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Chick Corea, la storia del jazz in concerto all’Arena Flegrea

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Musica

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Armstrong (non quello che ha camminato sulla luna, ma quello che ci ha spedito tutti lassù con la sua tromba), un giorno disse: “tutti quanti sappiamo suonare do, re, mi, ma dobbiamo saper trovare poi da soli le altre note. Cos’è il Jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai!”.

 

Seguendo il consiglio del maestro, non chiediamoci cosa sia il jazz, ma limitiamoci ad ascoltarlo.
Il 16 Luglio torna a Napoli una delle più grandi firme del panorama jazz mondiale: Chick Corea, che per l’occasione si esibirà all’Arena Flegrea.

Nato nel 1941, naturalmente negli States, Chick è uno dei padri del moderno pianoforte jazz. Grazie alla sua carriera, il pianista made in Chelsea (Massachusetts), ma di origini calabresi, è riuscito a forgiare un’incredibile commistione tra i suoni del jazz classico, inflessioni “elettriche” e la musica lirica (Beethoven e Mozart su tutti).

La sua carriera prende le mosse negli anni sessanta, assieme al trombettista Mitchell e ad alcuni grandi della musica sudamericana, come Mongo Santamaria. Negli anni ’70, unendosi al gruppo di Miles Devis, inizia a sperimentare suoni elettronici. Grazie a questa nuova influenza musicale, decide di intraprendere una strada più individuale. Nasce così: “Retur to Forever”, la prima band fondata dallo stesso Corea, che sarà premiata nel 1975 con il primo Grammy Award (stavolta, per il miglior arrangiamento strumentale).

Col passare del tempo, Chick Corea diviene un’icona del jazz. Dopo il 1975, si moltiplicano i riconoscimenti internazionali.
In quasi cinque decenni di musica, il pianista colleziona 22 Grammy, su 63 diverse nomination. Riceve, inoltre, 3 Latin Grammy Awards.
Anche per questo, uno come Sting dirà di lui: “ha completamente devastato lo scenario musicale. E’ terra che brucia, così musicale, così potente, così incredibilmente virtuosistico”.

Tutta queste celebrità, però, non ha rotto il legame emotivo con la sua terra di origine.
Come per ogni ceppo mediterraneo che si rispetta, una volta partito, prima o poi torna.
La musica jazz ha una tipica matrice nera, di lingua inglese. Sa di club lucenti di tabacco e whisky, di coppole nere e di cravatte stravaganti. Tuttavia, come uno iato spazio-temporale, anche le coste italiane negli anni ‘80 sono bagnate dallo stesso sound.

E’ il periodo del primo Pino Daniele, in cui Napoli si sveglia capitale culturale del jazz continentale. Corea non poteva non metterci la firma.
Sentendo il richiamo della sua terra di origine, s’istaura una sinergia tra il pianista di Chelsea ed il chitarrista della zona Porto di Napoli. Viene concepito in questo clima il riarrangiamento in chiave partenopea di “Sicily”, canzone scritta negli anni ’80 dal pianista americano, poi fatta propria da Pino Daniele. Il progetto, inserito nell’album “Che Dio ti benedica”, è insignito del Premio Tenco.

Ebbene, è in questo solco che s’inserisce il concerto di luglio, nella splendida cornice dell’Arena Flegrea. Completando un abbraccio iniziato con Pino, Corea riporta il suo Jazz a Napoli, riprendendo un discorso antico. Sulle note di Sicily, e non solo, viaggiando per mari ed oceani. Buon ascolto.