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La sfida per il salvataggio dell’EAV: intervista ad Umberto De Gregorio

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Funiculì, funicolà

2015.12.03 - La sfida per il salvataggio dellEAV intervista ad Umberto De Gregorio

L’EAV – Ente Autonomo Volturno, è una delle maggiori aziende di trasporto d’Italia. Con oltre 3000 dipendenti, gestisce 300 km di linee ferroviarie con 150 stazioni, e produce con la sua flotta su gomma oltre 17 milioni di bus/km l’anno. Tuttavia, questo gigante buono, che un tempo aveva come fiore all’occhiello la ferrovia Circumvesuviana, per anni considerata la migliore d’Italia, è anche un gigante malato, la cui cura è stata affidata al dott. Umberto De Gregorio.

Fedelissimo del Governatore Vincenzo De Luca, e ben radicato sul territorio napoletano, lo scorso luglio il dott. De Gregorio, commercialista e revisore contabile di lunga esperienza, è stato chiamato per una missione impossibile: risollevare l’EAV dallo stato comatoso in cui versa. In cinque anni, l’ex Assessore ai Trasporti della Regione Campania, Sergio Vetrella, assieme all’ex presidente dell’EAV Nello Polese (socialista, nominato alla guida dell’azienda dall’ex Governatore Stefano Caldoro, e già sindaco di Napoli dal 1990 al 1993, prima di essere travolto da Tangentopoli) hanno precipitato l’Ente Autonomo Volturno in una crisi nerissima, segnata da oltre 500 milioni di debiti, introiti da bigliettazione in picchiata, la controllata su gomma (EAV Bus) dichiarata fallita, e condizioni generali del servizio erogato indegni di un paese civile.

In questo quadro già grave, si è andato a inserire il blocco dei cantieri per la costruzione di nuove linee, ordinato dall’allora appena insediata giunta regionale di centro-destra nel 2010, che ha comportato l’apertura di numerosissimi contenziosi. Per avere un’idea del danno erariale che questi contenziosi potrebbero comportare, basti pensare che solo uno di essi, verificatosi con il consorzio Ascosa sulla ex linea MetroCampania Nord Est, ha visto pochi giorni fa l’azienda regionale condannata a pagare circa 100 milioni di Euro di danni.

Nonostante la sfida da far tremare i polsi, il dott. De Gregorio si è lanciato con entusiasmo in questa sua nuova missione. Disponibile all’ascolto, ha aperto le porte di quella che, durante i cinque anni del governo di centro-destra, più che un’azienda era percepita dagli addetti ai lavori come un fortino inespugnabile. Anche tramite i social network, il dott. De Gregorio ha cominciato a condividere con la popolazione campana i problemi e le eccellenze che segnano quotidianamente la vita dei dipendenti in EAV, oltre ad esporsi in prima linea con il Presidente di Regione Vincenzo De Luca e con i parlamentari campani d’area PD affinché l’azienda venga salvata e messa in condizione di ripartire. Su questi e su altri argomenti, abbiamo incontrato il dott. De Gregorio, per un quadro sulle cose già fatte, e su quanto resta ancora da fare.

Dott. De Gregorio, sia lei che il Presidente De Luca avete chiesto aiuto ai parlamentari campani, al fine di inserire nella Legge di Stabilità 2016 una proroga di ben due anni per proteggere l’EAV dai creditori e l’istituzione di una contabilità separata per le risorse destinate al piano di rientro dell’azienda. A che punto è questa vera e propria operazione di salvataggio?

Grazie all’impegno della delegazione campana dei parlamentari PD, sono stati presentati quattro emendamenti alla Legge di Stabilità 2016. Il Governatore De Luca, anche attraverso il capo di gabinetto, dott. De Felice, sta seguendo personalmente la questione. Si tratta di un punto determinante. Ove mai non venisse approvato alcuno degli emendamenti presentati, ci troveremmo senza scudo nei confronti dei creditori e senza risorse per fronteggiare il debito. Si aprirebbe quindi uno scenario drammatico, che dovremo eventualmente fronteggiare con scelte nette e dolorose.

Arrivare in un’azienda con 530 milioni di debiti e 3000 dipendenti dev’essere stato per Lei uno shock. Qual è stata la sua prima impressione, e cosa l’ha colpita di più?

La prima cosa che ho detto è stata: voglio ascoltare tutti, capire. Si tratta di una realtà complessa, con una lunga storia, anche gloriosa. Tuttavia, vi è un personale demotivato. Occorre lavorare dunque per restituire motivazioni, prospettive, e dignità. Non è facile: serve una nuova programmazione, ed in questo il ruolo della politica è determinante. Noi faremo la nostra parte. Del resto, il feeling con i dipendenti è buono.

Ogni elezione prevede un periodo di spoil system, durante il quale i nuovi eletti indicano persone di fiducia all’interno delle controllate pubbliche. Molti addetti ai lavori hanno lamentato difficoltà di comunicazione con il management EAV durante l’amministrazione di centro-destra. Che azione ha intrapreso in questo senso?

Sicuramente dovremo fare dei cambiamenti. Stiamo lavorando ad un nuovo organigramma, al fine di semplificare e rendere più nette e semplici le decisioni. 

Le grandi malate dell’EAV sono probabilmente le linee flegree, Cumana e Circumflegrea, il cui bacino di utenza richiederebbe un servizio di tipo metropolitano e non ferroviario. La recente apertura della galleria San Martino, fra Montesanto e Corso Vittorio Emanuele, ha segnato un miglioramento nelle frequenze della Cumana. Tuttavia, per raggiungere frequenze decenti, serve completare i lavori di raddoppio delle linee (soprattutto sulla Circumflegrea), un nuovo sistema di segnalamento e nuovi treni. Come si sta agendo in tal senso?

Confesso che siamo messi male. Servono innanzitutto treni, poiché aprire le linee senza avere treni serve a poco. Abbiamo un programma che prevede nel giro di tre anni un rinnovamento importante del parco treni. Naturalmente è necessario che i finanziamenti della regione, quelli nazionali e quelli europei non vengano meno. Seguiamo con attenzione l'iter burocratico che in passato si è inceppato troppo spesso. 

Sempre in tema di investimenti, desta perplessità il vedere tanti cantieri bloccati, come quelli sulla linea ex-MetroCampania Nord Est Capodichino-Piscinola-Aversa, le stazioni di Melito e di Baia quasi finite e mai aperte all’utenza, il collegamento fra la stazione Montesanto e l’omonima della Linea 2 a piazzetta Olivella, il bar-terrazza sempre a Montesanto abbandonato, fino alla stazione Monte Sant’Angelo disegnata dall’artista anglo-indiano Anish Kapoor, primo stop della futura bretella che servirebbe zone di Napoli ora irraggiungibili, come il campus dell’università Federico II, il Rione Traiano, Parco San Paolo e viale dei Giochi del Mediterraneo. Come si sta muovendo l’azienda in tal senso?

Abbiamo trovato un contenzioso folle con le imprese. Stiamo lavorando con i consorzi ma non è semplice la situazione, poiché è difficile convincere le imprese ad accettare le ragioni dell’azienda, dopo cinque anni di fermo totale. Dunque, siamo soccombenti in molti contenziosi. Il caso di Ascosa è emblematico. Abbiamo bisogno di riaprire i cantieri, ma per farlo servono tre cose: la buona volontà delle imprese, il denaro liquido per fare transazioni per il passato e chiudere così i contenziosi in atto, ed un progetto serio per il futuro. Al momento quello che manca è la liquidità, siamo fermi per questo, e dirimere questioni legali tutt'altro che semplici senza un Euro è un’operazione delicatissima.