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L'angolo del libro: "Lamiere" a cura di Gianmarco Pisa

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Letteratura

Lamiere

Mi chiedo: che cosa resta oggi di quel Berardo Impegno ,che nel lontano 1963 partecipò alla scissione del Partito Socialista e diede vita al PSIUP? Quasi nulla. Eppure qualcosa resta nella cultura politica mia, oggi e che mi fa dire sempre che il cittadino è protagonista della sua scelta politica e il suo orientamento viene prima della scelta dei gruppi dirigenti e delle avanguardie. Viva sempre le primarie e un partito che fa delle scelte individuali il fulcro della costruzione dell’identità collettiva, dei principi, dei programmi, delle concrete scelte politiche, giorno per giorno.

“Lamiere. La letteratura tra fabbrica e città”, a cura di Gianmarco Pisa (edizioni Ad Est dell'Equatore), è un libro che ripercorre l’esperienza singolare ed irripetibile di Adriano Olivetti, un imprenditore illuminato, socialista umanitario che fece della sua fabbrica di Ivrea un laboratorio di verifica di un rapporto positivo e aperto tra capacità produttiva di una grande impresa capitalistica e la migliore cultura di una sinistra libertaria e umanitaria. Un esperimento unico, che fu rapidamente superato dall’asprezza delle lotte operaie degli anni 60 e dalla domanda di cambiamento epocale che veniva dai giovani e dal movimento studentesco. Furono quelli gli anni dell’illusione rivoluzionaria, del “tutto e subito”, del cambiamo la vita oggi. Ma già quell’illusione di fondo, incontrava diversissime e incompatibili soluzioni politiche. Lo scontro fu aspro e incomponibile tra concezioni avanguardiste e convinte che la coscienza rivoluzionaria andasse portata dall’esterno alle masse e, di contro, una visione spontaneista e libertaria che pensava che la coscienza facesse già tutt’uno con i comportamenti reali delle masse. Anche la cultura “rivoluzionaria” del tempo si articolò intorno in tre grandi ipotesi molto diverse tra di loro: 

  • l’intellettuale organico, di tradizione gramsciana e togliattiana che continuava ad avere l’egemonia sulla maggioranza della sinistra.
  • la letteratura che parlava di classe operaia, da volponi a quaderni piacentini al Menabò numero 4 e 5.
  • la cultura direttamente operaia. Fondamentali furono le ricerche di Gianni Bosio, di Raniero Pansieri e per la canzone, della nuova Compagnia di Canto Popolare.

Queste tre tradizioni non si conciliarono mai e rimasero alternative le une alle altre. Potettero convivere fin quando la fabbrica potè continuare ad essere considerata il luogo della formazione della coscienza. Ma già alla fine degli anni 70 la struttura economica della società capitalistica era profondamente cambiata. La fabbrica fordista era entrata irreversibilmente in crisi e un nuovo scenario post-industriale e post-moderno era presente all’orizzonte. E’ proprio qui a Napoli che abbiamo l’esempio più convincente di una letteratura consapevole del passaggio d’epoca.
Ermanno Rea scrive “La Dismissione”, un’opera letteraria che ha per protagonista l’Italsider, l’acciaieria che aveva rappresentato per decenni la forza culturale e politica della classe operaia a Napoli. Quella fabbrica non c’era più e con essa scompariva una soggettività, una forza culturale, ideale, sociale, politica. Con essa finisce l’illusione di una “salvezza” legata ad un luogo. Ad essa dobbiamo sostituire la fatica della costruzione di un progetto di vita ciascuno per se, senza un ancoraggio stabile. In fondo siamo tutti “esodati”, tutti in cammino verso la propria libertà.

 

 

Gianmarco Pisa (a cura di)

Lamiere. La letteratura tra fabbrica e città

Edizioni Ad Est dell'Equatore, 320 pagine, 15 Euro

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