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È possibile parlare ancore di questione meridionale?

Scritto da Dalia Casula Il . Inserito in A gamba tesa

viadotto italia

Il 2 marzo scorso crollava sulla Salerno- Reggio Calabria il "viadotto Italia", quando fu costruito nel 1969 era il simbolo della capacità ingegneristici e della sfida. Ora è il simbolo di un'Italia spezzata, forse mai unita.
L'intempestivo intervento delle amministrazioni competenti ha isolato per l'ennesima volta il Mezzogiorno dal resto del paese. L'interminabile durata dei lavori sull'autostrada nonché l'arretratezza delle infrastrutture contribuiscono ancora oggi alla paralisi fotografata dal rapporto SVIMEZ 2015.

Il crollo degli investimenti dal 2008 al 2014, +57.3%, ha eroso la base produttiva rendendo il Mezzogiorno la zavorra d'Italia e d'Europa ,che finalmente vedono dal 2014 spiragli di ripresa. Questa flessione notevole é conseguenza delle crisi che ha avuto nel Mezzogiorno effetti non transitori bensì strutturali. Nell'ultimo quinquennio si sono depauperati le risorse ed il potenziale produttivo impedendo a queste aree di aggiungersi alla ripresa: il sud non è più competitivo,né appetibile. A conferma di ciò diversi fattori: o dati occupazionali,l'emigrazione giovanile,la natalità.

L'allargamento del divario tra Nord e Sud prima e tra Mezzogiorno ed Europa poi emerge in maniera lampante dai dai occupazionali. Tra il 2008 e il 2014, il sud registra una caduta dell'occupazione del 9%, di oltre sei volte superiore a quella del Centro-Nord (-1,4%). Delle circa 811 mila unità perse un Italia, ben 576mila sono nel Mezzogiorno. Al Sud si è concentrato oltre il 70% delle perdite occupazionali complessive a fronte di una quota di occupati che ormai vale poco più di un quarto.
Ugualmente prosegue la contrazione dell' occupazione giovanile: la disoccupazione nei giovani tra i 18 ed i 24 anni ha al meridione un tasso pari al 56% a fronte del 35% nella media delle regioni del Centro-Nord. Queste cifre spaventano poiché sono in contro tendenza rispetto agli andamenti europei: peggio del Mezzogiorno solo la Grecia.
I livelli occupazionali sono la conferma della strutturale carenza, nelle regioni meridionali, non solo di opportunità di lavoro, ma soprattutto di strategie politiche di sviluppo.

Ulteriore elemento di preoccupazione è dato dalle dinamiche demografiche del Mezzogiorno. Per un verso il divario tra le aspettative e le concrete opportunità di impiego qualificato ha determinato la ripresa dei flussi di emigrazione, coinvolgendo prevalentemente i giovani che sono 70% degli emigranti. Per l'altro la diminuzione della natività, scesa al livelli del 1862

Questi fattori potrebbero portare non solo ad un repentino invecchiamento, ma soprattutto alla desertificazione del Mezzogiorno.

Quale soluzione?

È possibile parlare ancore di questione meridionale? Certa è l'incidenza negativa del Mezzogiorno sul sistema paese, l'Italia non si ferma sul "viadotto Italia". È necessario un intervento concreto, una politica di sviluppo non più assistenzialistica, bensì programmatica. È necessario ricreare un sistema economico che altrimenti, abbandonato a se stesso, privato di una visione d'insieme rischia il tracollo.