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Mezzogiorno

Scritto da Dalia Casula Il . Inserito in A gamba tesa

sud

Le anticipazioni del rapporto svimez hanno riportato al centro del dibattito politico, in seguito ad un lungo periodo di disinteresse, il Mezzogiorno.

La gravità della situazione economica fotografata ha squarciato il velo dell'indifferenza degli ultimi vent'anni della politica verso la questione meridionale. Purtroppo i governi che in questo periodo si sono succeduti hanno posto al centro della loro agenda prima la questione settentrionale, poi le riforme istituzionali. Il Mezzogiorno è precipitato nel'irrilevanza, si è avviato alla decrescita, è scomparso come "questione", nel momento in cui si è dissolto il complesso nodo storico al cui centro c'era lo Stato nazionale italiano.
Oggi, tuttavia, "la questione" ritorna, declinata necessariamente come l'insieme dei provvedimenti necessari a colmare l'asimmetria strutturale tra nord e sud del paese, ed avanza con un nuovo meridionalismo; si ripropone in uno scenario politico sonosciuto, diverso da quello che ha consentito per anni la noncuranza della classe dirigente: mai prima il governo della nazione e di tutte le regioni meridionali è stato affidato,attraverso il mandato elettorale, ad un unico partito. Questa chiamata alle armi del corpo elettorale è rivolta al Partito Democratico, che non può più esimersi dalla presa in carico del problema dovuta, attesa ed, ormai, obbligata.
Questa responsabilità, che comporta il radicale mutamento del significato culturale e politico e del ruolo dello stato al mezzogiorno, non è ancora chiara alla classe dirigente. Oggi, più di ieri, il Partito Democratico, che il 7 agosto dedicava una direzione ai risultati dello Svimez, sembra frammentarsi nelle sue politiche, ancora il promesso masterplan è liquido, come l'idea di Mezzogiorno radicata nella sinistra nazionale e di governo priva di una visione reale, storica e culturale.A ciò si aggiunga la opposizione degli esponenti delle regioni meridionali ad alcune misure governative per il meridione,piano predisposto dal governo.
Certo è cheil sud politico s"è rimesso in moto, ma incerto è il ruolo di mediazione che gli esponenti politici meriodionali ricopriranno
La politica meridonale è sopita nei suoi campanilismi ed ancora una volta distante da quella cantrale, ma fare muro è, ora come mai, assurdo.
Questa convergenza politica e di interessi è solo in parte causa di attenzione, essa è infatti accompagnata da una manifesta asimmetria tra le macroaree del paese, che, cristallizzata, è divenuta strutturale.
I fattori negativi che trascinano nel baratro l'economia meridionale sono, di fatto, terrificanti : l'occupazione giovanile scende come quella femminile al di sotto della media europea, Crollano gli investimenti industriali del 59,3% dal 2008, crollano anche gli incentivi ed il ricorso al credito ha ancora tassi più alti. Una paralisi che sta determinando il tracollo, e, forse, se il sud non e imploso è merito forse di quella parte di economia sommersa, dovuta tanto all'illegalità quanto alla necessità, che emerge conftontando il reddito pro capite del sud, al 45% dei cittadini del nord, con il consumo pro-capite che rispetto ai cittadini del nord sale al 67%, e permea il sistema economico meridionale.
Tuttavia quesata quantificazione economica è solo un aspetto e la risultante di fattori sociologici, culturali e politici che ,di fatto, agiscono come concause.
Certa causa della paralisi è l'assenza prorogata di classe dirigente ed imprenditoriale, l'una esercita il potere in maniera predatoria e non assolvendo il ruolo di servizio che le è proprio, perché spesso manca delle competenze necessarie che si ripercuotono sull'assenza di programmazione e spesa sistematica dei fondi europei nonché nel cattivo utilizzodelle risorse ordinarie;l'altra incapace di reinventarsi, di innovare, subisce passivamente l'assenza di struttura infrastrutturale, amministrativa, normativa, tributaria e politica necessara alla sua sopravvivenza. Certo bisogna escludere le grandi imprese,che come cattedrali nel deserto, sopravvivono allo stallo, sono leader in Italia enel mondo e questo le rende forti prescindendo dal contesto in cui esse si inseriscono, la paralisi colpisce le piccole e medie realta.
Le asimmetrie sono aggravate da un dato che troppo spesso sfugge all'attenzione: il capitale sociale. È anche questo ennesimo fattore la causa di reale disparità e se non si argina il fenomeno, il sud sarà deserto ed allora l'intera finanza pubblica rischierà lo stallo. A diminuire al sud non sono solo gli investimenti complessivi, ma anche la forza lavoro qualificata: sono sempre più i giovani che in possesso di un titolo di studio emigrano, poiché in queste regioni sono più in grado di offrire lavoro soddisfacente. Alla fuga di cervelli ed il calo demografico, che porterà alla riduzione di 1\3della popolazione meridionale nei prossimi tren'anni nonché al suo progressivo invecchiamento, questi flussi devono essere arrestati.
Alla luce di questi dati, che sono comunque una minuscola parte del problema e delle sue cause, è già possibile comprendere quanto sia vitale per le sette regioni del Mezzogiorno l''intervento della politica che produca agendo sui tre fronti cruciali un intervento sistematico e di lungo periodo in grado, realmente , di modificare le sorti del paese.
Un intervento solo sulla tassazione su modello francese, come annunciato dal ministro Padoan nel DEF è di per se insufficiente, se a questo non si accompagna una seria politica per il Mezzogiorno che tenga conto dei tanti mezzogiorni d'Italia e delle loro peculiarità e capacità, individuando per ciascuna la ricetta che possa al meglio, nei prossimi vent'anni,riallineare queste aree al sistema-paese.
Il servizio e la mediazione della politica oggi. È essenziale e non ammette fallimenti: il Partito Democratico deve operare nel concreto con le istituzioni, passando dall'astratto all' azione trasversale dal livello locale, a quello regionale e nazionale deve essere in grado, quale che sia la soluzione istituzionale attraverso un ministero o una macroregione,o ancora con i patti territoriali, di agire.
Probabilmente, se non lo farà sarà il fallimento del partito sì, ma, sopra ogni cosa, dello Stato.