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Il Cinema e il teatro: un connubio indissolubile nella programmazione del Teatro Bellini

Scritto da Lorenzo Riccio Il . Inserito in Teatro

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Il cinema, ormai acclarato come la settima arte, spesso prende a piene mani dalla tradizione teatrale riportando sul grande schermo le storie e le citazioni concepite per il teatro con l’aggiunta di tutti quei virtuosismi di cui ormai il cinema è capace.
Spesso però avviene il contrario, ed è il teatro a prendere spunto dal cinema, così come dalla letteratura e dalla musica, con trasposizione di film o opere che ne hanno fatto la storia.

Ne costituisce un palese esempio Qualcuno volò sul nido del cuculo che ha aperto la stagione teatrale 2015/2016 del Bellini, in scena dal 23 ottobre all’1 novembre come già visto qui.

Lo spettacolo ha riscosso molto successo nella critica, confermando l’ottima riuscita di Gassman alla regia e il talento, ormai indiscusso di Maurizio de Giovanni, che per l’occasione ambienta la storia nell’Ospedale Psichiatrico di Aversa nel 1982.
Il noto giallista ha “napoletanizzato” il romanzo omonimo di Ken Kesey, reso famoso per la trasposizione cinematografica di Milos Forman con un memorabile Jack Nicholson, che vinse ben cinque premi Oscar entrando a pieno titolo tra i capolavori cinematografici mondiali, tratto a sua volta dall'adattamento scenico di Dale Wasserman nel 1971, a Broadway.

Se la vicenda contestualizzata all’inizio degli anni ’80 riflette sul tema delle condizioni dei soggetti psichiatrici, riproposta proprio in coincidenza della recente chiusura definitiva dei famigerati Ospedali Psichiatrici Giudiziari, pur con qualche banalità (l'immagine ingigantita di Tardelli nell'esultanza del gol della partita Italia-Germania) regala forti ed intense emozioni davanti alle tematiche impegnate trattate: la malattia, la paura del mondo, il disagio interiore, l’abuso di potere, la privazione della libertà personale, rappresentato da Suor Lucia, incarnazione del potere centrale dell’istituto.

Non sfuggono alcune intelligenti soluzioni del regista, come uno speciale pannello trasparente posto sul boccascena sul quale vengono proiettati effetti speciali in grado di trasformare alcune scene in scene cinematografiche e rendere più moderne momenti come la presentazione degli attori e dei personaggi.

Il Teatro Bellini, come un filo che percorre l’intera programmazione, si rifà anche ad altre opere proveniente dal mondo dello spettacolo e della musica.
E’ il caso Ti Regalo La Mia Morte, Veronika che si ispira all'opera cinematografica di Rainer Werner Fassbinder, in Die Sehnsucht der Veronika Voss, del 1982, dove si racconta una cupa storia del dopoguerra in cui l’attrice Veronika Voss non riesce a integrarsi nella Germania della ricostruzione e, invece di adattarsi, vive nei sogni del passato – che si rivelano d’ostacolo al successo nel presente.

E’ il caso di Arancia meccanica, romanzo che Anthony Burgess scrisse nel 1962, divenuto un cult grazie alla trasposizione cinematografica che ne fece Stanley Kubrick nel 1971.
A distanza di oltre cinquant'anni dalla sua stesura, in un tema non lontano da quello analizzato nello spettacolo di Gassman del controllo e dell’abuso di potere, ci si rende conto di quanto Burgess avesse saputo guardare oltre il suo tempo presagendo, attraverso la storia di Alex e dei suoi amici Drughi, una società sempre più incline al controllo delle coscienze e all'indottrinamento verso un "pensiero unico”, sempre più vicino alla realtà dell’odierna società tutt’intenta all’omologazione, spinta anche da un utilizzo della tecnologia che spesso porta a questo risultato.

Ne è un ennesima prova Chi ha paura di Virginia Woolf? , scritto nel 1962 dal drammaturgo statunitense Edward Albee, che ha debuttato nello stesso anno a Broadway e da allora non ha mai smesso di essere rappresentata nei teatri di tutto il mondo, oltre a essere stata, nel 1966, oggetto di un'indimenticabile trasposizione cinematografica con Richard Burton e Elisabeth Taylor per la regia di Mike Nichols.
Nel 2007 l'American Film Institute l'ha inserito al sessantasettesimo posto della classifica dei cento migliori film americani di tutti i tempi, in cui si crea intorno ai 4 protagonisti (spinti verso un crollo dalle botte psicologiche e forse anche fisiche che la trama riserva loro) una crescente atmosfera di angoscia, un’attesa spasmodica in grado di portare alla catarsi le due coppie che però non arriverà mai; fra i quattro sembrerà regnare la calma e l’accettazione di riprendersi i propri ruoli sociali; la tragedia è impossibile nella società americana superficiale ed edonista, ci suggerisce l’autore.

Salta all’occhio poi il progetto del Teatro Bellini, sempre attento ala realtà musicale contemporanea, con Giovanni Block, Giuseppe Di Taranto e Vincenzo Rossi, che decidono di creare un appuntamento fisso con altri cantautori, per confrontarsi e sperimentare; da quest’idea nasce Il Be Quiet nasce nel febbraio del 2012 , che in collaborazione anche con Radio CRC si svolgerà il 18 novembre presso il suddetto teatro.

Il progetto che ha acquisito sempre maggiore rilevanza è ormai diventato un appuntamento fisso che ha dato alla luce diverse iniziative, collaborazioni, dischi e che trova sua patria d’onore nell’Ugo Calise Festival di Oratino, un festival per cantautori ideato dai cantautori stessi.


“Le Grandi Storie non necessitano di una forma precisa, perché vanno direttamente a ferire la superficie dell’anima e lasciano un’indimenticabile, meravigliosa cicatrice. Questo accade perché le Grandi Storie raccontano, in maniera semplice e comprensibile, quello che tutti abbiamo in comune: sentimenti, passioni. Amicizia, amore, disperazione. Nessuno può fingere di non sentire quello che le Grandi Storie riescono a comunicare”.
(Maurizio De Giovanni)