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Norma: un gran successo con il maestro Nello Santi

Scritto da Lorenzo Riccio Il . Inserito in Teatro

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Dieci minuti di applausi hanno accompagnato il finale della Norma, dopo 16 anni di assenza, al Massimo napoletano (dell’intera stagione teatrale si è già parlato qui) domenica 21 febbraio con scene di Ezio Frigerio, costumi di Franca Squarciapino e la regia di Lorenzo Amato; in replica con 7 recite fino a martedì 1° marzo.

L’opera è ambientata nelle Gallie, all’epoca della dominazione romana. Norma è una sacerdotessa, figlia del capo dei Druidi Oroveso, amante segreta del proconsole Pollione, dal quale ha avuto due figli che vivono con la fedele Clotilde. Ella viene ripudiata dall’amato e tradita dall’amica Adalgisa. Un grande insieme di sentimenti assale la donna tra ira, disperazione e bisogno di vendetta, ma alla fine ci sarà anche spazio per il senso dell’amicizia, della speranza, e anche il furore fino al finale di abnegazione.

Il titolo, come riportano gli annali del Teatro, è stato proposto al Massimo di Napoli ben 46 volte, dal 1833 al 1999, per un totale complessivo di 342 recite, annoverando cast leggendari, da Maria Malibran nella produzione del 1833, a Ester Mazzoleni nel 1912 (poi ancora nel 1916, 1921 e 1925), a Anita Cerquetti nel 1957, Leyla Gencer nel 1965, Elena Suliotis nel 1970 e Montserrat Caballé nel 1973, per citare solo alcune.

Il nuovo allestimento del San Carlo è una Norma che dona nuova vita ai personaggi, evocati da atmosfere oniriche e “fantasy” di un mondo lontano; da una foresta pietrificata sospesa in una dimensione atemporale e suggestiva, dove la forte presenza della natura e l’ambientazione giocano un ruolo preponderante.
L’allestimento del San Carlo pone l’accento sulle “atmosfere fantasy” con scene che ricollocano la tragedia in una dimensione senza tempo, dominata dalla natura, con foreste, montagne e pareti rocciose che diventano un prolungamento virtuale delle scene, conferendo alle stesse un incredibile senso di profondità e riprendendo, le atmosfere selvatiche di “Norma, ou L’infanticide” di Louis-Alexandre Soumet, libro da cui è tratto l’opera.

L’ottimo disegno luci di Vincenzo Raponi sottolinea, con un continuo gioco di luci ed ombre, il caleidoscopio di emozioni e di sentimenti che pervade l’opera.

Gli abili accorgimenti della coppia Frigerio–Squarciapino sanno cesellare, in questa nuova produzione, le sfaccettature più intime di un dramma privato: l’amore di Norma per Pollione, innamorato a sua volta di Adalgisa, e il perenne dilemma che dilania coloro che, pur lacerati da un dramma sentimentale, devono far prevalere la ragion di stato o un potere religioso.

E’ un’occasione imperdibile per il pubblico napoletano di toccare con mano la grandezza dell’universo di Vincenzo Bellini grazie anche alla pulitissima direzione di Nello Santi, rigorosa e precisa nel creare il perfetto equilibrio tra palco e buca; esemplare nel sottolineare i momenti di maggiore lirismo.

Il Maestro Nello Santi, nome che già in sé è garanzia di profonda conoscenza ed assoluto rispetto della partitura belliniana, oltre ad un’ottima sintonia, maturata attraverso l’assidua frequentazione degli ultimi anni, con l’Orchestra ed il Coro del Teatro San Carlo, è giustamente acclamatissimo dal pubblico al termine della rappresentazione.
L’Orchestra, offre il meglio di sé, così come il Coro, preparato da Marco Faelli, impeccabile per tutta la rappresentazione, ma che nel celebre inno “Guerra! Guerra!” è memorabile.

La regia di Lorenzo Amato è la dimostrazione che è possibile innovare senza stravolgere la tradizione. L’idea della morte aleggia sin dall’inizio dell’opera: all’apertura del sipario, i figli di Norma s’imbattono nel cadavere di un Druido ed assistono mentre due uomini lo portano via.
I roghi in vari punti della foresta fanno subito pensare ad uno scenario di guerra, ma il regista decide di porre in secondo piano il conflitto tra Galli e Romani, concentrandosi principalmente sulla carica drammatica dei personaggi, la cui forza intrinseca è il vero cuore dell’opera.

Il tripudio del pubblico per Daniela Schillaci è più che meritato. Il soprano catanese è magistrale nel ruolo del titolo (in cui si alternerà con Mariella Devia), rivelandosi una delle voci più interessanti del panorama operistico italiano.

La sua esecuzione della celebre Casta Diva è degna delle più grandi interpreti. La Schillaci trova in Anna Goryachova la perfetta antagonista: nel ruolo di Adalgisa (in cui si alternerà con Laura Polverelli), il mezzosoprano russo dimostra straordinarie doti attoriali, oltre ad una bella voce. I duetti tra Norma ed Adalgisa (ed in particolare la cabaletta “Sì, fino all’ore estreme”, splendido inno all’amicizia) si rivelano tra i momenti migliori della rappresentazione.