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La combinazione del lavoro

Scritto da Dalia Casula e Francesco Pastore Il . Inserito in Vac 'e Press

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Tito Boeri, Presidente dell’INPS, ha recentemente proposto in un documento intitolato “Non per cassa ma per equità” una misura che prevede l’introduzione di un reddito minimo (“Sostegno di inclusione attiva”) per gli over 55 rimasti senza impiego.

 

Secondo Boeri, gli over 55 «hanno registrato il maggiore incremento nell’incidenza della povertà». Consultando il Rapporto Istat 2015 sulla povertà assoluta, si scopre che su 4 milioni e 102 mila poveri, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno (circa il 45.5%); 2 milioni 44 mila sono donne (49.8%); e 1 milione 45 mila sono minori (25.5%); 857 mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (20%) e 590 mila sono anziani (14.4%). Tuttavia unendo i dati dei minori e degli under 34 si comprende che la povertà riguarda anche questi ultimi.

Quindi la proposta di Boeri interessa solo una piccola parte di coloro che versano in condizione di povertà assoluta: è a sostegno di persone che per la loro età sono difficilmente occupabili e non hanno maturato i requisiti per conseguire la pensione.

Nonostante questo problema riguardi gran parte della popolazione del Mezzogiorno, a Napoli e in regione Campania mancano interventi di sostegno al reddito, ma anche misure di contrasto alla povertà. L'assenza di una politica contro la povertà è propria dell’intero paese e lo distingue negativamente rispetto a tutti gli altri paesi dell’Unione Europea. Oggi questo disinteresse non è più giustificabile e potrebbe portare gravi conseguenze.


La misura potrebbe essere attuata attraverso modelli organizzativo-innovativi degli interventi anti-povertà, o meglio con la costituzione di quasi mercati dei servizi di assistenza e protezione con l’assegnazione di vouchers per l’accesso a servizi di assistenza, oltre che a beni e servizi essenziali a beneficio esclusivo di chi ne usufruisce.Punto chiave è l’identificazione dei beneficiari potenziali. Questo è un problema classico che da sempre rende difficile l’attuazione delle politiche contro la povertà e ne condiziona il successo. Pertanto bisognerebbe individuare condizioni ex ante ed ex post. Ex ante occorrebbe, in primo luogo, definire criteri oggettivi, non falsificabili e facilmente verificabili, per la identificazione delle fasce di bisogno; oltre ad un’attività di verifica a posteriori. Le misure dovrebbero essere accompagnate da una seria attività di controllo svolta da un ente funzionale a ciò preposto. Si potrebbero attribuire queste funzioni all’ INPS, come proposto dallo stesso Boeri, o alle agenzie di collocamento, che tuttavia dovrebbero subire una seria trasformazione funzionale ed attuativa. Il favor verso questi due enti è dovuto alla più facile accessibilità alle banche dati e pertanto a strumenti di controllo centralizzato. Ulteriore limite delle misure anti-povertà, che prevedono l’assegnazione di un reddito, è l’effetto di disincentivo della ricerca di un posto di lavoro. Per questo in molti paesi dell’Europa centrale e del nord gli schemi di sostegno al reddito prevedono qualche criterio di condizionalità, secondo il cosiddetto “approccio contrattuale”, per il quale il beneficiario è tenuto a ricambiare il sussidio ricevuto dallo stato svolgendo attività volte ad accrescere la sua occupabilità. In questi Paesi le politiche passive, di sostegno al reddito, sono quasi sempre complementari a quelle di politica attiva. In Italia questo meccanismo è stato già introdotto dalla DuL lombarda, la cui caratteristica è proprio, oltre che la rimodulazione dei servizi dell' impiego affinchè possano essere funzionali all'effettiva selezione dei soggetti reintroducibili e non nel mondo del lavoro, la costituzione di un quasi mercato che coniuga politiche attive e passive.

Malgrado la necessità, l’agibilità politica, sociale ed economica della proposta è una questione complessa a causa dello stato delle finanze pubbliche e dei non scontati effetti redistributivi che la misura può avere. A ciò si aggiunge il rischio di pesare sul sistema pensionistico e l’innescarsi del conflitto intergenerazionale, già molto acuto. A prescindere dalla modalità attuativa, è importante chiedersi se questa misura è giusta, utile e quale sia il potenziale impatto nel Mezzogiorno.

Certo è che se non inserita in una trama di controlli rigorosi ed efficienti la politica è rischiosa perchè potrebbe non solo determinare lo spreco di risorse pubbliche, ma anche l'innesco di spirali al ribasso dei salari, che impedirebbe di fatto la realizzazione del fine a cui è preposta ossia di munire i destinatari di un reddito minimo e che li sollevi da una situazione di bisogno, ma escluderebbe anche i giovani da questa possibilità. è inoltre necessario scongiurare che l'adozione di questa misura ricada sulla fiscalità generale determinando aumenti involontari del costo del lavoro.

Per queste ragioni, tanta responsabilità ricade sui soggetti attuatori , affinchè si possa favorire sì la competitività, ma scongiurare il rischio di esclusione di destinatari e non dal mercato del lavoro è necessario trovare la combinazione giusta.