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“Birre e rivelazioni”: alla ricerca dell’oggi, sulle note folk

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Teatro

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1964, due giovani cantanti americani, chitarra in mano e tono folk, provano. Il duo passa alla storia come i “Simon & Garfunkel”, e, anche in Italia, incarnano perfettamente lo spirito di quella generazione e della successiva. Quest’ultima, stretta tra i rivoltosi anni ’60 e la nascita di Mediaset, cresce in un aspirale problematico, che oscilla tra “sound of silence” e “la danza del qua-qua”.

Tra la rivoluzione e ciò che resta. Ecco, dunque, lo spaccato generazionale seguito da “Birre e rivelazioni”, uomini troppo moderni, ma decisamente inattuali.

Dal 20 al 25 Ottobre, la cornice domestica della Sala Assoli, ha proposto l’ultimo lavoro di Tony Laudadio, che quest’ultimo ha interpretato con Andrea Renzi. L’intera rappresentazione si svolge in un unico atto, e si compone di due personaggi fisicamente presenti, cui se ne aggiunge un altro, forse il più importante, solo invocato.

Nello specifico, l’opera è un affresco della vita dei due protagonisti.
Da un lato, Marco, un professore di scuola; dall’altro lato, Sergio, padre di uno studente del primo, che gestisce una birreria. Sullo sfondo, Francesco, l’alunno. Quest’ultimo funge da spunto per vagliare le problematiche relazionali del rapporto padre-figlio, nonché per superare odiosi luoghi comuni legati all’omosessualità.

Tutto inizia sulle note di “sound of silence”. Difatti, nella birreria di Sergio si trasmette solo la musica dei “Simon & Garfunkel”; pur non avendoli vissuti, il birraio crede di rivedersi perfettamente nei valori dei due americani, in quella musica, in quella rivoluzione culturale. Ciò, tuttavia, può reputarsi vero fino alla visita di Marco, che presentandosi in birreria, apre a Sergio un mondo inesplorato: suo figlio. Francesco, inizialmente, non risulta come entità a sé, ma vive in quanto discente di suo padre. Dalla prima bevuta tra il professore e Sergio, si comprende l’enorme distanza tra quest’ultimo e Francesco; i due sono menti e pensieri distanti, territori sconosciuti. Anche per questo, Francesco decide di confidare al suo professore, e non a suo padre, le proprie perplessità in ambito sessuale.

Con ciò, il piano della narrazione si sposta su Marco, omosessuale dichiarato, che tenta di riavvicinare il suo alunno col padre. Invero, l’immagine del professore di greco va al di là del suo incarico scolastico. Marco si presenta in scena come un individuo pieno di potenzialità, che spazia dalla musica trash italiana ad Ugo Foscolo, da un’intricata ed intensa trama sentimentale alle lacrime di commozione per i sentimenti paterni.

Sono due uomini, Marco e Sergio, incompleti. L’uno necessita di superare il gap generazionale, trasformando la sua fisionomia di ragazzo che scambia vinili folk con una figura paterna stabile. L’altro si trova a lottare non solo contro odiosi pregiudizi, ma e soprattutto anche contro una vita condotta all’insegna della solitudine e dell’insoddisfazione.

In otto incontri, ed altrettante bevute, si disvelano i reali problemi di due persone distratte da ciò che desiderano. Quindi, al ritmo dei “Simon & Garfunkel”, i due colmano la distanza tra come immagino la propria vita e com’è in realtà.
Senza bizantinismi, Marco e Sergio comprendono loro stessi, la realtà in cui sono calati e i problemi che devono risolvere. Prima antagonisti, poi amici, poi confidenti, i protagonisti mettono a nudo umilianti stereotipi, preoccupazioni e paure.
Si conoscono, dunque, riempiendo di voce il suono del silenzio. Otto birre diventano il tempo perfetto e lo spazio congeniale per determinare i propri destini, scegliendo gli uomini che vogliono essere.