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Impegno: Candidati imposti da Roma, leadership poco autorevole.

Scritto da Antonio Vastarelli Il . Inserito in A gamba tesa

Il partito in Campania non ha avuto l’autorevolezza e la forza di contrastare le candidature imposte da Roma. E’ questa, secondo il neodeputato Leonardo Impegno, una delle ragioni del flop del Pd nella regione dovuto anche, come nel resto d’Italia, all’incapacità della dirigenza nazionale di farsi percepire come una forza di innovazione.

-Impegno, lei entra in Parlamento grazie al premio di maggioranza, che alla Camera è attribuito su base nazionale, ma in Campania il centrosinistra ha perso nettamente le elezioni. Come se lo spiega?
“Appare evidente che non c’è stata la somma positiva emersa dal confronto tra Bersani e Renzi alle primarie. Il Pd è stato percepito come una forza di conservazione e non di innovazione. Questo ci ha penalizzati a livello nazionale e in particolare nel Mezzogiorno e in Campania, dove subiamo una netta sconfitta”.

 

-La colpa è della dirigenza nazionale o di quella locale?
“Sul Mezzogiorno e la Campania c’è stato un atteggiamento molto superficiale: non si è compreso che il Sud va cambiato in profondità. In questi anni il Pd, invece, non ha rappresentato un progetto di profondo cambiamento, valorizzando eccellenze e capacità, anche quelle amministrative. In Campania, poi, l’opposizione al centrodestra è stata generica e non credibile. Inoltre, non abbiamo fatto fino in fondo i conti con gli errori e i fallimenti di un passato in cui la conquista del potere è stata finalizzata più alla gestione che al cambiamento”.

 

-Ce l’ha con il segretario regionale Amendola?
“E’ stata evidente l’assenza di una leadership, come dimostrato anche dalla composizione delle liste. Da Roma hanno pensato che comunque avremmo vinto e hanno fatto innesti nelle liste senza tener conto delle potenzialità dei territori. E nessuno in Campania ha avuto la forza e l’autorevolezza per fermarli. Basti pensare che è dal 1992 che non abbiamo un capolista napoletano alla Camera e al Senato. E’ questo il tempo del rinnovamento radicale del Pd perché è finita la stagione di Cesaro e Cosentino, da una parte, e quella di De Magistris, dall’altra, e noi dobbiamo essere pronti in tempi brevi. La prima prova saranno le elezioni amministrative di maggio. Mi batterò affinché i candidati a sindaco siano i migliori, i più competenti”.

 

-Intanto, a Napoli Grillo ha fatto due vittime: il Pd e De Magistris.
“Quella di Grillo è un’enorme novità che ha investito anche noi: dobbiamo prendere il buono che c’è tra i suoi elettori. Quanto al sindaco, si tratta di un fallimento politico naturale conseguenza di un fallimento amministrativo. Ha trascinato la città in una campagna elettorale, isolandola. Il Pd deve smetterla di tentennare: siamo all’opposizione e dobbiamo lavorare per riconquistare il Comune, nell’interesse di tutta la città”.