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A Napoli, per i migranti, il pane ma anche le rose

Scritto da Ludovica Ciriello Il . Inserito in Linea di Confine

2015.09.23 - A Napoli per i migranti il pane ma anche le rose

Partirà giovedì 24 settembre il convegno internazionale dal titolo “Porti, flussi e migrazioni”: il convegno, della durata di tre giorni, è organizzato dalla prof.ssa Donatella Izzo, membro dell’AISNA (Associazione Italiana di Studi Nord-Americani), ed avrà luogo presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, a palazzo Mediterraneo (via Nuova Marina 59).

L’ispirazione tematica per questi incontri è tratta dalla storia plurisecolare del nostro porto: Napoli diventa emblema di tutti i porti di ieri e di oggi, laddove i porti, da sempre, sono luoghi di commercio, di conflitto e al contempo di dialogo, luoghi di emigrazione e di immigrazione, nonché tappe delle migrazioni infinite che caratterizzano il mondo contemporaneo. Tra gli ospiti ci sarà anche il preside dell’Istituto Calandra, il prof. Anthony Tamburri, che è stato protagonista, lo scorso mercoledì 23 settembre, di un appuntamento simile organizzato, stavolta, al PAN: “Napoli e New York a confronto sul tema delle migrazioni”. Durante l’incontro al PAN, si è discusso - in presenza del Sindaco Luigi De Magistris - di immigrazione, ricordando gli anni in cui erano i napoletani ad andar via dalla propria città.
Napoli - come New York – è, infatti, una delle città “meticce” per eccellenza. Non è, quindi, un caso che, in questo particolare momento storico, caratterizzato dal dramma dei flussi migratori, la nostra città - un tempo famosa per avere un popolo di emigranti - si rimbocchi le maniche, nel tentativo di creare occasioni di dibattito e sensibilizzare la coscienza dei cittadini sul tema “immigrazione”. E ancora, non è un caso che, sempre a Napoli, in barba alle difficoltà economiche che la città vive nel quotidiano, vengano cercati metodi nuovi per affrontare l’emergenza dei migranti.
A maggio, ad esempio, in occasione dell’apertura dei lavori del Centro d’eccellenza Jean Monnet, diretto dal prof. Giuseppe Cataldi, è stata firmata la Carta di Napoli per l’immigrazione, un documento che pone tre obiettivi guida: sensibilizzare i cittadini, monitorare i flussi migratori e favorire un’integrazione consapevole. Per conseguire questi tre obiettivi la strada è ancora lunga e l’operazione indubbiamente complessa. Il fenomeno, infatti, è tutt’altro che ristretto: già nel 2014, quella di Napoli è stata la provincia che ha accolto il maggior numero di stranieri extra U.E.; a seguire c’è la provincia di Caserta. Un fenomeno, dunque, dalle ampie proporzioni e dalla difficile gestione. Sono, però, numerose anche le manifestazioni di solidarietà, che arrivano peraltro da più fronti: le Università, la chiesa, ma anche i singoli individui, sembrano non volersi tirare indietro davanti questa sfida, mai come nelle ultime settimane.

L’Orientale apre le porte ai migranti con un corso di laurea gratis
Per il nuovo anno accademico, l’Orientale ha inaugurato un progetto senza precedenti in Italia: l’Ateneo campano ha deciso di dare il via a un corso di laurea per i migranti, a titolo gratuito. Le persone che giungono nel nostro Paese sono spesso persone che avevano iniziato a studiare in patria e che sono state, poi, costrette a interrompere gli studi o, ancora, sono persone che hanno conseguito un titolo di laurea che qui non ha valore; in ultimo, tra loro c’è chi ha sempre desiderato studiare, ma non ha mai potuto farlo.
L’Orientale decide, quindi, di mettersi a disposizione di queste persone, aiutandole a convertire i loro titoli o dando loro la possibilità di iniziare un percorso di laurea ex novo (ad esempio, come mediatori culturali). L’intento è quello di renderli più attivi e consapevoli nella ricerca di un lavoro che possa, magari, essere anche un lavoro più qualificato. Infine, per tutti i giovani che puntano a trasferirsi al Nord, c’è anche la possibilità di frequentare lezioni di tedesco.

Napoli e la marcia degli scalzi
Un altro esempio di solidarietà è quello cui abbiamo assistito venerdì 11 settembre: una marcia di migliaia di persone “a piedi scalzi”, in contemporanea, ha animato le strade di Venezia, Trento, Roma, Mantova e anche Napoli, per dire no alla “Fortezza dell’Europa” contro l’ingresso dei profughi. In tutto, sono state 71 le città che hanno accolto l’appello. A Napoli, la marcia - organizzata da Amnesty International - ha attraversato la città partendo da piazza Plebiscito e raccogliendo la partecipazione di oltre mille persone e 50 associazioni civiche della Campania che insieme - a piedi nudi e con un fiore alla mano - hanno camminato fino a raggiungere il Castel dell’Ovo; lì, in mare, sono stati adagiati dei fiori in memoria di tutte le donne, gli uomini e i bambini che, proprio in mare, hanno perso la propria vita.

Strutture d’accoglienza: l’impegno della Chiesa
In Curia stimano che sono quasi 600 le parrocchie attive in tutta la Regione: queste parrocchie non intendono rimanere in seconda linea nell’accoglienza ai migranti. La diocesi di Napoli, infatti, è stata tra le prime a rispondere all’appello di Papa Francesco: «Ogni parrocchia ospiti una famiglia di migranti e di profughi, a cominciare da quelle presenti nel Vaticano», aveva detto Bergoglio all'Angelus il 6 settembre scorso. Le modalità sono ancora da definire, ma i primi segni di accoglienza si sono già manifestanti e questo anche in seguito alla riunione dei vescovi campani indetta – il 15 settembre scorso - dal cardinale Sepe, per fare il punto della situazione. La chiesa campana, insomma, si è mobilitata ma, oltre alla disponibilità delle parrocchie, si valutano anche altri luoghi d’accoglienza: la prefettura sta, infatti, lavorando alla possibilità di sistemare i migranti nei beni confiscati ai clan.

Ai migranti, il pane ma anche le rose
C’è un vecchio slogan, usato per la prima volta a Cleveland da Rose Schneiderman (leader femminista e socialista della WTUL) durante un discorso in cui rivendicava il diritto di voto femminile, che potrebbe avere ancora qualcosa di attuale: the worker must have bread, but she must have roses, too. Il significato di questa frase è semplice: si lotta per il pane, ma anche per le rose. Chi si batte per i propri diritti lo fa - oltre che per ottenere il “minimo indispensabile” alla propria sopravvivenza (il pane, appunto) - anche per raggiungere tutto ciò che rende la vita di ciascuno degna d’essere chiamata vita: simbolicamente, le rose.
Riascoltando lo slogan, la sensazione è che possa valere per tutte le battaglie portate avanti da chi è in difficoltà. Ad oggi è, dunque, facile ricondurlo alla disperata lotta dei migranti che, come chiunque altro, meritano di ricevere solidarietà, accoglienza e la chance di creare per sé e per la propria famiglia un’esistenza dignitosa. C’è poi una canzone napoletana che, se riascoltata oggi, porta a riflettere su questo stesso tema: Santa Lucia luntana. Questo vecchio testo racconta delle nostre migrazioni verso terre “assai luntane”, facendoci rivivere i momenti in cui, ad attraversare i mari in cerca del “pane e delle rose”, soffrendo per il distacco dalla nostra terra che più “luntan sta cchiù bella pare”, eravamo proprio noi: i napoletani.
E’ anche per questa nostra storia che non ci si stupisce se il capoluogo campano, a fronte dei massicci arrivi previsti sul suo territorio (oltre che di quelli già avvenuti), si sta mettendo in movimento per garantire solidarietà e dignità a chi, in questo momento, più ne ha bisogno: i profughi. La nostra città, insomma, come sempre è in continua evoluzione: da terra di emigranti, Napoli sta provando a diventare una città che - nonostante tutte le difficoltà interne che complicano le operazioni di accoglienza – non ha paura di aprire le porte agli immigrati.