fbpx

Genocidio armeno: il ricordo a Napoli cento anni dopo

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in Vac 'e Press

Sfondo conferenza Armenia 27.11.2015

Tra il 1915 ed il 1916, in Turchia, si perpetra un massacro della popolazione cristiana (armeni, siro cattolici, siro ortodossi, assiri, caldei e greci), ricordato dagli armeni come il Medz yeghern, “il grande crimine”. Si tratta di persecuzioni agli armeni nella Turchia dell’Ottocento e di genocidio armeno durante la prima guerra mondiale.

Accadimenti insieme dimenticati e ricordati, negati e comunicati. A cento anni di distanza da quei tragici momenti, anche Napoli vuole commemorare quello che fu uno dei primi genocidi della storia e, il 27 novembre 2015, si tiene la conferenza “Il genocidio armeno - diritto, storia, memoria”. L’evento si svolge presso  l’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, alle ore 10,30 a Palazzo Giusso - aula Matteo Ripa (Largo San Giovanni Maggiore 30 – Napoli). L’iniziativa è promossa dall’Associazione “Rinascita Sociale Salam House”, in collaborazione con la Cattedra di Diritto Internazionale e la Cattedra di Diritto dell’Unione Europea dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Si confrontano sul tema Giuseppe Cataldi, Professore ordinario di Diritto Internazionale - Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, che affronta la questione del genocidio dal punto di vista giuridico, e Maria Immacolata Macioti, Professore ordinario di Sociologia dei processi culturali -  “Sapienza” Università di Roma, autrice del volume “Il genocidio armeno nella storia e nella memoria” (Edizioni Nuova Cultura). Del genocidio armeno se ne sono occupati testimoni stranieri, sopravvissuti, studiosi, scrittori. Recentemente sono usciti romanzi, film che ricordano questa epopea. A partire da questi ricchi materiali Maria Immacolata Macioti ripercorre gli anni delle stragi degli armeni, i loro tentativi di sopravvivere, di tramandare il ricordo di quanto subito; quelli, da parte turca, di diminuire la portata di questi fatti, di rovesciarne la responsabilità sulle vittime stesse. Secondo lo storico polacco Raphael Lemkin (che ha per primo usato il termine genocidio), la vicenda armena di inizio secolo è il primo episodio in cui uno Stato ha pianificato ed eseguito sistematicamente lo sterminio di un popolo. Eppure, com’è noto, la Turchia non ha mai accettato l’uso del termine genocidio a tali vicende, sostenendo che le uccisioni compiute dall’Impero Ottomano sono state una risposta all’insurrezione degli armeni e alla necessità di difendere le sue frontiere, sottolineando che anche migliaia di turchi sono morti nel conflitto. Il numero degli armeni morti in questo secondo massacro (dopo le prime stragi nel 1890) è controverso. Alcune fonti turche attestano il numero dei morti a duecentomila, mentre quelle armene si spingono fino a 2,5 milioni. Gli storici stimano che la cifra oscilli, senza dubbio, tra i 500 mila e due milioni di morti, ma la stima di 1,2 milioni è il più diffuso. Infine, durante la conferenza, si ha l’opportunità di conoscere l’esperienza di Servizio Volontario Europeo (SVE), grazie a due volontari SVE in servizio presso “Rinascita Sociale Salam House”, Marina Balayan, giovane armena, ed Enrique Ramírez Rodríguez, giovane spagnolo. Proprio grazie allo SVE, azione inserita nel programma europeo “Erasmus +”, giovani europei e non hanno l’opportunità di soggiornare all’estero, da due a dodici mesi, mettendosi al servizio della comunità ospitante, contribuendo a formare quella cittadinanza europea che favorisce la tolleranza ed il rispetto dei diritti umani.