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Ddl Concorrenza: misure per le professioni e in campo immobiliare

Scritto da Lorenzo Riccio Il . Inserito in Il Palazzo

Copia di ddl concorrenza

Dopo l'ultimo via libera delle commissioni “Finanza” e “Attività Produttive” della Camera dei Deputati, arrivato la scorsa settimana a conclusione dell'esame delle proposte emendative, il 21 settembre è approdato in aula a Montecitorio il disegno di legge per la concorrenza. Il primo dei testi annuali che dovrebbero puntare – secondo quanto previsto dalla legge 99/2009 e in base alle specifiche indicazioni dell'Agcom – a rimuovere i diversi ostacoli e freni, normativi e non, ancora presenti nei mercati dei prodotti e dei servizi. Il Ddl contiene, tra le altre, misure per le banche e le professioni, e produrrà riflessi anche in campo immobiliare.

Il disegno di legge concorrenza, già oggetto di analisi QUI e QUI in merito alla creazione di una tariffa RC auto unica, riforma proposta, voluta e portata vanti  dall’On. Leonardo Impegno, rientra di nuovo tra gli interessi della redazione di QdN in relazione ad ulteriori norme relative al notariato che già in passato avevano scatenato diverse polemiche. C’è da fare innanzitutto un atto di chiarificazione, sgomberando la mente da un pregiudizio fortemente radicato nel pensiero comune: il notaio, trasformato nel tempo in un una sorta di ibrido quasi mitologico metà uomo-metà penna, che guadagna apponendo semplicemente una firma.

Se da un lato è stato lo stesso notariato nel tempo a favorire questa idea, godendo di guadagni e privilegi sicuramente elevati, dall’altro si deve riconoscere, a onor del vero, che non è tutto oro quel che luccica, e che la categoria è stata nel tempo più volte oggetto di riforme che la hanno resa una professione al pari delle altre, altamente specializzata né più ne meno di altre esistenti nel nostro ordinamento. Quello che si vuole sottolineare è che la funzione del notaio non è solo quella di terzo super partes, ma anche quella della prestazione di un servizio altamente tecnico che comporta tutte le consulenze e servizi necessarie alla redazione di un atto nella sua ultima sistemazione, oltre alla garanzia che l’intera procedura rispetti i parametri di legalità e che nessuna delle parti, a prescindere da censo o da possibilità economiche, riceva una minore tutela.

Sotto i riflettori le norme che, nella presunta volontà di ampliare e far ripartire il mercato immobiliare, non prescrivono l’obbligo di atto notarile per transazioni immobiliari non ad uso abitativo con valore catastale non superiore a 100 mila euro e per la costituzione di società a responsabilità limitata semplificata. Con attenzione all’aspetto immobiliare l’intento, sicuramente lodevole, non sembrava però percorrere la giusta strada, poiché non garantiva una diminuzione di costi degli atti o una maggiore speditezza degli stessi, ma più che altro una diversa allocazione delle competenze che dal notaio si spostava in capo agli avvocati e alla banche. L’intera operazione si sarebbe svolta dunque nella contrattazione tra più parti, ognuna garantita e assistita dal proprio Avvocato ovviamente alla ricerca di portare acqua al proprio mulino.

Le operazioni così individuate non avrebbero portato a una riduzione dei costi poiché invece di una parte sola garante della legalità dell’intera operazione (il notaio svolge il controllo di legalità degli atti e una funzione preventiva e deflattiva del contenzioso che, infatti, in Italia è tra i più bassi in materia immobiliare) ve ne sarebbero state almeno due o plausibilmente di più, con conseguente lievitazione del costo dell’operazione e con un sostanziale spostamento di competenze a favore delle banche.

E’ noto che spesso nelle compravendite immobiliari le banche intervengano per erogare un mutuo alla parte acquirente per pagare il prezzo dovuto; la riforma avrebbe probabilmente portato le banche a gestire il traffico immobiliare autonomamente attraverso pacchetti unici che prevedevano la stipula dell’atto con avvocati individuati dalla stessa banca, l’erogazione di un mutuo e della assicurazioni necessarie, nonché le formalità necessarie alla registrazione e trascrizione dell’atto. Cosi ricostruita, è evidente che forse l’intento della norma non era proprio quello della concorrenza come sbandierato dal titolo.

Molti sono stati i pareri che si sono levati contro l’articolo 28 come emerge dal parere pro veritate reso a Federnotai dal professor Giuseppe Tesauro, presidente emerito della Corte costituzionale, che ha evidenziato, tra l’altro, il contrasto  con la direttiva UE 2009/101/CE rivolta a coordinare e rendere equivalenti le garanzie richieste negli stati membri per la protezione degli interessi dei soci e dei terzi. Al notaio di stampo latino, riconosciuto da diversi paesi come garante di un sistema efficiente e oggetto di studio da parte di Cina e USA, il sistema italiano affida il compito «di assicurare certezza giuridica a determinate posizioni soggettive e a determinati rapporti di diritto privato, imponendo obblighi di documentazione rigorosi (…), nonché una serie di incombenze necessarie per la pubblicità degli atti, ivi compresa la verifica della loro regolarità fiscale», un sistema di regole non estendibile alla categoria degli avvocati.

Oltretutto, l'articolo 28 cassato dal Ddl si rivelava contrario al principio costituzionale della ragionevolezza, perché il valore economico degli immobili, sia pur limitato, «non può rappresentare il parametro sul quale graduare il livello di certezza giuridica». Una serie di emendamenti bipartisan, anche sulla spinta di condirazioni come quella sopra esposte, ha proceduto a eliminare il tanto famigerato articolo 28 e ad inserire provvedimenti differenti come quello riguardante il registro delle successioni che sarà tenuto e conservato dal Consiglio nazionale del Notariato, sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia, l’eliminazione dei riferimenti al reddito minimo garantito e alla quantità degli affari, nonché la modifica dei criteri di numero e distribuzione dei professionisti sul territorio nazionale: ci sarà un notaio ogni 5mila abitanti, anziché uno ogni 7mila (e potrà ampliare il proprio bacino di utenza territoriale, aprendo una sede secondaria in tutto il territorio della regione dove esercita). Misure che sicuramente possono essere valutate come a favore di una maggiore concorrenza, anche se in un momento di ristagno economico valvole per ogni categoria e che potrebbero in qualche modo avere ripercussioni sul sistema pensionistico, ma che possono comunque essere salutate con favore.