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Il limbo dei futuri presidi in Campania

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in Succede a Napoli

In Campania (ma non solo) nulla è certo, nemmeno lo svolgimento di un concorso. Il Tar Campania ha sospeso lo svolgimento del concorso per gli aspiranti “dirigenti scolastici” (ma lasciatemi dire “presidi”). Se diamo un calcio a paroloni, frasi in latino e articoli dei vari codici, la motivazione principale è molto semplice: pare che alcuni candidati fossero in qualche modo collegati agli esaminatori: una commissaria d’esame – attuale preside in carica  – che si sarebbe potuta trovare nella condizione di esaminare il suo “vice” a scuola e quello di docenti in master di preparazione al concorso.

Sui social network si è scatenata la guerra di tutti contro tutti. I bocciati che vogliono essere promossi dai giudici amministrativi, i promossi all’orale (e quindi presidi in attesa di destinazione) che hanno il terrore di un annullamento del concorso – evento già verificatosi in Molise – e infine quelli che ancora devono sostenere gli orali, per ora sospesi. Devono studiare o meno, in attesa della decisione del Tar Campania (udienza il 3 luglio)? Nemmeno è certa la sentenza, perché in Calabria i magistrati del Tar hanno respinto tutti i ricorsi che invece i loro colleghi del Molise hanno accolto. La giurisprudenza amministrativa è quella più discordante e altalenante. Il Consiglio di Stato spesso ribalta le decisioni di primo grado e i vari Tribunali amministrativi, nelle regioni italiane, depositano sentenze in netto contrasto sulla medesima questione. Gli avvocati sono bravi nel sostenere qualsiasi tesi ed è perfettamente legittimo che ciascuno tuteli i propri diritti. Il problema è quello dei tempi. Le statistiche del Sole24Ore dicono che per arrivare ad una sentenza del Consiglio di Stato devono trascorrere mediamente otto anni (salvo casi eccezionali). Gli aspiranti “capi d’istituto” spesso hanno più quarant’anni, in molti casi superano i cinquanta. Più di quanti ne abbia Barak Obama, al suo secondo mandato. Gli studenti campani sono destinati ad avere presidi “vecchi”, con tutte le conseguenze che  i sociologi spiegherebbero in modo eccellente. Questo concorso a preside è davvero “tosto”. Cinque anni di “ruolo”, cioè d’insegnamento, per poter partecipare; mamme – prof che da tempo si sono sacrificate sull’altare degli impegni familiari; papà–docenti curvi sui “sacri testi” mentre in casa si dorme; migliaia di candidati che di mattina insegnano e di pomeriggio partecipano a costosissimi corsi di preparazione al concorso. C’è da scommettere che se annulleranno il concorso, tutti i candidati già abilitati (ma anche quelli che hanno superato preselezioni e prova scritta) chiederanno ai colpevoli milioni di euro per il risarcimento del danno subito. Soltanto tra qualche anno, con una sentenza definitiva, conosceremo la verità. Almeno quella processuale.