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Regole per le primarie, cultura politica e leadership

Scritto da Riccardo Barone e Angela Pascale Il .

voto

Abbiamo vinto le regionali: il PD Napoli passa dai 420 mila voti del 2014 ai 228 mila del 2015, i democrat prendono alle ultime regionali nel collegio coincidente con la città metropolitana il 19,97% dei voti contro il 37, 28% dell’anno scorso, bene così. I detrattori meno esperti di politica, e quelli che hanno voglia di critiche spicciole e demolitrici, hanno subito evidenziato l'enorme perdita di voti del partito, dimentichi o ignari di quanto siano differenti le due elezioni e le composizioni delle coalizioni.

La verità è ben più complessa e articolata, quello che avrebbe dovuto farci riflettere un anno fa era l'enorme differenza tra il voto per le europee e quello per le amministrazioni comunali, dove la gente, nella cabina elettorale, decideva simultaneamente di far vincere il PD nazionale e far perdere il PD locale. Quest'anno ci sono altre considerazioni da fare, in primis, siamo certi che molti voti siano andati persi con la "Buona Scuola" che non è piaciuta e non piace agli insegnanti storicamente legati a partiti e sindacati di sinistra. In secundis registriamo un abbondante calo del numero degli elettori, uno sconcertante crollo del monte preferenze, segno di un elettorato stanco e forse più critico. E poi c'è un caso, che non possiamo evitare di citare e guardare con interesse, quantomeno come dimostrazione della necessità di cambiare schemi, persone e modi di pensare, parliamo di Ercolano. Prima delle elezioni c'è stato uno strappo netto all'interno del partito, tant'è che il segretario locale del PD, Antonio Liberti, ha deciso di candidarsi sindaco con svariate liste d'appoggio in opposizione a Ciro Buonajuto, candidato scelto dal PD. La storica dirigenza, il tradizionale modo di far politica ha scelto di seguire Liberti. Buonajuto ha dovuto rinnovare liste, e sostenitori ed ha vinto, si ha vinto contro quanto lo aveva preceduto, che ci piaccia o no, è andata così. Nostro compito è studiare e registrare il caso, capirlo, analizzarlo, e adeguare il nostro approccio verso chi desideriamo rappresentare. Va tenuto presente, inoltre, che il primo partito a Napoli città risulta ancora il M5S. Segno che non riusciamo a riconquistare una parte abbondante di voto d'opinione, cuore pulsante della politica, elemento irrinunciabile per chi intende fare, e fare bene.
Sicuramente il governo Renzi sta attaccando molti dei “poteri deboli” e "poteri forti" che bloccano l’Italia ma se i sindaci PD vincono in 3 comuni su 27, anche quest'anno, (più tre democrat che partono in vantaggio ai ballottaggi) forse, più che una riflessione sul fisiologico calo dei consensi che subiscono i partiti di Governo in Europa, serve rilanciare anche al sud la tanto vituperata rottamazione delle idee e dei volti di una generazione che ha perso. E' ora che il Sud riacquisti credibilità politica e possa ambire a posti di leadership nazionale, non già sentendosi una minoranza o una riserva indiana da tutelare, ma mettendo in campo donne e uomini che possano rappresentare Napoli, la Campania e l'Italia. E' chiaro che al momento ci sia ben poco, basta guardare la squadra di ministri e sottosegretari per rendersene conto, ma è ancora più chiaro che, con la vittoria di De Luca, la matta è ancor più nelle nostre mani: lasciare tutto così com'è o darsi una mossa, subito.
Il nostro elettorato in queste elezioni ha percepito che dietro qualche volto nuovo (come la nostra Antonella Ciaramella) si nascondevano vecchie logiche (9 liste d’appoggio da accontentare) e i soliti noti che, dopo essere stati bassoliniani e bersaniani, ora sono deluchiani e renziani malgrado nessuno ricordi una loro proposta politica. Quando il crollo della partecipazione al voto intacca in maniera meno che proporzionale le preferenze rispetto ai voti al Partito significa che il PD dei cacicchi è una realtà, e per evitare di scoprire all’improvviso che il voto d’opinione (maggioritario) si sta spostando verso il mare ed il M5S (Cattaneo per voi: https://stefanoceccanti.wordpress.com/2015/06/03/lanalisi-aggiornata-finale-del-cattaneo-sui-flussi/) è necessario mettere oggi in campo delle proposte per il partito di domani.
Le sfide non ci spaventano, anzi ci entusiasmano, dunque "Che fare?"
Noi alla domanda di Lenin proviamo a rispondere con queste tre proposte:
1) Regole certe per le primarie: il comune di Napoli deve essere ed è per naturale decorrere del tempo il prossimo obiettivo della nostra federazione ed i democrat migliori devo poter concorrere per la candidatura in un quadro di regole certe e primarie pulite, la legge sui partiti non basta è arrivato il momento di dare una copertura di legge a questo straordinario strumento democratico, che il prossimo anno festeggerà 10 anni di vita italiana.
Troppe volte le primarie sono state sui giornali per gli scandali e non per il confronto tra le proposte dei candidati. I nostri elettori devono potersi fidare dello strumento che consegniamo con tanto orgoglio nelle loro mani, non possiamo commettere altri errori.
2) Cultura politica: il voto in fuga non si riconquista con le alleanze ma con la forza delle idee, i sistemi maggioritari scelti in tutti le leggi elettorali italiane ci consentono di chiedere il voto con una sola lista a sostegno di un candidato e siamo convinti che questa scelta avrebbe consentito al PD Napoli e a De Luca di presentarsi con maggiore chiarezza all’elettorato. Moltiplichiamo le idee e riduciamo le liste! Idee, sembra qualcosa di così astratto, eppure non solo nei "salotti in" se ne può parlare, le idee possono arrivare da tante parti, dalle giovani mamme di un quartiere di Napoli che si uniscono tra loro per chiedere alle istituzioni un luogo dove far giocare i propri bimbi fino agli scienziati del Ceinge costretti a fermare le loro ricerche sul genoma dei bambini affetti da patologie gravi a causa dei tagli regionali orizzontali alla sanità. Idee e necessità di un territorio, non già pensieri astratti. Va invertita la rotta, non servono tante liste per rappresentare i territori, ma tanto ascolto e programmazione.
3) Leadership: chiediamo ai trentenni e ai quarantenni del PD Napoli di mettere la loro faccia ed il loro coraggio in campo alle prossime primarie, 20 anni di bassolinismo hanno consentito a buona parte della vecchia classe dirigente del PD di misurarsi con il governo, hanno però tagliato fuori alcune generazioni e troppe energie. E' il momento di cambiare, e non tutti sono disposti a farlo, ma Matteo Renzi ci ha insegnato che il ricambio generazionale “non è un pranzo di gala”…
Cambiamo verso al PD Napoli e facciamolo subito.