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Un sogno irrealizabile?

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Teatro

kermese

I have a dream...sarà il carnevale, la competizione planetaria delle primarie, lo spirito di una città che vuole risollevarsi attraverso lo sport, magari imponendo la propria identità, laddove essa viene più volte mortificata, ma .... I have a dream.

Immagino via Toledo adornata di fiori e tappeti, partendo da piazza Carità, sino Piazzetta Duca d’Aosta, al teatro Augusteo, tempio ed ombelico per una settimana della musica, del costume e dell'agenda nazionale, con migliaia di turisti, spettatori e tv straniere e indigene a raccontare una kermesse che ritrova vita, laddove é nata la musica Nazionale, qui dove la sirena Partenope lanciò il suo ultimo acuto prima di spiaggiarsi sulla nostra costa, qui nella Napoli della tradizione dei conservatori e delle copielle, dei poeti e di un dialetto, divenuto lingua, riconoscibile in tutto il mondo.
Sogno un’industria campana musicale, raffinata e popolare, che si attivi in modo sinergico, rappresentativo e pragmatico all’esigenze degli artisti e delle voci nuove che si esibiscano da Napoli, per tutto il mondo, senza badare ad etichette o divisioni.
Sento già risuonare melodie favolose che accompagneranno i ricordi dei giovani, l’attualizzazione tematica delle songs, arrangiamenti shabby style’s, che uniscano sacro e profano, fondendosi e creando una neotradizione.
Sento le voci, scelte dal direttore artistico Nino D’Angelo, di D’Alessio, Finizio, Sal Da Vinci, Maria Nazionale, Valentina Stella, Serena Rossi, Anna Merolla, Ida Rendano, Clementino, Rocco Hunt, Gianni Fiorellino, Gianluca Capozzi, Il Giardino dei Semplici, Antonio Buonomo, Antoine, Antonio Ottaiano, Tony Tammaro e Gli Squallor, presentati da Massimo Ranieri con Caterina Balivo e Anna Capasso, con le incursioni dei comici di Made in Sud.
Vedo poeti ed autori, come Claudio Mattone, Bruno Lanza, Enzo Avitabile, Gragnaniello, Luciano Somma, tanto per citarne qualcuno, che si cimentano componendo brani memorabili per questi artisti e giovani promesse.
Sento per la strada commercianti e imprenditori entusiasti della manifestazione e degli introiti che questi hanno portato alle proprie attività, le proposte per migliorala ed ampliare il loro business, mentre canticchiano le canzoni vincitrici.
Accendo la radio e guardo la tv e a distanza di giorni sento parlare del successo della manifestazione canora e del management dell’organizzazione artistica, della Rai e dell’amministrazione comunale e regionale.
Poi apro gli occhi e vedo che Sanremo è Sanremo, che il Festival rimane lì confinato sulla costa ligure, dove il business premia la città della scuola genovese, dei fiori e del casinò, dove gli albergatori e i locali si cibano del turismo canoro nazionale. Quindi, penso agli anni persi dalla nostra città e dalla vana cultura che sembra evaporare come neve al sole durante le fredde sere carnevalesche, a causa dell’assenza di un management, di una struttura solida, pronta a investire tempo e risorse in un progetto reale e fruttuoso.
Con la speranza di un sabato da leoni (vincendo allo Stadium), mi auguro di non sognare una Napoli onirica, ma una Napoli reale, Capitale di cultura e tradizione, come nelle passate ed ingiallite stagioni.
Questo è il mio (augurio) sogno.