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Svimez 2015: è possibile piantare alberi senza farli mangiare dalle capre?

Scritto da Dalia Casula Il . Inserito in Vac 'e Press

SVIMEZ-2015

Timido, ma positivo, è l'andamento del PIL al mezzogiorno che emerge dal rapporto Svimez 2015, comunque insufficiente per arrestare il rischio del consolidamento del nuovo sottosviluppo del meridione.

La variazione positiva del PIL ( +0,1% al sud rispetto al +0,8% in Italia) prevista per il 2015 spezza la caduta ininterrotta sperimentata dall'area negli ultimi sette anni. A trainare la ripresa sono fattori esogeni, quali il quantitative easing e la caduta del prezzo del petrolio, ed endogeni, quali una politica espansiva di bilancio ed il tax expenditures. Tuttavia il freno agli investimenti arpiona il mezzogiorno ad un sottosviluppo permanente: nel settennio 2008- 2014 sono crollati gli investimenti dell'industria in senso stretto del -59,3%, nonché nel settore agricolo del -38,1% a fronte del -10,8% al centro-nord. In aggiunta al calo degli investimenti privati, la compressione riguarda anche la spesa ordinaria delle Pubbliche Amministrazioni, che seppur in crescita rispetto al passato, è pari solo al 28%, e dunque inferiore al peso, in termini di popolazione pari al 34,3%, del mezzogiorno.

Il rapporto non arresta la caduta, il divario resta. Pertanto per rendere stabile la ripresa è necessario ridare al mezzogiorno diritto di cittadinanza nell'agenda politica del paese attraverso strategie interconnesse che consentano, cavalcando l'ondata di ottimismo, di avere una nuova visone del “problema Italia”.

Lo stato deve essere regista. Invece oggi la distrazione della politica nazionale e la malafede verso le classi dirigenti locali sono la causa della grave sfiducia verso il futuro in queste aree del paese: il calo delle nascite, al di sotto dei livelli del 1861, nonché l'emigrazione, che coinvolge prevalentemente i giovani, sono gli effetti. Dietro i numeri della Svimez ci sono le persone. Queste stanno perdendo speranza.

L'inerzia e l'inesistenza di piani di sviluppo differenziato per singole aree meridionali, hanno frenato ad oggi l'avvio di processi di sviluppo che in paesi europei, come la Polonia,hanno consentito la rinascita del sistema economico.

Quindi è necessario un segnale forte attraverso investimenti nell'alta formazione affinché possa ricrearsi un tessuto sociale assente composto da validi imprenditori, amministratori e dirigenti,che possano ridare linfa al mezzogiorno. Al contempo è essenziale assicurare una corretta attività di gestione, spesa e programmazione delle risorse disponibili: chiave è il ruolo che ricoprirà l' Agenzia per la coesione territoriale dal gennaio 2016,ma sarebbe anche opportuno assicurare agli enti le risorse ordinarie, attivando le clausole di perequazione costituzionalmente previste, ma del tutto inattuate.