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Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

vale napoli

Tutto cominciò alla "fonderia" prima delle scorse elezioni regionali. Fu un appuntamento importante che elaborò una innovativa piattaforma programmatica per il futuro della Campania e di Napoli. L'iniziativa fu presa dai "quarantenni " del PD. Quel lavoro fu consegnato all'allora vincente candidato per il centrosinistra Vincenzo De Luca.

E l'esito fu vittorioso come si sa. Gli organizzatori di quell'evento furono Pina Picierno, Francesco Nicodemo, Leonardo Impegno, Marco Di Lello, Gennaro Migliore, Valeria Valente. Poi quella importante intuizione politica di mettere insieme il nuovo gruppo dirigente, giovane, ma anche esperto, si è andato indebolendo. Tant'è che da settembre a qualche giorno fa si è andato assistendo ad una pericolosa incertezza del PD napoletano su chi potesse essere il candidato alle primarie per la scelta del candidato sindaco di Napoli in alternativa ad Antonio Bassolino, il quale, legittimamente andava ad occupare uno spazio che altri non riuscivano a rendere contendibile. Antonio Bassolino afferma orgogliosamente di poter essere la vera alternativa di leadership nei confronti innanzitutto di De Magistris e a seguire di Gianni Lettieri e dei 5 stelle. Per la verità i sondaggi dicono il contrario e per quanto può valere anche la mia valutazione mi porta a conclusioni analoghe. Inevitabilmente il confronto elettorale si avrebbe tra l'eredità che De Magistris ha avuto dal difficile bilancio amministrativo del ventennio bassoliniano. E la crisi della "monnezza" ridiventerebbe il cuore della campagna elettorale. Ecco la ragione principale per la quale ho sempre ritenuto che si dovesse costruire una valida e vincente alternativa alla candidatura di Bassolino.
Purtroppo abbiamo dovuto attraversare tutte le tappe della via crucis già sperimentata per De Luca. Prima "i soliti noti" che hanno pensato di poter evitare le primarie, senza riuscirci, come era del tutto prevedibile, poi, sempre "i soliti noti" che sono andati all'affannosa, dilettantesca, e improvvida ricerca del candidato di "società civile", che avrebbe dovuto affrontare in "campo aperto" Bassolino. Condannandolo, se mai ci fossero riusciti a individuarlo, alla sicura sconfitta. A meno che non fosse stato un nome di assoluta forza propria tipo Cantone. Ma che non c'era. Anzi tutti erano meno conosciuti di quanto non fosse il povero Morcone di cinque anni fa. Ben ci ha soccorso il lucido proposito di Renzi e del gruppo dirigente nazionale. Che, sebbene con ritardo, ha sollecitato Napoli ad accordarsi sul nome di un politico. E noi napoletani abbiamo alla fine individuato in Valeria Valente il profilo più rispondente alle possibilità di vincere non solo le primarie ma soprattutto le elezioni vere. Valeria Valente è stata scelta sulla base di una consultazione informale alla quale hanno partecipato i quarantenni della Fonderia. Che, per la prima volta concordi, con la sola eccezione di Nicodemo, si ritrovano a convergere su uno di loro. È un'ottima premessa per il nuovo gruppo dirigente e per le possibilità di rilanciare il partito nella realtà napoletana, a fronte di un bilancio della sua attività di questi anni, davvero deficitario. Valeria è giovane, esperta, brava, può farcela. Soprattutto Valeria può rappresentare la possibilità che il dossier "ventennio bassoliniano " venga consegnato agli storici perché ne facciano una valutazione serena ed oggettiva. Naturalmente tutti noi, testimoni ancora viventi di quell'epoca, siamo a disposizione per raccontare la nostra versione dei fatti. Ma Valeria è l'interprete di un'altra storia e come tale ne può e ne deve essere protagonista, insieme a quanti nel '93 avevano poco più di 20 anni.
Consentitemi infine una celia un po' autoreferenziale. Bassolino, come si sa, è stato il capo degli ingraiani del PCI e Umberto Ranieri è stato, a Napoli, il capo dei miglioristi del PCI. Anche Umberto ha rivendicato, con comprensibili motivazioni di partecipare anche lui alle primarie. Ora pensate un po' se si fossero confrontati da soli Umberto Ranieri e Antonio Bassolino. In verità non lo avrei potuto consentire. Io, capo degli occhettiani del PCI , avrei sentito il dovere di partecipare e si sarebbe riprodotto il titanico scontro del 1988, l'anno prima della caduta del muro di Berlino. E naturalmente, allora vinsero gli occhettiani.
Mi perdoneranno Umberto e Antonio. Ma debbo ringraziare Valeria per aver evitato che tutto ciò potesse accadere davvero. Anche per questo le faccio i miei migliori auguri per la sua vittoria. Berardo Impegno
Ps. Avrete notato che non ho parlato di Marco Sarracino. Gli voglio troppo bene e comunque penso che una posizione più social valga comunque di essere rappresentata. Penso che Marco sia un estimatore di De Coubertin. L'importante è partecipare. Faccio i miei auguri anche a lui.