fbpx

Io non ho le vostre certezze

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

parigi-attentato

A Parigi vivono due persone a me care. Stanno bene, per volontà di Allah.
E’ questo il tema del prossimo decennio. So che è questa la sfida per la mia generazione e che mai come ora è necessario avere una posizione. Eppure io una posizione netta, chiara, univoca non la ho.

 

Non me ne compiaccio, anzi me ne vergogno.
Ho letto molto, ho cercato dati, notizie. Sto provando da giorni a scartabellare tutto ciò che ho intorno per scavare dentro me stesso.
Ma io non ho le vostre certezze. Non riesco ad averle.

È lacerante. Sento il conflitto, sento la rabbia. Sento tutto. Ma io non ho le vostre certezze.
Non ho religioni contro cui combattere, non ho religioni per cui valga la pena combattere. Non ho valori per cui valga la pena schierarsi, ora. Non sono ammattito, o forse l’ansia e la paura iniziano davvero a paralizzarmi. Anche qui, a Napoli, a millemila chilometri dai morti francesi.
E nulla conta se i morti siriani, libici, tunisini, egiziani, curdi, maliani, ceceni non mi procurano lo stesso sgomento: è normale che sia così, non sono fesso né ipocrita.
È casa, è l’odore di casa mescolato con il sangue che genera la paura. È umano, è umanità.
Eppure non ho le vostre certezze, non so se le avrò mai su questi morti. E’ un susseguirsi di opinioni non richieste, di striscianti banderuolisimi e di insensate propagande. Qualcuno cita la Fallaci, senza averla mai letta. Altri la scelgono come oracolo post mortem, senza averla mai capita.
Il fallacianesimo è forse la cosa che più mi disturba. Leggere quegli stralci, quella magistrale lezione di intolleranza senza capirne il senso, le ragioni e le prospettive mi disgusta. Ma è umanità anche questo: appellarsi a chi, per culo o per paura, gridava al mostro prima che il mostro fosse mostro davvero. Dovremmo ascoltarla ora? Non abbiamo mai smesso di farlo, dal 2001. Purtroppo.

“Bombardiamo”, dicono. Come se in questi 15 anni avessimo saputo fare altro. Ma chi, cosa, dove? “Bombardiamo la Siria.” Ok, e poi? Poi passiamo all’Iraq, alla Libia, alla Tunisia e a tutto il Medio Oriente? Poi espelliamo tutti i musulmani europei, inventandoci qualche strumento adeguato per l’uso? Li rimandiamo a casa, da europei infedeli, e li andiamo a bombardare ovunque? Random?
Non lo so, non so che pensare. È umanamente concepibile? E, soprattutto, è militarmente possibile pensare tutto questo? Non ho le vostre certezze. Mi fido, se mi dite che occorre, con la vostra triennale in scienze politiche, mi fido. Sarà così. Con la vostra laurea in giurisprudenza alla Parthenope o alla Federico II mi dite che servono leggi più rigide sull’immigrazione? Mi fido, chiudiamo le frontiere.
Non ho certezze, ma mi fido. Anzi, non ho certezze, quindi mi fido.

Così, la psicosi diventa norma, regola. Persino moda. Senza certezze, ma fedeli. Fedeli in un paese di cristiani rinnegati, di cattolici non praticanti, di fascisti sottaciuti. Ma pur sempre fedeli.
Non ho le certezze nemmeno di chi, mentre ancora si contavano i morti, ha cominciato a parlare della Le Pen, di Salvini e dell’intero sottobosco politico. Credo sia una prospettiva folle, perversa, mediocre. È la reazione alla paura? O è il tentativo di ragionare? È voler capire o è voler chiudere gli occhi e parlare di ciò che conosciamo meglio? Si sono susseguiti post, commenti, video, immagini, tweet: un sottobosco comunicativo di chi, baluardo della giustizia in questo mondo infame, pensa allo sciacallaggio della Meloni e del Matteo verde.
È umanità anche tutto ciò. Raccontiamo quello che conosciamo, anzi ri-conosciamo. È una partita, questa, che sappiamo combattere, che non ci spaventa. In fondo, facendo così, raccontiamo di noi, della nostra quotidianità, della nostra abitudinaria cristianità. È umano.

Non ho, tuttavia, le certezze di chi specula sui morti, né di chi specula sulla speculazione. Non ho prospettive. Non ho idee. Non lo so. Non so niente.
E data la confusione non mi resta che aggiungere dubbi ai dubbi, paure alle paure. È un vortice, un cane che si morde la coda, un instancabile desiderio di capirci davvero qualcosa, una bramosia insana di avere le vostre insensate certezze. Mentre si contano i morti quotidianamente, a Parigi come nel mondo.
Ma non le ho, le vostre maledette certezze.
E così, nello scrivere, l’ennesimo timore prende quota nel mio cuore: temo per voi, tutti. Indistintamente. Temo perché le vostre semplici certezze a nulla varranno di fronte alla complessità dei problemi che abbiamo davanti.