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Prima i numeri, poi i commenti

Scritto da Paolo Donadio Il . Inserito in A gamba tesa

Prima di sparare addosso a Bersani e a qualche altro stratega del PD, proviamo a vedere i risultati, i dati, e a fornire una seppur minima comparazione con il 2008. Ovviamente al netto di una legge elettorale indegna, sui cui i partiti, e in particolare i due grandi partiti del centro-destra e del centro-sinistra, hanno marciato comodi pur affermando pubblicamente il contrario. Non è il caso, qui, di tornare a parlare del Porcellum: i partiti sapevano, e chi dice, a posteriori, che questa legge elettorale ha falsato la consultazione si dà istantaneamente dell’imbecille.

Il ‘fenomeno’ Grillo era tale solo per chi non segue la politica. Si sapeva bene di una forte affermazione del Movimento 5 Stelle, ma non in queste proporzioni. Primo partito alla Camera con il 25,5% e tante regioni conquistate – primo partito in Sicilia, per dirne una, che non è proprio uno scherzo.

Con 54 seggi al Senato, il Movimento 5 Stelle è l’ago della bilancia, la chiave dell’ingovernabilità tra i 120 seggi del centro-sinistra e i 117 del centro- destra, tanto poco contano i 18 seggi di Mario Monti. Alla Camera, il Movimento 5 Stelle conta su una forza di opposizione quasi equivalente a quella del centro-destra, con 108 seggi (il centro-destra ne ha 124).

Il centro- destra tracolla, ma non quanto doveva o ci si aspettava. L’asse PDL – Lega Nord, che nel 2008 valeva il 46,8 % alla Camera, oggi vale il 33,2%: la Lega ne esce dimezzata, dall’8,3% al 4,1% e il PDL perde oltre 8 punti, passando dal 37,4 % del 2008 al 29,1% del 2013. E al Senato, i 174 seggi che hanno consentito al centro-destra di governare fino all’avvento del prode Monti, sono diventati oggi 117, quasi 60 in meno. Se consideriamo la frattura interna al centro –destra di metà legislatura, la pessima reputazione in Europa e all’estero, la valanga di scandali più o meno gravi che hanno investito Berlusconi e tanti suoi fidi collaboratori (pensiamo ai Fitto, Verdini, Dell’Utri, Cosentino ecc.) e i processi in corso, parlare di ‘miracolo’ non è esagerato. Berlusconi doveva scomparire, o quasi, e così non è stato. Ha ‘tenuto’, nei limiti dell’umano, e occorre farsene una ragione, evitando di continuare a sbandierare il paravento secondo cui “hanno vinto i populismi di destra e dell’antipolitica”.

Il centro-sinistra di Bersani e Vendola ‘cicca’ l’appuntamento con la storia e arriva, come al solito, in ritardo. La coalizione con l’IDV, nel 2008, valeva alla Camera il 37,6 %, quella con Vendola nel 2013 il 29,5%, che sono 8 punti in meno. Il centro-sinistra incassa il premio di maggioranza e porta a casa 340 seggi alla Camera (e meno male che c’era il Porcellum), battendo il centro destra per uno scarto dello 0,4% (29,5% contro il 29,1%). Ma cosa è successo? Perché non il PD non ha ‘sbranato’ i suoi avversari? Dov’è il ‘popolo delle primarie’? Difficile spiegare, ma i fatti sono questi: l’IDV del 2008 si è disgregato in pochi mesi del 2012 (uno dei misteri della politica italiana) e il PD di Veltroni del 2008 (ricordate? il Lingotto, la vocazione maggioritaria ecc.), che era al 33,2%, è passato al PD di Bersani al 25,4% nel 2013. E al Senato, il 33,7 % del PD di Veltroni nel 2008 è diventato il 27,4 % del PD di Bersani nel 2013. Vendola nel 2013, come la Sinistra Arcobaleno del 2008 di Bertinotti, porta il suo immarcescibile 3% (anzi, Bertinotti aggiungeva un paio di decimali in più). Dal 2013 al 2008 il PD in coalizione perde allo stesso modo di quanto perde come singolo partito.

Bastano queste poche implacabili cifre per aprire una riflessione (è un eufemismo…) sul chi fa cosa nel PD? Orlando è sempre sicuro che “Bersani sia la vera rivoluzione della politica?” (detto a proposito del confronto con Renzi in una puntata di Porta a Porta di fine 2012). Oppure vogliamo parlare della rimonta di Bersani a Bettola, che comunque era e resta di centro-destra?

La Campania, infine, è la nota più dolente tra le note dolenti per chi, di centro-sinistra, si è letteralmente ‘intossicato’ la giornata del 25 febbraio. La coalizione di centro-destra vince ma non gongola, poiché il PDL alla Camera (Campania 1) passa da un 48,7% del 2008 (in Campania 2 era il 49,5%) a un 29,8 % del 2013 (raggiunge il 28,1% in Campania 2). Quasi 20 punti in meno, un disastro in parte annunciato. E il PD che fa? Pensa bene di stare al passo e perdere i suoi quasi 8 punti, passando dal 30% del 2008 (Campania 2 era al 28,3%) al 21,8 % del 2013 (21,9% in Campania 2). Ma c’è di più: in Campania 1, il PDL resta il primo partito con il 29,8%, ma il PD diventa il terzo partito, superato dal M5Stelle con il 23,1%. In Campania 2, il PDL resta primo partito con il 28,1% e il PD resta il secondo partito, con uno scarto minimo dal M5Stelle: 21,9% contro 21,1%.

Per il PD, quindi, i dati di flessione della Campania risultano quasi speculari al dato nazionale dal 2008 al 2013.
Al Senato, il PDL campano crolla (dal 48,8% al 30,3%), ma mantiene ugualmente la regione. Il PD di Bersani ottiene uno striminzito 24,1%, contro il 29,2% del PD di Veltroni nel 2008. Il Movimento 5 Stelle diventa terzo partito regionale con il 20,7%.
A Napoli, si verifica una situazione che fa ancora più da cartina tornasole per i partiti tradizionali: innanzitutto un affluenza dei votanti in calo costante: dal 73% del 2006, al 67% del 2008 e poi allo spaventoso 60% del 2013 (il dato nazionale è del 75%). Poi la distribuzione dei partiti sul territorio cittadino, incredibilmente paritaria a tre, con un PD al 25% (112.618 votanti), un PDL al 25% (112.611 votanti) e il Movimento 5 Stelle al 24,5% (110.570 votanti). Da notare, però, che il Movimento 5 Stelle non esisteva nel 2008, e che, sempre alle politiche del 2008, il PDL era al 45,4% con oltre 236.000 votanti e il PD al 35% con oltre 182.000 votanti. Dal 2008 al 2013, nella sola città di Napoli, più della metà degli elettori del centro-destra cambiano idea e altrettanto fanno il 40% degli elettori di centro-sinistra, con vie di fuga che annoverano anche la lista Monti al 9% e Rivoluzione Civile al 3,7%.