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Il distruttivo gioco della verità

Scritto da Lorenzo Riccio Il . Inserito in Teatro

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Chi ha paura di Virginia Woof?, dramma scritto nel 1962 dallo statunitense Edward Albee, sarà sul palco del Teatro Bellini di Napoli, dal 26 al 31 gennaio, come già anticipato qui in una rassegna delle programmazioni dei teatri napoletani. L’opera è stata rappresentata nei teatri di tutto il mondo senza interruzione dalla sua prima messa in scena a Broadway, oltre a essere stata, nel 1966, oggetto di un’indimenticabile trasposizione cinematografica per la regia di Mike Nichols, che vanta come interpreti Elizabeth Taylor e Richard Burton nei ruoli di Martha e George, nonché George Segal e Sandy Dennis nelle parti di Nick e Honey.

Dello stesso autore sono degne di nota: “A Delicate Balance” (1966), “Seascape” (1975) e “Three Tall Women” (1991), che gli sono valsi ben tre premi Pulitzer.

Il titolo della pièce gioca con le parole della canzoncina Chi ha paura del lupo cattivo? (Who’s Afraid of the Big Bad Wolf?) ed è il motivetto che Martha e George canticchiano ogni tanto, dall’inizio alla fine dello spettacolo.

Ancora oggi attualissimo, è un dramma sull’amore, sull’incomunicabilità e sull’angoscia del presente che si snoda attraverso l’incontro/confronto fra due coppie.
George, un professore universitario e Martha, sua moglie, ricevono a casa i novelli sposi Nick e Honey che hanno appena conosciuto. In un vorticoso crescendo di dialoghi serrati, complici l’alcool e le insoddisfazioni represse, il quartetto si addentra in una sorta di gioco della verità che svela le reciproche fragilità individuali e di coppia.
La serata si trasforma in una sorta di massacro che rende ogni personaggio allo stesso tempo vittima e carnefice, in cui, attraverso dialoghi fittissimi, verranno messi a nudo tutti i conflitti interiori, i fallimenti e le fragilità dei personaggi e dei loro rapporti di coppia.
A confronto ci sono persone semplici, con un'esistenza ordinaria, che diventa un cortocircuito esplosivo a voler ben guardare nelle trame del loro rapporto.

Arturo Cirillo, classe 1968, che ne cura la regia e di recente si è confrontato con la drammaturgia contemporanea americana (ricordiamo “Lo zoo di Vetro” dello scorso anno e “La gatta sul tetto che scotta”) più della psicanalisi, più dell'analisi del contesto storico sembra aver interessato quello che nel libro di Albee davvero conta.
Si appropria del testo di Albee e va alla ricerca degli elementi misteriosi: «il testo di Albee è una spietata riflessione sulla nostra cultura, sul nostro egocentrismo, sul nostro cinismo, e sull’amore. Nel distruggere l’altro si distrugge se stessi, e poi ci si trova soli con l’altro, due solitudini a confronto, senza più difese, senza più riti che ci proteggono, senza più teorie analitiche che ci consolano; soli e spaventati da tutto quello che la nostra mente non ci voleva far vedere. Soli davanti alle proprie paure, come un bambino nel bosco, o di notte con i propri incubi. E poi, forse, quando sta per nascere l’alba, immaginare di potersi prendere cura di sé, e dell’altro, con dolcezza e morbidezza.»

E’ lo stesso spettatore a essere messo alla prova, perché si trova anch’egli sguarnito davanti alle provocazioni e alle debolezze dei personaggi in scena; gli affondi e le stilettate delle coppie sono rivolte gli uni agli altri, ma non risparmiano l’astante.
Va in scena una notte di alcol che sgretola le convenzioni e le maschere che ognuno di noi costruisce nella vita quotidiana, una notte di sentimenti veri di persone vere.

Nel perimetro di uno scolorito salottino demodé si muovono quattro attori che provano a sintonizzarsi con i sentimenti, a togliere più che aggiungere, in cerca di una verità autentica da rendere in scena. Attori, personaggi che quando escono dal perimetro del palco/salotto crollano a terra come burattini dai fili tagliati. Dentro un gioco al massacro, un purgatorio di meschinità senza esclusione di colpi. Il baldanzoso Nick (Edoardo Ribatto) nasconde la scalata sociale; George (Arturo Cirillo) si culla in un passato torbido fra realtà e finzione; Martha (Milvia Marigliano) è sboccata, annerita dal proprio destino e dall'incapacità del compagno di renderlo migliore; infine la svampita Honey (Valentina Picello) tra gravidanze isteriche e disperazioni.
Fermo immagine di un'umanità inadeguata e sfatta suggerita dal quotidiano e reale dalla scena.


Date: Dal 26/01/2016 al 31/01/2016

Orari
Martedì, Giovedì, Venerdì, Sabato: Ore 21.00
Mercoledì: Ore 17.30
Sabato Pomeriggio: Ore 17.30
Domenica: Ore 18.00


Per maggiori informazioni:

Teatro Bellini
Chi ha paura di Virginia Woolf?