Vicaria fino al 2008, e Maria Aprile, cantautrice molto apprezzata nell’ area nord della provincia di Napoli. Un connubio artistico che ha visto un’osmosi culturale raffinata tra le melodie soffici e vellutate di Maria, che trovano ispirazione nella narrazione poetica di eleganti scrittrici contemporanee, come Carmen Percontra, e nell’istintività artistica di Maurizio Maggio. Tra presentazioni di nuovi lavori discografici e produzioni video, realizzate da Davide Guida, Aprile emoziona con la sua voce educata e pacata, rappresentando con il suo stile semplice, ma comunque ricercato, un’armonia musicale che avvolge gli spettatori cullandoli tra le note. Molto particolare il suo duetto con il cantante chitarrista Aldo Pandolfi, con un revival di canzoni italiane degli anni 50-70 e familiare, invece, quello con la figlia Chiara Di Nardo.
Sara Scarparo e Gino Tramontano, ex scugnizzi dei “Fiori di Maggio”, rappresentano con il loro lessico musicale la passione sussurrata, non urlata, con interpretazioni amorevoli e intense. Sara emoziona tutti , specialmente, con un brano di Alisa, che mette in risalto la sua voce educata e dolce, unitamente ad un’interpretazione sublime. Gino, grande autore musicale, tra l’altro, dipinge l’atmosfera di un dissidio matrimoniale, con “La Vestaglia”, con un verismo interpretativo sui generis. Roberta D’Ambra, alla sua prima, notevolmente emozionata, riesce a trasferire brividi e sentimenti vividi alla platea, grazie ad una voce grintosa ed a tratti black. Susy Basile e Gennaro Basile, accompagnati al piano dal maestro Ciro Masi, riportano quelle interpretazioni perdute di una Napoli che qualcuno dipinge come evanescente. Il teatro di Salemme, interpretato da Riccardo Tramontano e Adriano Varonesi, ha accompagnato il pubblico in un’atmosfera ilare, con un ottime interpretazioni e giusti adattamenti di un flash de “L’amico del cuore”.
Le coreografie delle piccole ballerine di Serendipity, di Imma Fummo, coreografa storica dei “Fiori di Maggio”, e Alessandra Fummo, hanno apportato alla kermesse quel tocco di modernità e leggiadria che solo giovani campionesse regionali sanno produrre. Misto di tecnica, energia e disciplina le giovani “etoiles” hanno danzato su balli presentati alle, recenti, gare regionali e coreografato il medley di Maurizio Maggio, accompagnato dal vivo dal maestro Ciro Masi, dedicato a Massimo Ranieri, con grande disinvoltura e professionalità, ballando per la prima volta, ad uno spettacolo, con la propria insegnante, Imma.
Nota speciale va all’eclettica, sbirizzina e solare Lucy Greco, nativa della Basilicata, che balla, presenta e canta con Maurizio Maggio, interagendo con il cantattore in maniera disinvolta, passando, disinvoltamente da spalla a protagonista, senza colpo ferire, interpretando scenicamente, con grande intensità la Vestaglia con Gino Tramontano e duettando con Maggio in “Che t’aggià dì”.
Un plauso a Paolo d’Aquino, responsabile e proprietario della struttura, Il Palcoscenico, che sempre con il sorriso sulle labbra, si mette a disposizione di artisti e pubblico per far si che l’arte, in questo quartiere, non sia un corollario o una scelta alla mondanità, ma la quotidianità.
Le luci si spengono, lo spettacolo è finito questa sera, ma le luci del Carlo III ricordano a tutti gli artisti che Napoli deve ripartire dalla cultura che si respira tra i vicoli e le strade della nostra città.