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Nuova Musica Napoletana - 8° Puntata: Sabba & Gli Incensurabili

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Musica

2016.01.07 - NMN 8 Sabba  Gli Incensurabili

Ritorna il viaggio della nostra testata nella Nuova Musica Napoletana, alla scoperta del meglio che la scena artistica partenopea oggi offre. In questa ottava puntata, allargheremo l’occhio da Napoli centro alla città metropolitana, puntando su Frattaminore, fra Caivano ed Aversa. Infatti, è da questo piccolo comune dell’hinterland che Salvatore Lampitelli (in arte, Sabba) muove i primi passi che lo porteranno ad incontrare Luca Costanzo, Alessandro Grossi e Alessandro Mormile (alias, Gli Incensurabili). Nell’estate del 2010 si formano così Sabba & Gli Incensurabili.

Le differenti esperienze musicali pregresse dei cinque componenti della band si riflettono sul loro sound accattivante: la voce possente e profonda di Sabba è accompagnata dai fiati, le chitarre e le percussioni de Gli Incensurabili, su note che spaziano dal folk, al blues, al cabaret rock e lo swing ‘n roll. Ad un suono fresco si unisce una produzione di testi più indirizzata al cantautorato ed alla denuncia sociale, come emerge fin dal loro primo EP, “Si, ma quanta gente porti?”, pubblicato nel 2011. Nei testi, emerge in particolare una critica alla moderna gioventù, vista come disinteressata all’attualità politica e colpevole di farsi scivolare addosso gli eventi, senza reagire.

Del resto, sono gli anni degli scandali politici che poi condurranno, sul finire del 2011, alla crisi economica e sociale ed all’insediamento del governo tecnico di Mario Monti. L’atmosfera difficile di quel periodo, con l’Italia grande malato ed osservato speciale d’Europa, si riflette anche nel loro primo disco, “Nessuno si senta offeso”, pubblicato nel 2012. L’album, che tratta in dieci tracce di storie di vita comune ai tempi della crisi, arriva anche sull’onda di entusiasmo di ben quattro premi vinti nel solo 2011 dalla band: Emergenza Indie, Nano Contest, Musica & Libertà e il Festival Pub Italia. A dimostrazione che il connubio suoni travolgenti e testi di denuncia funziona, la band conquista la targa M.E.I. Rete dei Festival nel 2012, e centra la finale del Premio De André l’anno successivo.

Il 2015 si apre con la pubblicazione del loro secondo lavoro, “Sogno e son fesso”: sempre in dieci tracce, viene racchiuso il diritto alla speranza di una generazione che, nelle parole della band, “dopo vent'anni di silenzio, si ritrova a sostenere il peso di una storia a cui non sente di appartenere”. Il disco vede anche un duetto con Giovanni Block (nel pezzo Un giorno perfetto), animatore del collettivo musicale Be Quiet, nonché direttore artistico del Premio Ugo Calise, il primo festival italiano della canzone d’autore, tenutosi ad agosto 2015 nel piccolo borgo molisano di Oratino (CB), come già raccontato dalla nostra testata. Il festival ha rappresentato una cassa di risonanza musicale per tanti giovani cantautori provenienti da diverse regioni d’Italia, riscuotendo un buon successo sia a livello di partecipazione di band che di critica. In quest’occasione, Sabba & Gli Incensurabili raggiungono la finale per la categoria inediti, e vincono la categoria cover con “Basta che mi vuoi”, rifacimento del noto pezzo degli Showmen targato 1969 e brano di chiusura del loro ultimo album.

Grazie all’incontro avvenuto con la band proprio durante il Premio Ugo Calise, possiamo rivolgere a Sabba (ossia, Salvatore Lampitelli) qualche domanda per soddisfare le nostre curiosità… a partire dal singolare nome della band.

Sabba & Gli Incensurabili non è certamente un nome che passa inosservato: quali sono i motivi che vi hanno portato a sceglierlo?

Il mio nome d'arte non ha nulla a che vedere con i convegni di stregoni e altre diavolerie… Cominciarono a chiamarmi così al liceo, nello stesso periodo in cui cominciai a lavorare in studio a “L'ultimo Apache” come vocalist e chitarrista. Era il primo disco di Franco Del Prete (ex degli Showmen e di Napoli Centrale) e Sud Express, di cui facevo parte. A Franco piacque come suonava “Sabba” e da lì mi sono portato dietro questo nome d'arte. “Gli Incensurabili” non sono censurabili, con loro alle spalle si può parlare di qualsiasi cosa e in qualsiasi modo con la mia consueta faccia tosta. Mi fanno sentire forte nel dire la mia, pur sapendo che spesso ho una visione contorta, distorta, complottista e misantropa degli eventi di cui parlo nelle canzoni. “Gli Incensurabili” è un modo ironico per dire che la musica è libera e con essa riusciamo a dire cose di cui normalmente non parlaremmo.

Il vostro sound vi rende difficilmente confondibili con altre band del panorama attuale. Quali sono le vostri fonti d’ispirazione?

Dal punto di vista dei testi sicuramente c'è il cantautorato italiano, ma così nei testi come nelle musiche non ci sono mai pochi e precisi punti di riferimento, sarebbe una grossa limitazione per noi che abbiamo bisogno di “esplodere” in studio così come dal vivo. In questo modo, Rino Gaetano prende una birra con Paolo Conte, Daniele Silvestri fa un giro in bici con Fred Buscaglione, Edoardo Bennato offre un caffè a Luigi Tenco. E poi Caparezza, e poi Jannacci, Gaber, Dalla e chi più ne ha più ne metta. Il nuovo col vecchio e viceversa. Dal punto di vista prettamente musicale invece non si può negare che ci sia una matrice blues e rythm'n'blues forte, ma come è noto ci piace continuare a mischiare i nostri background per vedere cosa succede. C'è un tocco 70's, un approccio moderno negli arrangiamenti, nella vena rock anche nel suonare una canzonetta dal sapore anni ‘50, ogni tanto tocchi elettronici alternati ad archi e cori enormi per favorire arrangiamenti “pomposi”, e poi dietro tutto questo un bassista rock con una gioventù dedicata ai Genesis, un chitarrista ex metallaro, un cantante appassionato di blues e cantautori, un flautista che viene dal folk e tanta voglia di reinventarsi.

Nei vostri testi è forte la critica sociale, soprattutto verso l’apatia dei più giovani e verso l’attuale situazione politico/economica. Tuttavia, il panorama dai tempi del Governo Monti è molto mutato…

E' cambiato il panorama politico, ma non la rassegnazione alla quale le politiche degli ultimi anni stanno portando la nostra generazione. Chiudere le porte così drasticamente a un popolo, non solo ai giovani e ai propri sogni, alla loro idea di futuro, ma anche ai meno giovani e alle loro vecchie certezze, dal punto di vista politico, è come dichiararci guerra. Perchè togliere la dignità a un uomo significa togliere la possibilità di scegliere, e togliere la possibilità di scegliere significa svilire l'uomo. La politica deve dare dignità, possibilità, speranze alla comunità. Queste tre cose invece le ha rubate e continua a rubarle.

Quale può essere un antidoto al progressivo disinteresse, e la musica può realmente essere uno di questi?

Spegnere la televisione, tutti insieme. Oppure più realisticamente accederla e farsi venir voglia di partecipare a un talent, della serie si salvi chi può. Scherzi a parte, noi, dal canto nostro, riteniamo di poter rispondere con la migliore arma: la musica, che è passione, che è unione, che è stimolo, creatività, che è resistenza, anche se non in senso politico. Ovvio poi che questa musica sia condizionata da tutto, ma non solo, non unicamente dalla politica. Anzi, si può dire che se volessimo intendere la politica col suo termine più musicale, noi Incensurabili facciamo molta più politica dei politici che scherniamo. Ecco perchè preferiamo pensare di occuparci molto più semplicemente della gente e delle proprie storie quotidiane, dei perdenti che sorridono e si rialzano. Quella degli Incensurabili è l'amara ironia di chi si diverte a dissacrare, sminuire, irridere, trasmettendo sempre un'idea di rivalsa, con consapevolezza e un po' di coraggio in più. Anzi, a pensarci bene cancellerei tutto, noi non ci occupiamo affatto di politica, ma di amore e odio. Scherzavo ancora, noi non ci occupiamo di niente. Io sono là con la chitarra, penso qualcosa, la scrivo e la buttiamo giù. I nostri sono solo sfoghi creativi. E sembra che questo filo diretto con chi ascolta piaccia e funzioni. Perciò finchè è così, mi farò tante domande, sempre al di fuori dell'atto della composizione.

Con un EP e due dischi alle spalle, ormai è tempo già di un primo, piccolo bilancio. Dove vogliono andare Sabba & Gli Incensurabili?

Dove sono già. Solo più a fondo, magari.

 

Sabba & Gli Incensurabili sono:

  • Salvatore Lampitelli – voce e chitarra
  • Luca Costanzo – basso e backing vocals
  • Alessandro Grossi – sax, flauto traverso, programmazione
  • Alessandro Mormile – lead guitar e backing vocals

 

Entrambi i dischi de Sabba & Gli Incensurabili, “Nessuno si senta offeso” e “Sogno e son fesso”, sono disponibili ai loro concerti, nei migliori negozi di dischi o in formato digitale su diversi store online:

 

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