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Un passaggio al Futuro per Castellammare

Scritto da Andrea Pomella Il . Inserito in Il Palazzo

In questo viaggio ideale attraverso la provincia di Napoli,  abbiamo incontrato persone che avevano in comune un grande amore per la propria città e molto entusiasmo. Nicola Corrado, a cui ho chiesto di raccontarci la realtà di Castellammare di Stabia, non è un’eccezione, anche durante una semplice chiacchierata telefonica è facile percepire la passione per quello che fa e per quello in cui crede. Raggiungo telefonicamente Nicola mentre è  impegnato ad accompagnare Aldo Grasso durante una visita a una proprietà confiscata alla camorra e divenuta un bene comune fruibile da tutta la città, gentilmente mi fa capire che è impegnato e che mi tocca richiamarlo. Ci riprovo con più fortuna dopo qualche ora e lo trovo disponibile per una breve conversazione in cui però subito risulta chiaro cosa voglia fare per la sua città. Mi descrive una realtà, che dopo lo scioglimento della giunta si trova in una fase  molto fluida e caotica, in cui un centrodestra in confusione cerca di riprendersi dopo le dimissioni del sindaco, i montiani provano a darsi un’identità precisa, mentre il centrosinistra è alla ricerca di un assetto unitario,  in questo contesto le primarie per scegliere il sindaco rappresentano una buona soluzione per ripartire. Non è solo una indiscrezione,  molto probabilmente chi parteciperà alle primarie saranno Nicola Cuomo e Nicola Corrado. Chiedo a Nicola Corrado delucidazioni sul suo programma e mi rimanda al suo libro recente “Passaggio al Futuro”, in cui racconta la sua “vision” per Castellamare caratterizzata dalla ricerca di una nuova identità produttiva per la città, attraverso il recupero della costa con cui ritrovare il rapporto con il mare e la necessità di non dover scegliere fra lo sviluppo industriale e il rilancio turistico. Un unico cluster all’interno del quale la dimensione turistica e quella industriale riescano ad operare in sinergia in una prospettiva in cui la città non debba fare le scelte dolorose del passato, ma che possa dispiegare tutte le sue potenzialità, senza imbrigliare le sue capacità produttive in un’unica  penalizzante dimensione. Chiudo la breve conversazione con un accenno all’istituzione dell’Area metropolitana e Nicola mi fa capire che per certi versi essa rappresenta   l’essenza del passaggio al futuro di cui parla nel suo libro. Una visione d’insieme per un ripensamento strutturale del  tessuto urbano, che in questo modo, può  darsi un’unità amministrativa razionale in grado di armonizzare il rapporto fra i vari distretti produttivi del territorio,  è per  Nicola  ciò di cui la nostra provincia ha bisogno per rilanciarsi. Una sfida per  una nuova generazione di amministratori,  e a quanto pare  nella provincia di Napoli questa generazione prova  a farsi largo. L’entusiasmo non le manca.