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Municipalità, non serve solo una riforma del sistema elettorale. Occorre un vero decentramento

Scritto da Mario Bianchi Il . Inserito in Il Palazzo

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La riforma delle municipalità dovrebbe essere uno dei temi centrali della prossime elezioni per il sindaco del comune di Napoli anche perché, e questo a molti sfugge, questi sarà anche il sindaco della Città Metropolitana, una realtà distante e poco percepita dai cittadini.

In questo scorcio di inizio anno si sente parlare di una riforma delle modalità di voto dei consiglieri e dei presidenti delle municipalità: preferenza di genere e doppio turno.
Sebbene la proposta non sia ufficiale e venga fuori da indiscrezioni e nonostante non siano state consultate le municipalità, è pur sempre positiva, e dirò brevemente il perché. Porta però con se il rischio di presentarsi monca e ridursi a un mero strumento che cerca di risolvere nell’immediato il problema delle alleanze politiche.
Per capirci partiamo dall’esperienza di questo quinquennio. Nelle singole municipalità furono siglate alleanze diverse rispetto a quelle concordate per il Comune, e furono concordati fra i partiti i candidati a Presidente, così che se il sindaco era espressione di una coalizione, i presidenti di municipalità lo erano di un'altra. Il Partito democratico e inizialmente anche Sel erano all’opposizione in consiglio comunale e in maggioranza in alcune municipalità. Questo ha prodotto nei fatti non poche difficoltà e contraddizioni, da un lato le forze politiche che tendevano a seguire il sindaco nelle sue scelte dall’altro quelle che dialetticamente le contrastavano. Conseguentemente le municipalità guidate dal centro destra hanno avuto meno problemi nell’amministrare in forza della loro maggiore unità politica. Dunque ben venga il doppio turno perché questo comporterà una maggiore omogeneità nelle maggioranze delle municipalità evitando alleanze spurie. Tuttavia una riforma che parta dal sistema elettorale e non affronti il cuore del problema e cioè le competenze delle Municipalità, è una riforma inutile, che rischia di restare solo figlia di contingenti problemi di alleanza, ed è per questo che la sinistra sembra sostenerla maggiormente in quanto la destra sembra essere per ora meno divisa.
Al momento se dobbiamo prendere atto del ritardo e della impossibilità di attuare prima delle elezioni una riforma compiuta delle Municipalità, dobbiamo avere anche la consapevolezza che questo deve diventare un argomento di campagna elettorale: le forze politiche, ad iniziare dal PD, lancino la loro proposta di riforma del decentramento. Il cittadino così saprà quale Sindaco elegge, quale Presidente di Municipalità e quale idea di città metropolitana e di decentramento amministrativo sta scegliendo. Una volta eletti, Sindaco e maggioranza saranno impegnati ad attuarla. Dovessi fare una proposta guarderei con estremo interesse al sistema in vigore a Bruxelles – capitale, città metropolitana con 1.138.575 abitanti costituita da ben 19 comuni, ogni comune con piena autonomia amministrativa compresa quella fiscale.
Questo modello avvicina fortemente i cittadini alla amministrazione della cosa pubblica, aumenta la partecipazione e la trasparenza delle decisioni. Un simile compiuto decentramento smaschererebbe, nel caso ce ne fosse bisogno, il finto decentramento dell’attuale sindaco che ha molto parlato di partecipazione popolare ma che di fatto ha fortemente centralizzato le scelte e marginalizzato le Municipalità. Napoli ha tutte le carte in regola e le capacità per potersi candidare a livello nazionale a nuovo modello di decentramento: basta avere coraggio e ottimismo, perché il popolo napoletano, quando si sente protagonista, sa accettare e vincere le sfide più difficili.