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Sinistra italiana o Partito della nazione?

Scritto da Paolo Catanzariti Il . Inserito in Vac 'e Press

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Con una manifestazione al teatro Quirino di Roma, nasce Sinistra Italiana, il 7 novembre 2015.
Il nuovo gruppo parlamentare sarà inizialmente composto da 31 deputati (25 provenienti da SEL e 6 ex PD). Al Senato invece, non raggiungendo il numero minimo per formare un gruppo autonomo, verrà creata una componente all'interno del gruppo misto, formata da 7 senatori SEL, 2 ex M5S e l'ex PD Mineo.

Il nuovo simbolo non sarà rosso, bensì arancione.
Ma questa sinistra italiana non ha certo bisogno di nuovi simboli e nuovi gruppi parlamentari, avrebbe piuttosto forse bisogno di nuovi leader e di una nuova leadership.
Leadership, parola questa pruriginosa per una certa sinistra, ma bisogna fare i conti con la funzione che oggi assume la leadership nella politica moderna e dobbiamo riconoscere soprattutto l'importanza del leader nell'attrarre consensi.
Domandiamoci ad esempio dove sarebbe oggi Siryza senza il suo leader Alexis Tsipras e non dimentichiamoci dell'ultimo lampante esempio italiano, avrebbe mai ottenuto tale visibilità il MoVimento 5 Stelle senza Beppe Grillo?
Può una nuova formazione politica che si collocherebbe alla sinistra del PD federarsi e consolidarsi solo in nome dell'antirenzismo? Ed ora domandiamoci dove possa apprestarsi ad arrivare una forza che al momento si presenta come una mera operazione parlamentare e che oggi ha otteniuto come unico risultato la creazione di nuovi equilibri di potere in parlamento.
Per poter essere duratura e unita, Sinistra Italiana dovrà avere dunque un significativo riscontro alle urne, ed avrà certamente bisogno di dotarsi di un leader, che sia in grado di attrarre le masse. Domandiamoci ora dunque dov'è il leader di Sinistra Italiana oppure in capo a chi individuare tale leadership?
Civati? Assente! Landini? Assente!
Sta di fatto che da un pò di tempo a questa parte non esiste alcuno spazio a oltre il 5% dei consensi complessivi ai partiti che si presentano alle elezioni alla sinistra del PD e questo dato verrebbe confermato anche dagli ultimi sondaggi che attesterebbero SI (questa dovrebbe essere la sua sigla) intorno a tale cifra.
Già abbiamo assistito più volte dal 2008 ad oggi all'avvicendarsi delle esperienze politiche più disparate a sinistra, sottoforma di coalizioni eterogenee o cartelli elettorali, vedi da Sinistra Arcobaleno a Lista Tsipras. Sempre comunque queste compagini si sono contraddistinte per l'essere altamente litigiose ed hanno avuto vita breve.
Oggi stiamo assistendo forse a qualcosa di diverso?
Così composta, così come appare dall'esterno, l'operazione di Sinistra Italiana sembrerebbe più un tentativo di restiling a salvaguardia dell'esistente, del proprio ruolo in Parlamento, piuttosto che una effettiva sfida alla sinistra e al Governo in vista delle prossime elezioni. Identificarsi soltanto con un astratto identitarismo di sinistra difficilmente sarà in grado di attrarre nuovamente gli elettori delusi alla prossima tornata elettorale.
Per avere successo una nuova formazione politica che si definisca realmente di sinistra dovrebbe certo avere chiara identità e connotazione, ma una nuova forza riformista dovrebbe anzitutto attuare politiche e programmi realmente nuovi ed alternativi. Una nuova sinistra dovrebbe essere nuovamente in grado di parlare al popolo e dovrebbe smettere di trincerarsi nel suo elitarismo. Dovrebbe saper dare risposte concrete ed effettive ai problemi più pressanti, uno su tutti la questione del lavoro e della disoccupazione, soprattutto giovanile. Questo oggi è o potrebbe significare essere di sinistra e non pare a mio avviso che Sinistra Italiana possa effettivamente dare apporto e contributo ad una nuova sinistra.
Il vocabolario utilizzato da alcuni esponenti di Sinistra Italiana è a mio avviso grigio e vetusto. Non vedo personalità in grado di dare nuovamente rappresentanza al popolo deluso tradizionalmente di sinistra ed ai giovani. Difficilmente avranno la capacità di riattrarre nuovamente i consensi perduti, a beneficio del M5S.
A giudicare dalle reazioni di esponenti del gruppo dirigente PD è accolta con freddezza, se non quasi addirittura con favore, la notizia di un'ulteriore frammentazione a sinistra di considerevoli e radicate anime del centrosinistra. Ma non dimentichiamoci comunque che queste componenti, che non si riconoscono più nel nuovo corso del PD, rappresentano pursempre una certa parte di elettorato radicato ed affezionato, da sempre orgogliosamente di sinistra. In qualunque modo la si voglia vedere una simile scissione rappresenterebbe comunque la perdita di una certa identità da sempre appartenuta al Partito Democratico ed al centrosinistra.
Ma forse l'idea stessa ormai di chiamarsi Sinistra potrebbe dare addirittura un pò fastidio a chi oggi nel PD ha in mente di diventare il Partito della Nazione.