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La risposta dello studente Erasmus

Scritto da Alessandra Mugnolo Il . Inserito in Vac 'e Press

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La nostra Redazione prosegue il dibattito inerente al Progetto Erasmus raccogliendo la testimonianza di Felice D'Angelo, laureando in Medicina e Chirurgia presso la Seconda Università degli Studi di Napoli che dopo aver sostenuto un test di selezione è stato dichiarato vincitore di una borsa Erasmus lo scorso anno presso l'Università di Madrid. Felice gentilmente ci rilascia la seguente intervista:

Felice, cosa ne pensi dell'articolo pubblicato la settimana scorsa dalla nostra Redazione? Credi che ci siano troppi luoghi comuni?
Inizierei anzitutto con il sottolineare che il tempo del cosiddetto "recupero crediti" da Erasmus è terminato :oggi, differentemente dai decenni addietro ,le pratiche di svolgimento all'estero e convalida in patria degli esami sono molto più accurate. Per quanto riguarda lo stile di vita dello studente Erasmus ironicamente rimarcato nel vostro articolo, il discorso è molto più complesso anche perchè rientra in una dimensione fortemente personale che, per quanto incline ideologicamente alla stereotipizzazione, in realtà non lo è. Chiaramente, almeno per quanto riguarda la Spagna, non si può chiedere ad un Erasmus di non adattarsi allo stile di vita del posto che si avvicina francamente un pò a quello dipinto nel vostro articolo, perchè verrebbe a mancare uno dei principi cardine del Progetto Erasmus: l'integrazione inter/intraculturale. Forse quello che "inorridisce" chi l'ha additato anche se bonariamente negativo è la distanza dal modello culturale italiano. Se si va in Spagna le public relations passano per la caña dopo mezzanotte come qui per il prosecco al bar a mezzogiorno insomma, però responsabilizzarsi è importante ecco perchè non bisogna generalizzare.
Raccontaci la tua esperienza da studente: lati positivi e negativi se ce ne sono.
La vita di uno studente fuori-sede ed ancora di più di un "Erasmus" è inizialmente abbastanza dura e non avere guide sociali e domestiche non è sempre divertente come si crede. Considero umana pertanto l'esigenza di costruire un piccolo nucleo familiare ( ne approfitto per ringraziare calorosamente gli amici del Hospital Doce de Octubre e tutte le persone conosciute) ed è forse proprio la riconoscenza nei confronti di chi per primo mi ha accolto in una nuova realtà, a spingermi verso i nuovi studenti Erasmus una volta rientrato in patria. In questa occasione terrei fortemente a ringraziare chi si è preoccupato di dare a me quello di cui avevo bisogno umanamente ancor prima che praticamente. Di certo lo stile di vita spagnolo, per i ritmi molto lenti e per le miriadi di attività ricreative proposte può essere per uno studente italiano complicato da far combaciare con lo studio. Ma come dicevamo prima, basta responsabilizzarsi. Una cosa che mi ha lasciato perplesso inizialmente: noi italiani per gli spagnoli siamo molto formali. Può sembrar strano eppure anche se apparentemente sembriamo molto simili siamo profondamente diversi.
Didattica spagnola: differenze con quella italiana
Ritengo la didattica italiana diversa rispetto a quella spagnola come impostazione e come mole di studio. Di certo lì pur essendo molto più digitalizzati di noi molte operazioni continuano a condurle con carta stampata mantenendo problemi organizzativi significativi nonostante l'abbondanza di proposte in merito. Per quanto riguarda i professori spagnoli, li ho trovati molto alla mano, le distanze studente/professore sono notevolmente accorciate, un professore italiano ha una tradizione diversa che vanta uno schema didattico ineccepibile. Quelli spagnoli li ho trovati eccessivamente sintetici, in questo caso forse con l'intento di stimolare lo studente a riprendere da sè le conoscenze pregresse e questo non sempre è un bene. Le valutazioni poi, sono fatte in decimi e non in trentesimi e non sono determinanti poichè la laurea è senza voto. Quest'aspetto che crea unicamente problemi di conversione per noi italiani soprattutto, abbassa il livello di ansia nell'acquisizione delle conoscenze e rende l'ambiente studentesco meno competitivo anche in virtù del post-laurea, ma soprattutto favorisce e stimola il lavoro di gruppo. Noi italiani siamo eccessivamente individualisti: soprattutto quello sanitario è un lavoro di squadra interdisciplinare e plurispecialistico, la collaborazione tra studenti è un aspetto che perciò andrebbe incentivato.
Come hai trovato il Post-Erasmus?
E' un'emozione personale da consumare nelle mura della propria stanza. Io Madrid l'associo all'odore di "un'acqua di colonia dozzinale", un "profumo di basso costo" ma che al tempo stesso ha in potenza la possibilità di cambiarti la vita proprio come un incontro fortuito dietro gli angoli dei suoi palazzi moderni. Madrid è per me quella città sicura pervasa di ottimismo e cultura. Il mio Post-Erasmus è doloroso nel raffronto con Napoli che per problemi non imputabili ai cittadini non è fruibile al 100% come Madrid.
Preferisci le amicizie Erasmus adesso?
Bhe no, non direi. Ho conservato e continuo a conservare le amicizie pregresse così come quelle conosciute in Erasmus in quest'anno di vita insieme. Quando oggi guardo uno studente Erasmus rivedo in lui lo stesso entusiasmo che riconosco in me stesso prima di questa esperienza, ma con una consapevolezza diversa, la consapevolezza di chi è andato ma soprattutto tornato.
Altro da aggiungere?
Ringrazio te Alessandra per avermi dato la possibilità di condividere quest'esperienza a livello pubblico e che spero possa servire a qualcuno da sprone per prendere coraggio e affrontare quest'esperienza