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L'angolo del libro: "Controcorrente" di Massimo D'Alema

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Letteratura

Controncorrente

“Professore, si avanzi, la sua presenza consente a Berlusconi di nascondersi dietro di lei, nella posizione di oppositore, e di non rispondere dei disastri di nove anni di governo. E così noi lo colpiamo con maggiore difficoltà”. Con queste parole D’Alema ha concluso il suo discorso lunedì al Teatro Nuovo, dando ancora una volta una dimostrazione della capacità di cogliere il nocciolo della situazione presente. E’ stato un ragionare tra la presentazione del suo ultimo libro (Controcorrente, Laterza 2013) e la manifestazione elettorale. In ogni caso l’intento è risultato esplicito: togliersi di dosso l’etichetta del malefico manovriero per ambizione personale. Fama nera che ha permesso a Renzi di farlo diventare i principale bersaglio della sua campagna di rottamazione.

E’ così che, innanzitutto nel libro, ripercorre i momenti cruciali della recente storia italiana, con riferimenti puntuali ai momenti di svolta, dalla Bolognina, alla Bicamerale, alla caduta del governo Prodi, all’ azione di governo della sua presidenza del consiglio, alla nascita del PD. Dà la sua versione, con particolari spesso inediti. Non sta a me e non è questo il luogo per una ricostruzione diversa di quegli stessi avvenimenti. Quel che mi vien da dire subito è che a questi passaggi cruciali della storia della sinistra italiana viene tolto il dramma di contrasti duri e forti tra strategie diverse e difficilmente componibili. E’ troppo facile, ad esempio, ridurre lo scontro con Veltroni a un semplicistico contrasto tra “nuovismo” inconcludente e spessore di una cultura politica solida col senso della storia, e ovviamente della storia italiana innanzitutto. Ed è questo, a mio parere il punto critico del dalemismo, in tutte le sue molteplici versioni..

Per D’Alema, il PD ricava la sua ragion d’essere nell’avere le sue radici nella storia democratica del PCI, della sinistra Dc e dello stesso partito socialista. Altrimenti si farebbe tabula rasa di cin quant’anni di storia democratica del nostro paese. Lapidaria è la sua opinione: ”Se non c’è questo elemento di continuità, non ha senso il Partito Democratico”.
Sta qui, a mio parere, tutto il fascino e tutto il limite dell’impostazione dalemiana: il suo essere malata di storicismo, il vizio capitale del togliattismo, della più autentica cultura del comunismo italiano, originale nel panorama internazionale, ma anche limitato dall’essere nel recinto identitario di un’appartenenza alla quale non si può e non si vuole rinunciare. Una fede, prima ancora che una ragione. E ogni innovazione si presenta come una perdita. Con la testa rivolta al passato, che nel massimo delirio innovativo, deve “fondare” il futuro.

Infine, il punto dolente e ricorrente di tutto lo scontro politico a sinistra degli ultimi vent’anni: l’interpretazione delle ragioni della nascita del Pd, ovvero la sua vocazione maggioritaria .Quello che ancora D’Alema si ostina a chiamare il rapporto con i moderati (e purtroppo anche Bersani, con tutte le difficoltà che stiamo avendo in campagna elettorale). Dice D’Alema: “Il PD ha cercato di dare una risposta [al rapporto con i moderati] costituendo un partito che potesse avere in sé le diverse anime del centro e della sinistra… una identità nuova che facesse cadere quel trattino sulla cui presenza tanto ci siamo divisi nel passato. Ma [l’operazione] non è riuscita a chiudere in sé l’esigenza di ricomporre il rapporto fra progressisti e moderati". Se davvero le cose dovessero stare così sarebbe la pietra tombale sul PD.
Meno male che la previsione probabile (ma non sicura) dell’esito elettorale ci porta a pensare ad un’agenda Bersani che governa il Paese.

E come la possiamo pensare se non come un superamento “nuovista” delle impraticabili sconnesse strade del moderatismo e del sinistrese?

 

 

Massimo D'Alema

Controcorrente

Edizioni Laterza, 177 pagine, 12 Euro

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