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La cultura che rialza la testa: riapre il cinema Arcobaleno

Scritto da Ludovica Ciriello Il . Inserito in Cinema & TV

Riapertura arcobaleno

Era rimasto aperto per sessanta anni, nel quartiere Vomero, in via Carelli – unapiccola traversa della più grande via Luca Giordano - il Cinema Arcobaleno, ex cinema Stadio, fondato nel '68 dalla famiglia Barotta costretta poi, nel 2014, ad abbassare la saracinesca per il caro fitti. Oggi, una buona notizia: grazie alla tenacia di questa famiglia che è riuscita a non cedere a offerte che, sebbene più vantaggiose, avrebbero completamente snaturato l’attività, il cinema riaprirà.

Questa novità si deve, in realtà, anche all’intervento di un’altra famiglia napoletana, da sempre attiva nel campo della cultura: la famiglia Mirra che, da anni gestisce il Teatro Diana e il Cinema Plaza.La data non è ancora stata fissata ma è stato assicurato che, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, gli affezionati clienti della storica sala vomerese - che tanto avevano protestato per la sua chiusura - potranno tornare in via Carelli per seguire i loro film preferiti - secondo la programmazione stabilita di concerto tra i Barotta e i Mirra - presso l’Arcobaleno 3.0: sarà questo, infatti, il nome della nuova struttura. Un nome scelto per rendere giustizia alla modernizzazione delle sale con strumenti all'avanguardia e a quella che diventerà la prima biglietteria automatica del Vomero.

Con la cultura si può ancora mangiare? A dispetto della celeberrima massima tremontiana, di fronte a questa buona notizia verrebbe da pensare di sì, o comunque si è portati a sperare per il meglio. Quel che però di certo si può (e si deve) trarre come lezione, da questa vicenda, è che, anche in questo campo, è importante restare al passo con i tempi perché i clienti, seppur affezionati, non perdonano l'arretratezza e, al fascino autentico e al sapore familiare dei piccoli cinema, tendono a preferire i multisala, laddove dotati - come spesso accade -  di maggiori comfort.

In Italia, si assiste da tempo alla chiusura di tante attività culturali per fare spazio a supermercati, palestre e venditori di prodotti tecnologi (si pensi, ad esempio, alla chiusura di Fnac a favore di Trony, sempre in via Luca Giordano). Il fenomeno è tutt’altro che circoscritto alla sola Napoli. Persino Roma, che da sempre aveva fatto del cinema una delle sue ragion d'essere, ha vissuto la chiusura di numerose storiche attività come il Metropolitan, l’Embassy e tante altre. Esattamente come per Roma e Napoli, così sta accadendo anche nella più blasonata Milano.

Di fronte a una realtà così triste ed incalzante, c’è chi si attrezza per resistere alla difficoltà e sceglie di investire ulteriori capitali nella cultura, modernizzandosi, come nel caso dell’Arcobaleno. C’è anche chi inventa nuove strategie di mercato: pensiamo, ad esempio, ai fenomeni di “Sharing Cinema” che stanno nascendo a Milano. Insomma, con forza di volontà e determinazione, alcuni esperimenti dimostrano che ce la si può ancora fare.

Tocca però affrontare un'analisi più ampia ed, eventualmente, muovere un'accusa non solo alla crisi e al crescere degli affitti, ma anche al nostro stile di vita e alle nostre abitudini che cambiano. Infatti, c’è chi alle nuove comodità si adatta facilmente. A volte, sembriamo proprio noi i primi a non esser più interessati ad un certo tipo di cultura. Se questo fosse vero, bisognerebbe indirettamente dar ragione a Tremonti: perché con la cultura si può ancora mangiare solo se c’è ancora qualcuno interessato a “consumarla”.

E quindi la domanda: siamo davvero troppo viziati dalle comodità del "nuovo" per poter tutelare il "vecchio"? Riusciremo a contribuire al successo dell’Arcobaleno 3.0 (o a quello di fenomeni come lo sharing cinema) o a questo tipo di attività preferiremo sempre i comodi (sebbene più  dispersivi) multisala?

La chiusura della piccole attività culturali è insomma un vero e proprio piccolo dramma sociale. La riapertura dell'Arcobaleno, nella sua versione 3.0, è invece un primo passo verso nella giusta direzione. Sulla strada giusta, però, possiamo proseguire solo passando attraverso questa più ampia riflessione, che ci lascera infine solo due possibili alternative: imparare a valorizzare il passato per portarlo insieme con noi verso la modernità o, invece, liberarci del "peso" di ciò che è stato per disegnare un futuro, certo più agevole, ma tendenzialmente anche più arido.