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Eppur, il PD Napoli, si muove

Scritto da Valerio Di Pietro Il . Inserito in A gamba tesa

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L’assemblea metropolitana del PD di Napoli, tenutasi lo scorso 29 ottobre, ha rappresentato un importante tassello nella definizione della strada da intraprendere verso le prossime elezioni amministrative.

Appare ormai supera l’incertezza, o almeno gran parte di essa, sul percorso da seguire: primarie senza esitazioni.
Vero è che, scegliere questa via, significa rispettare semplicemente lo statuto, il quale prevede le primarie salvo diversa volontà del 65% dei membri dell’assemblea e proprio per questo il suddetto appuntamento assembleare è stato un passaggio essenziale per certificare la mancanza (allo stato dei fatti) di una tale soluzione.
La scelta di una data certa (il 20 Novembre) in cui convocare la direzione provinciale, rappresenta il primo, vero passo in avanti che compie il Pd Napoli nella definizione di una proposta per la città. Primarie che però non siano sinonimo di “guerra fratricida” e pertanto ben venga, qualora ci fosse, una candidatura unitaria del Partito Democratico alle primarie di coalizione. C’è da dire, però, che una ricerca in tal senso va compiuta solo ed esclusivamente dalla segreteria provinciale, unica depositaria di un mandato fiduciario da parte dell’assemblea e della direzione. Guai ad affidarsi a figure parallele: si rischierebbe la personalizzazione insana del partito, mortificando un’intera comunità. Attenzione poi a non restare impantanati nella ricerca del “Maradona” di turno (il pibe de oro dovrà scusare tutta la comunità democratica per l’utilizzo inopportuno del suo nome): l’unanimità è sicuramente una scelta auspicabile, ma non per forza deve esserci e, soprattutto, non bisogna permettere che il percorso per raggiungerla porti poi ad una vittoria di Pirro, sacrificando eventuali risorse (che ci sono) che potrebbero rappresentare una valida proposta per il governo della città di Napoli.
Come recuperare il tempo perso? Due soluzioni che, anche in questo caso, vedono protagonista la segreteria provinciale. La prima, già enunciata, è rappresentata dalle primarie: esse consentono un coinvolgimento vero dei cittadini e di quelle realtà (associazioni, ordini professionali, ecc) che sono attratti dal Pd ma che con esso non riescono ad avere relazioni strutturate dal momento che, molto spesso, l’azione politica del partito locale risulta estremamente autoreferenziale. Sentirsi partecipi di una scelta importante, come quella dell’individuazione del candidato a Sindaco, porterebbe invece ad avvicinare molti di questi mondi e a creare con loro una fruttuosa collaborazione, anche in vista dell’appuntamento elettorale. La seconda soluzione si fonda sempre sulla partecipazione quanto più possibile ampia anche nell’opera condivisione di idee, programmi e visione della città senza lasciare al dibattito allargato l’onere di individuare temi e soluzioni. La segreteria provinciale deve farsi portatrice di tesi, di progetti, di visioni, sulle quali devono poi essere chiamati ad esprimersi tutti gli attori della città, magari in una serie di incontri monotematici, che possano poi concludersi in un’unica grande conferenza programmatica, dalla quale far venire fuori il progetto di città che il Pd intende consegnare al suo candidato Sindaco. Insomma, modi e tempi per organizzarsi ci sono, quella che serve è la volontà di riprendersi la più grande città del Mezzogiorno.