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Un pianoforte in città: l’anima di Napoli, in musica

Scritto da Ludovica Ciriello Il . Inserito in Musica

2015.04.17 - Un pianoforte in citta lanima di Napoli in musica

Non è facile dire dove si trovi veramente l’anima, l’uomo cerca la sua da millenni senza esserne ancora mai venuto a capo. Sarà per questo che i Greci probabilmente la chiamarono così: anemos, un soffio per l’appunto, un respiro che esce da noi e si va a perdere nel vento. E se non la si cerca di una persona, ma di una città, il tutto diventa ancora più complicato.

Se quello che si cerca non è singolo respiro, ma insieme di voci, grida, sospiri, esalazioni di auto, odore passeggero di sale, vibrazione di corde e battito di pelli tese; il compito può parere oltre la portata di una semplice coscienza. Può capitare poi che un giorno qualsiasi, presi dalla propria routine, ci si trovi a passare in Stazione, in quella piazza intitolata a un eroe dell’unità come Giuseppe Garibaldi, ma che i napoletani - con quel meraviglioso senso paratico che spesso li contraddistingue - continuano a chiamare semplicemente “‘A Ferrovia” e lì, in mezzo a quelle facce scavate dalle rughe dei pensieri che contraddistinguono il viso dei viaggiatori, all’improvviso si possa udire il suono di un pianoforte che suona.

Detta così, sembrerebbe quasi un’allucinazione e, invece, guardando meglio, ti accorgi che è proprio lì, nel cuore della vecchia Napoli, che la città ha deciso di svelare ai passanti la sua anima. La puoi finalmente vedere riflessa nelle facce delle persone che si avvicinano timide, pronte ad irridere questo ennesimo teatrino partenopeo, salvo poi rimanere affascinati dallo spettacolo, insolito, di un pianoforte - apparentemente abbandonato, ma, in realtà, sapientemente posizionato -  al centro di una stazione ferroviaria. Quei sorrisi passano dallo stupore al divertimento e finiscono con il tirarsi sempre più su, fino a lasciare posto ad un espressione di autentica commozione. Sempre lì, l’anima di Napoli e dei napoletani la si intravede anche in quelle mani, spaccate dal sole e mangiate dal vento, che accarezzano con una delicatezza, che fa a botte con il loro aspetto, una serie di tasti bianchi e neri. La si può sentire nella voce piena e ricca di colore che esce con forza dal corpo di un passante che, sedutosi a quel pianoforte inaspettato, a voluto mettersi alla prova e regalare un attimo di sé alla città e ai viaggiatori che l’attraversano. La puoi percepire nel caos di quelle forme che si muovono senza sosta e, apparentemente, senza meta mentre sfiorano senza accorgersene o si infrangono con curiosità contro questo piccolo momento di musica in piazza Garibaldi.

E’ probabile che questo non valga solo per la nostra città e quasi sicuramente l’artista inglese, Luke Jerram, che per primo sette anni fa ha avuto l’idea di installare dei pianoforti all’interno delle stazioni ferroviarie, non pensava certo che quell’idea sarebbe giunta fino ad una città lontana e affacciata sul cuore del mar Mediterraneo come Napoli. Quel che è certo è che di questi pianoforte sparsi per il mondo ad oggi se ne contano 1300. Forse, è una costante di tutte le metropoli quella di nascondere la propria anima in uno spazio di sospensione urbano  vicino ad una cassa nera con un cartello rosso che recita “Play me I’m yours”. Se lo era, fino a oggi noi non lo sapevamo, ma siamo ben lieti di averlo scoperto. A Napoli, infatti, questo piano lasciato alla mercè dei passanti c’è solo da pochi giorni ed è in fitto per un anno in attesa di essere riscattato: la speranza è che possa rimanere lì ancora a lungo, lasciato alle cure di una serie di estranei pronti a sedersi sul suo piccolo sgabello per dare voce un po’ tutti giorni a l’anima di questa città.