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La nomina di Nastasi e il caso/caos Bagnoli

Scritto da Ludovica Ciriello Il . Inserito in Succede a Napoli

Bagnoli Nastasi 

Con circa un anno di ritardo, lo scorso giovedì 5 settembre, la città ha assistito a quello che dovrebbe essere il primo passo per sbloccare la “situazione-Bagnoli”, nonché il primo effetto tangibile dello “Sblocca Italia” su una terra da tempo – e da tante mani – martoriata: la nomina del commissario dell’area Ovest di Napoli, nella persona di Salvatore Nastasi (ex soprintendente del Teatro San Carlo).

Questa nomina dovrà, ora, passare al vaglio della Corte dei Conti. Poi, si dovrebbe esser pronti a partire: questo su carta, perché in realtà la questione-Bagnoli è ben lontana dall’essere risolvibile con un mero cambiamento ai vertici.

 

La nomina di Nastasi: l’ultimo tassello della storia di Bagnoli

Dagli inizi del Novecento, epoca in cui Bagnoli era sede dell’ILVA (poi Italsider), all’arrivo dell’Eternit, passando per lo smantellamento della zona industriale e i conseguenti progetti di bonifica e rigenerazione urbana (progetti partiti nel ’94 e mai realizzati) fino alle vicende legate alla Bagnoli Futura S.p.A. e al suo fallimento (nel 2014), sono trascorsi anni e si sono accavallati problemi su problemi.

La zona, ricca di potenzialità, è così divenuta un luogo di caos, invece che foriera di nuove opportunità per il Sud e per l’Italia intera, e chiunque abbia provato ad accostarsi alla gestione dell’area non è riuscito a smuovere la situazione.

Ad oggi, dunque, si è ben consapevoli che l’arrivo di Nastasi e dei 200 milioni di risorse pubbliche promessegli da Renzi sono da considerarsi buone notizie; si è anche coscienti, però, che queste buone notizie sono solo un punto di partenza, per un vicenda tutta in salita e ancora ricca di nodi da sciogliere.

 

Bagnoli: i problemi da affrontare per venir fuori dal caos

C’è da affrontare, in primo luogo, una questione giuridica: i suoli su cui Nastasi dovrà intervenire sono sotto sequestro nell’ambito di un’indagine della Procura di Napoli che ipotizza una situazione di disastro ambientale. Come si procederà è cosa ancora da vedere: un’ipotesi è che Invitalia (società in house dello Stato individuata, dal decreto Enti Locali, come “soggetto attuatore” della bonifica) possa avanzare istanza di dissequestro. Quel che è certo, in ogni caso, è che il primo impegno del commissario dovrà essere quello di liberare i suoli per farli, poi, convergere nelle mani di Invitalia. Senza questo passaggio, poco o nulla potrà cambiare.

Sui suoli di cui parliamo, giace poi un’altra questione in sospeso: la Fintecna - società della Cassa Depositi e Prestiti –  ha notificato, al Comune di Napoli, una citazione per 189 milioni di euro, a titolo di corrispettivo per l’acquisizione – da parte, appunto, del Comune - delle aree cedutegli, nel 2000, da Cimimontubi e Mededil (entrambe confluite in Fintecna). Queste aree furono trasferite, nel 2002, da Palazzo San Giacomo alla Bagnoli Futura S.p.A. perché ne ultimasse la bonifica (iniziata, nel ’94, dall’ILVA - che disponeva di circa 400 miliardi di lire stanziati dal CIPE - e affidata, nel ’96, alla Società Bagnoli S.p.A.). A suo tempo, però, il Comune di Napoli non aveva pagato per intero quei suoli e, ora, Fintecna batte cassa.

Il secondo nodo da sciogliere, per il commissario, sarà quindi quello economico: oltre ai soldi dovuti ai creditori, ci sono infatti anche i fondi da dover trovare per procedere con i lavori di riqualificazione. E’ cosa nota che a Bagnoli i fondi sembrino non bastare mai (forse non bastano davvero, forse sono solo male amministrati), ma il dato di fatto è che sono già tanti gli investimenti pubblici –  sprecati –  su questi 2 milioni di metri quadri della zona Ovest di Napoli.

Ad oggi, come dimostra anche la recente modifica dell’art. 33 dello Sblocca-Italia, nella parte che riguarda Bagnoli, l’obiettivo è di aprirsi agli investitori esterni: la scelta di Invitalia (Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa SpA), come soggetto attuatore, non è certo un caso. Ma questo, forse, non basterà: il progetto di riqualificazione dovrà, probabilmente, subire sostanziali modifiche, al fine di essere più appetibile agli occhi dei privati (non dimentichiamo, infatti, che fino ad oggi, le aste per rivendere terreni per case e alberghi, sono sempre andate deserte).

Infine, c’è l’aspetto politico-istituzionale: sempre l’art.33 dello Sblocca Italia è stato, non a caso, modificato anche nella parte che esautorava di fatto il Comune e il Consiglio comunale dalla gestione del progetto. Ad oggi, sebbene sia ancora previsto che l’ultima parola spetterà al commissario (scelta volta a evitare di finire nell’immobilismo tipico della burocrazia italiana), è stata prevista una “cabina di regia” presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – Claudio De Vincenti – all’interno della quale saranno però presenti, oltre ai ministeri dell’Ambiente, Sviluppo e Infrastrutture, anche un rappresentante della Regione e uno del Comune.

Una “cabina di regia”, dunque, inter-istituzionale che però non sembra aver soddisfatto Luigi De Magistris. Il Sindaco, infatti, ha già dichiarato guerra al governo e al nuovo commissario, minacciando ricorsi al Tar e accusando il premier di aver espropriato delle proprie competenze il Comune e il Consiglio comunale di Napoli.

 

Ogni cosa cambia e tutto resta uguale? La speranza che non sia così

Come osservatori esterni di queste diatribe - consci dei problemi che ci sono dietro il caso-Bagnoli - la paura immediata è che, cambiamenti ai vertici a parte, nulla cambi nella sostanza: la gara ad accaparrarsi il merito della futura Bagnoli (ammesso che di merito si potrà parlare e non di ennesimo fallimento) diventa come sempre uno scontro a colpi di impasse e problematiche di tipo burocratico.

Bagnoli rappresenta ancora uno spazio bianco, dove è possibile “fare”: come in ogni situazione, però, si può scegliere di far bene o di procedere senza criterio, com’è stato fino a oggi. Ora che ci è stato detto “chi” sarà l’uomo del cambiamento per Bagnoli, aspettiamo di sapere “come” questo cambiamento potrà essere realizzato e, ultimo ma non meno importante, “quando”. La speranza è che le querelles interne alle Istituzioni, le lotte per accaparrarsi la gestione di un’area (che, peraltro, ad oggi, nessuno si è dimostrato capace a gestire) lascino spazio al buonsenso e al desiderio comune di trasformare quella che fino ad ora era una “vergogna partenopea”-  tanto grande da intaccare l’immagine dell’Italia intera - in un’occasione di crescita economica per il Sud e non solo: la speranza, insomma, è che Bagnoli possa essere il simbolo di un’Italia che ha imparato a far fronte comune, ha imparato a svincolarsi dalla malamministrazione e che, sebbene con forte ritardo, sa cambiare e sta cambiando.