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Italicum: chi ha organizzato i collegi?!

Scritto da Riccardo Barone Il . Inserito in A gamba tesa

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Già in passato (Dall'uninominale all'uninominato) avevo espresso le mie perplessità su una legge elettorale, di cui condivido i principi ispiratori (#ciaone alle coalizioni e “il giorno delle elezioni dovremo sapere chi governerà nei cinque anni successivi”), ma di cui non condivido l’organizzazione delle preferenze.

Con questa legge elettorale saranno utili, ai fini dell’elezione, solo le preferenze prese dai candidati del partito vincente, almeno finché la competizione elettorale sarà tra tre partiti.
Per completare la formazione della nuova legge elettorale era stata data delega al Governo di organizzare la ripartizione dei collegi elettorali, ed il governo ha adempiuto al suo dovere il 7 luglio, trasmettendo alla Camera dei Deputati uno schema di decreto legislativo contenente la ripartizione dei collegi.

Da quando ho letto lo schema una domanda mi turba: chi ha scritto quella tabella?

Al di là delle battute, credo che queste tabelle raccontino una nuova storia di prevalenza delle burocrazia sulla politica, i collegi elettorali sono essenziali per garantire la rappresentatività di un territorio ma, in questo caso, negli uffici ministeriali c’è stata un po’ di confusione su quali fossero i territori da rappresentare, ad esempio due collegi su sei della città metropolitana di Napoli coinvolgono comuni che non appartengono alla stessa: inspiegabilmente alcuni comuni dell’area a nord di Napoli, che verranno governati dalla città metropolitana e che vedranno i propri servizi gestiti in comune con i comuni limitrofi, dovranno eleggere i deputati insieme ai comuni della provincia di Caserta, con cui non condividono nulla. La stessa situazione si verifica nell’area vesuviana, in cui saranno coinvolti nell’elezione dei deputati anche 13 comuni della provincia di Avellino. Molto probabilmente le difficoltà di ripartizione dei collegi nascono nell’esiguità del numero dei collegi, rispetto ad altri sistemi elettorali (come l’uninominale), che prevedono dei collegi molto più numerosi e quindi molto più piccoli. Tuttavia l’attuale ripartizione dei collegi lascia l’amaro in bocca, personalmente nutro anche delle perplessità sull’idea di un unico collegio elettorale che unirà piazza del Plebiscito, con Baia ed Ischia, passando per tanti territori diversi tra loro.
A quanto pare anche questa volta i numeri hanno prevalso sulla politica e sulla storia dei comuni e dei quartieri, caro Italicum spero che presto potremo superarti per ripuntare sull’uninominale…