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Per un pugno di euro

Scritto da Paolo Donadio Il . Inserito in Vac 'e Press

Difficile, per la politica oggi, in tempi post-globali e di crisi, scegliere tra i soldi e il consenso. Vale a dire, tra la sicurezza di poter fare propaganda (soprattutto elettorale) senza preoccuparsi di contare gli euro in cassa e l’immagine di sé che si offre a una società in evidente affanno. Anche Berlusconi pare averlo capito, vista la campagna quasi sobria, tradizionale, basata sulle TV e sui giornali di famiglia che ospitano le sue pantomime quotidiane.
Le banche hanno rappresentato la causa e l’oggetto del male. Hanno determinato, in buona parte, il tracollo globale del 2008, ma sono paradossalmente indispensabili al sistema che minacciano di far crollare. Il caso del Monte dei Paschi si verifica in un Paese, il nostro, che è stato appena sfiorato dalla crisi finanziaria del 2008, ma ha poi subito più duramente di altri gli effetti della recessione economica.


Eppure la politica italiana, nel mezzo degli scandali e della crisi, continua a parlare d’altro, a distrarre l’attenzione pubblica verso temi altamente inconsistenti, come l’IMU per i ricchi o le opere buone di Mussolini.
Tra i soldi e il consenso, tra l’avere e l’apparire, in Italia si preferisce glissare. Tra vaghe promesse di ‘sbranamenti’, banche ad personam (Verdini, Mediolanum, ecc.) e banche mafiose (non dimentichiamo la storia della Rasini…) si opta per un’insana ambiguità che non fa chiarezza sull’intreccio tra politica e capitale. Che sappiamo assumere varie forme, in primis le famigerate fondazioni bancarie. Non c’è bisogno di essere fan della Gabbanelli per rendersi conto di come siano (politicamente) composti i relativi CdA.
Dalle parti di Londra, invece, nel Regno Unito, il partito laburista di Miliband fa una scelta diversa. In sintesi, sceglie di schierarsi. Esposti direttamente all’onda di ritorno della globalizzazione taroccata da una finanza senza regole, privati di un tessuto industriale nazionale che possa dirsi tale, il Labour Party ha lanciato da tempo l’offensiva locale contro la speculazione finanziaria globale protetta dal governo di Cameron. Il Labour decide di parlare chiaro e forte contro la City.
Ho un messaggio per le banche: possiamo provarci con le maniere ‘dolci’ oppure ricorreremo alle maniere forti. O vi mettete a posto entro il prossimo appuntamento elettorale oppure il prossimo governo laburista vi dividerà per legge e si farà carico di garantire che le banche non diventino una sorta di centrale per il gioco d’azzardo.
Il MIliband che parla al congresso del partito (ottobre 2012) non usa giri di parole. La politica decide di opporsi alle le banche e a una finanza senza regole. Il Labour riconduce alla politica una funzione di controllo, non di un orientamento surrettizio via consigli di amministrazione. Decide di stare dalla parte di chi perde il lavoro e, allo stesso tempo, contro chi ha la responsabilità per questo. È ipocrisia? Forse. Ma tra la distrazione di massa della politica italiana e la possibile ipocrisia, meglio la seconda. Ci vuole coraggio, anche per mentire.