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Le Città Metropolitane: una disciplina legislativa incompiuta?

Scritto da Ludovica Ciriello Il . Inserito in Succede a Napoli

2015.10.08 - Le Citta Metropolitane una disciplina legislativa incompiuta

Il Sindaco di Afragola, Domenico Tuccillo (esponente del PD), è stato da poco eletto Presidente dell'ANCI Campania. Tra i suoi primi obiettivi, a detta dello stesso Tuccillo, c'è quello di impegnarsi affinché, già nel 2016, nella Città metropolitana di Napoli si possa arrivare ad una elezione diretta del Sindaco metropolitano.

Le Città metropolitane – pur essendo state introdotte il 7 aprile 2014, tramite la legge n. 56 (legge Delrio) – aspettano ancora di vedere ultimata la normativa che le disciplina. Nate dall'esigenza di avvicinare i cittadini alle amministrazioni tramite un innovativo processo democratico, le C.M. - così come disciplinate oggi – rischiano, infatti, di essere solo un ulteriore motivo di disordine e di pericolo per la nostra democrazia. Peraltro, lì dove introdotti, questi enti – c.d. Enti di area vasta - vanno a sostituirsi alle Province e a queste, di fatto, si sostituiscono in tutto e per tutto, acquisendone le funzioni e i beni (mobili, immobili e di personale): l'importanza del loro ruolo è, dunque, evidente; così come è di evidente rilievo che queste siano strutturate in  forma legittima sotto il profilo democratico.

Gli organi delle Città Metropolitane
Ogni Città metropolitana si compone di tre organi: la Conferenza metropolitana (la Conferenza, composta dai sindaci dei comuni appartenenti all'area metropolitana, esprime parere sui bilanci dell'ente e ha poteri propositivi e consultivi, secondo quanto disposto dallo statuto); il Consiglio metropolitano (organo di indirizzo e controllo della Città metropolitana, i cui consiglieri sono eletti a suffragio ristretto dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni dell'area metropolita) e il Sindaco metropolitano (che presiede i due organi di cui sopra, che è investito dei maggiori poteri - in quanto rappresentante dell'ente - e che, infine, riveste un ruolo di stampo politico). I primi due organi godono, dunque, di una legittimazione solo indiretta ma, auel che più preoccupa è che, secondo la legge Delrio, il Sindaco del comune capoluogo è, di diritto, anche Sindaco metropolitano. Su questo punto, più che su ogni altro, le discussioni sono state numerose e i dubbi – persino sulla costituzionalità della legge stessa - altrettanti: perché mai, ci si chiede, un Sindaco, che rappresenta i cittadini di tutti i comuni dell'area, dovrebbe essere scelto solo dai cittadini del capoluogo (che sono, peraltro, nella maggioranza dei casi, in minoranza rispetto ai residenti fuori capoluogo)?

Per ovviare ai problemi che sarebbero potuti derivare da questa anomalia legislativa, la legge Delrio - al comma 22 - ha stabilito che: «lo statuto può prevedere l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio metropolitano». Questa previsione è bastata alla Corte cost. per statuire - con sent. n. 50/2015 - che la scelta del legislatore non è  “irragionevole in fase di prima attuazione del nuovo ente territoriale”. Per arrivare al suffragio universale, tuttavia, la strada è tutt'altro che in discesa. La legge Delrio, infatti, ha previsto che, per ottenerlo, debbano verificarsi tre circostanze: c'è bisogno di una legge statale che disciplini il sistema elettorale; il Consiglio comunale deve articolare il territorio del capoluogo in più comuni e, infine, queste operazioni devono ricevere l'approvazione dei cittadini, tramite referendum.

Il complesso meccanismo è, in parte, semplificato per le C.M. che superano i tre milioni di abitanti. Per queste ultime, infatti, sarà necessario e sufficiente che l’intero territorio metropolitano venga ripartito «in zone omogenee» e quello del comune capoluogo «in zone dotate di autonomia amministrativa». Resta, però, necessaria - anche per l'elezione diretta del Sindaco metropolitano di queste città - che la legge statale venga emanata. Per il momento, però, l'emanazione della legge in questione non sembra rientrare nei programmi delle Camere.

La proposta di legge Besostri - Comero
A luglio di quest'anno, è stata depositata in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare che si propone di sopperire a questa lacuna legislativa: la proposta di legge Besostri-Comero. I comuni interessati hanno già avviato il proprio lavoro per rispondere ai primi due requisiti richiesti dalla legge Delrio: a Napoli, ad esempio, lo statuto approvato dal Consiglio Metropolitano prevede l’elezione diretta di sindaco e consiglieri e il comune capoluogo sta iniziando a decidere sul decentramento amministrativo. La terza condizione, quella di competenza del Parlamento, tuttavia, ancora non c'è.

Se il Parlamento approvasse la legge elettorale per le città metropolitane in tempo utile per il prossimo turno elettorale – quello della primavera 2016 – potrebbe, invece, esserci la possibilità di eleggere contestualmente sindaco e consiglio metropolitani con sindaco e consigli comunali di Milano, Napoli e Torino. Senza la legge statale, però, nulla potrà esser fatto. L'unica possibilità che oggi si intravede - per arrivare all'elezione diretta già nel 2016 -  è, dunque, quella di svolgere il nostro ruolo di cittadini in modo consapevole e attivo: portando avanti la sensibilizzazione sulle problematiche legate alla legge Delrio e supportando la proposta di legge Besostri-Comero, con l'intento di sopperire a questa sorta di “dimenticanza” della politica italiana.