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Una chiacchierata con Giglio, ex frontman dei Gentlemen's Agreement al suo primo album da solista!

Scritto da Raffaele Annunziata e Raffaele Lanza Il . Inserito in Musica

raffaele giglio archeobar napoli

Abbiamo incontrato l'ex frontman dei Gentlemen's Agreement all'Archeobar di Mezzocannone in occasione di un suo live. Raffaele Giglio, infatti, ha da poco visto l'ucita del suo primo lavoro da solita e attualmente è in tour per la città e non solo. Ma leggiamo cosa ci siamo detti.

 

Perchè distaccarsi dai Gentlemen's Agreement e partire con un progetto solista?
Perchè le cose avvengono in maniera molto naturale, come la fine di un amore, no? Quando fai un progetto la cosa più certa è che si sciolga, la cosa più sicura che può accadere, tutto il resto è solo una larga ipotesi. Così come quando ti fidanzi la cosa più certa è che ti lasci, così come quando nasci la cosa più certa è che muori. Ci siamo sciolti senza nemmeno pensare: non ci siamo mai detti "ci sciogliamo". Semplicemente è stata un'esigenza mia di cominciare a scrivere e non cercare più conforto e confronto nella scrittura della canzoni con gli altri musicisti. C'è stata maggiore consapevolezza: nei dischi passati molte volte capitavano canzoni che piacevano più ad altri elementi del gruppo anzichè a me e io non ero mai soddisfatto di questa cosa. Ma questa è soltanto una parte del motivo per cui abbiamo criogenato e abbandonato il gruppo. Mi ero stancato della tiritera di essere dipendente dalla situazione da band: "se non c'è quello non si può suonare, se non c'è quell'altro non si può suonare", mi ero molto stancato. Ognuno mette il proprio ego in queste cose e al di là delle cose belle, sono successe delle piccole liti che hanno creato delle rotture che non sono mai state riparate. Però ovviamente la cosa è accaduta con molta tranquillità, non c'è stato una granda frattura,c'è stato un distacco graduale, quasi un arrivederci.
Tornado a progetto da solista, ci vuoi raccontare un po' "Mamma Quartieri", le storie che racconti, perchè alla fine sono tutte storie, no?
Sono tutte storie si, che sono nate da un mio trascorso all'interno dei Quartieri Spagnoli, di un anno e sette mesi che è iniziato in una casa molto bella che si chiama tutt'ora Casa Giardino. Una casa con un giardino molto grande che alla fine risulta quasi un panopticon, in quanto hai tutti i palazzi attorno che ti guardano e quindi agli occhi di queste persone risulti in duplice valenza: uno, il mazzone che ha trovato casa a Napoli con un giardino così grande, due una persona che poteva dare i limoni agli altri. Dare i limoni a queste persone coercitivamente mi portava ad avere un dialogo, che per me è sempre stato fondamentale. Anche quando abitavo nel Lanificio, avere a che fare con i ragazzi del quartiere, non risultare un fantasma, per me è sempre stata una cosa vitale. Avendo un rapporto così coi ragazzi, le signore garbate, ho sempre avuto in cambio un sacco di storie. Loro mi guardavano sempre in un certo modo, "comm è strano chist, sta semp ngop a biciclett, o cappiell ngap...", ai loro occhi sono sempre risultato quello curioso. Questa è una gran forza. Prima di tutto avevano capito che non mi potevano rubare niente -quando abitavo nei quartieri non c'avevo nemmeno il cellulare-, secondo motivo, avevano visto che ero una persona di fiducia che stava sul loro piano, un piano molto semplice. Risultava molto facile farci delle risate, come parlare di un sacco di problemi, quindi facendo così mi hanno svelato tantissimi segreti e molti personaggi che poi io sono andato a sviluppare. Mi hanno dato un LA, io questo LA l'ho sviluppato aggiungendo altre note e da là sono nate le nove tracce, che all'inizio erano 20 poi le ho tagliate e trasmutate in nove tracce. L'ho visuto da dentro non da fuori. La loro vita! Da o' femmeniell, o' borseggiator, alcune sono frutto della mia mente come T'accido Carmè, ma il resto tutte storie che mi dicevano loro di cui io non ero a conoscenza.
Noi sappiamo che a te piace essere chiamato Cantastorie più che Cantautore, è vero quindi?
Cantastorie viene dopo la parola Cantautore, perchè Cantautore è colui che scrive la musica ed è autore anche dei testi, un termine che ha inventato Vincenzo Micocci un produttore del RCA, prima non esisteva. Cantastorie perchè io in questo caso canto storie che non sono tutte quante mia, sono storie che agg' pijat a miezz a via, quindi immaginami un po' come il cantastorie in Robin Hood -Nananana-. Sulla bicicletta a cantare storie, metterle su un foglio di carta e raccontarle. Mi piace come termine, è fantastico come termine, è quasi favolistico. Quindi ben venga, nun facc'mal a nisciun!
Una cosa che abbiamo notato nella tua musica è una sorta di teatralità, che viene fuori non solo nei Live ma anche nella musica stessa. Il tuo rapporto con il teatro com'è e come si è sviluppato?
Ci sono caduto dentro, non ho mai cercato di fare corsi di teatro: ho fatto solo un corso nella mia vita, di corpo e movimento, con Serena Gatti che per quattro giorni mi ha insegnato un po' come stare all'interno dello spazio, una stanza o un palco insomma, piccoli accenni. Poi mi è capitato uno spettacolo teatrale con Annalisa Siniscalchi, che foss a figlia dell'avvocato di Maradona, e poi ho visto da spettatore uno spettacolo che si chiama "Dignità autonome di prostituzione" e mi dissi "Io in questo spettacolo c'aggia sunà". Quindi gli ho scritto e accettarono questa mia richiesta, facemmo un tirocinio in dieci giorni totalmente gratis. Passata l'esperienza, ci ha richiamato, il regista, dopo un concerto che aveva visto a Lecce, dicendoci "Venite a fare lo spettacolo a Cinecittà". A Cinecittà abbiamo detto sempre sì, io e Gomez il contrabbassista, così siamo stati presi nell'entourage. Ci ha ripresi per il Bellini dove ha chiesto specifamente a me di fare anche un monologo, di scrivermi questo monologo. Per questo ci sono caduto dentro, io non ho scelto insomma, e nemmeno credo di essere un attore: io mi chiamo "attoruncolo" un po' come un foruncolo, quelle cose che ti crescono improvvisamente sul labbro. Ho cominciato dunque a impegnarmi in questa cosa che ovviamente mi piace, è stimolante, è quasi una seduta psicanalistica perchè quando fai teatro hai a che fare in maniera differente con lo spettatore, con il palco, con il soundcheck, quindi cominci a rispettare molto di più il tuo mestiere perchè là c'è un'altra gavetta, molto più seria. Quindi mi è piaciuto e continuerò a farlo finchè mi chiameranno. Ho fatto un corso breve con Salvatore Cantalupo quest'anno poi l'ho dovuto interrompere. Non so bene quando ma questa estate andrò a Firenze, sempre con Dignità autonome di prostituzione, quindi sarà un'ulteriore gavetta questa volta pagata.
Curiosità! Sappiamo che vieni da una famiglia legata alla musica che aveva rapporti con Pino Daniele. Ti ha influenzato in qualche modo? L'hai conosciuto?
Si l'ho conosciuto, come no! Quando c'era Pino Daniele nella mia famiglia io andavo sullo skate, quindi non mene fregava niente di Pino Daniele musicalmente parlando. Però ho dei ricordi che sono vari, sia ricordi che si sono trasformati in immagini perchè erano basati su racconti che mi facevano i miei genitori in quanto il fratello di mio padre era compagno di classe di Pino Daniele, lui precisamente stava in mezzo tra Pino Daniele e Peppe Lanzetta al Diaz. Quindi mio padre e mio zio essendo musicisti hanno legato subito con Pinotto, per i capelli lunghi, perchè in quella classe c'erano pochi musicisti, e perchè a quell'epoca per chi faceva musica era facile avere a che fare con Pinotto, con gli Showmen, soprattutto se ti volevi impegnare tanto e credevi nella musica come i miei genitori all'epoca. Da lì è nata l'amicizia che poi è diventata sempre più profonda, sin dai primi esordi di Pinotto. I miei fecero anche uno spettacolo con Pino dal titolo "Napoli 1799" di cui ho delle foto di Pinotto che suona il mandolino (a casa mia, nascoste). Pinotto veniva a casa quando i miei erano giovani sposi, ma non ho mai imbracciato una chitarra davanti a Pino Daniele perchè, ti ripeto, andavo sullo skate. Dopo il disco "Che dio ti benedica" è finita questa esperienza di amicizia perchè lui ha cambiato rotta, poi ci siamo ripresi un po' più tardi ma non come prima. Prima andavo a casa sua, in piscina a fare ii bagni, oppure veniva a casa nostra di nascosto e s'arrevutav Napule. E' rimasto il mito, è rimasto il fatto che quando è scomparso è scomparsa una persona di famiglia: nun me poss'mai scurdà mio padre che chiagneva comm si foss'scumpars nu frat'. Credo che la lezione che ho ricevuto da lui sia stata un po' più indiretta, alla lontana che poi ha fatto parte di me, non mi sono mai messo davanti a lui con una chitarra.
Seconda curiosità! Sappiamo che sei stato un anno senza cellulare, come l'hai vissuto?
Ormai questa cosa sembra oggigiorno impensabile, eh! Adesso sono adepto del telefonino! Comununque andrebbe chiesto più nalle persone che cercavano di chiamarmi, soprattutto a mia mamama. E' stato anche lì casuale, mi hanno rubato il cellulare durante un soundcheck a Brescia, anzi no: l'ho lasciato su una panchina durante un festival sono tornato e non c'era più! Quindi mi sono detto "Proviamo a vivere senza cellulare per un po'", questo "per un po'" è diventato due mesi, poi tre, quattro fino a un anno. Mi sono reso conto che incontrare gli amici poteva essere semplice in quanto io sapevo dove si ritrovavano ogni giorno e venendo da un'infanzia in cui non ho avuto bisogno del cellulare perchè non esisteva -funzionava con "amma a bussà a chill sott a casa, se ci sta buon sennò sacc'addò sta"- così ho rirapportato la mia vita. Ovviamente il cellulare serve oggigiorno, in molte situazioni è necessario: metti caso si ferma la macchina sull'autostrada, o devi fare tardi, o ti devono cercare per una serata, o quando hai un ufficio stampa che vuole sapere se ci sei per un'intervista. Adesso siamo totalmente adepti da cellulare, tutto ruota intorno ad esso, però non è stato così difficile ed esistono persone che non ce l'hanno ancora. Ora ho uno smartphone, mi trovo bene perchè ho internet portatile, posso essere in quanto manager di me stesso facilmente rintracciabile e organizzarmi meglio. Però mi rendo conto che se non stai attento te magn?!
La tua esperienza europea con i Gentlemen, in particolare allo Sziget...
Sfatiamo subito questa cosa! Quando vai a suonare a Budapest allo Sziget dici "wua che bello" e poi ti schiattano a un orario di merda dove ci sono 20 cristiani... A noi era il palco European Stage e ci dissero "non portatevi nulla perchè abbiamo tutto", lì non c'era nulla" Per noi fu un sogno ed è rimasta una bella esperienza. Tra l'altro aprimmo il concerto a Prince che non riuscimmo a vedere perchè il giorno dopo stavamo ad Agrigento a suonare e quindi fuggimmo dallo Sziget! Arrivammo la sera prima, dormimmo, la mattina vennero tre furgoni che ci lasciarono in tre punti strategici dell'isola -non ho mai capito perchè-, ci portarono in un posto dove scegliemmo questi fantomatici strumenti, scarsissimi. Suonammo, andò molto bene perchè quelle poche persone ballarono però tutto volevano sapere tranne che sentire musica, distrutti dalle droghe del giorno prima loro. Quindi si lo Sziget qua e là, guarda, è molto meglio aver suonato per strada a Nizza, a Parigi o a Bruxelles anzichè a questo fantomatico Sziget, che è stato una totale bagaria, na cos e'poc. Gli altri tre giri in Europa sono stati bellissimi per me personalmente Raffaele Giglio, sono stati molto interessanti perchè per me la musica equivale al viaggio: quando c'è la possibilità di viaggiare e tornartene anche con qualcosa di soldi in tasca allora hai vinto. Quindi in quel caso è stato sia poetico, che un'avventura, sia una possibilità di conoscere altre persone e altre realtà, un'esperienza di locali che aprono il lunedì e fanno due serati di gruppi differenti, di pubblico, di kilometri, di autogrill, tante cose. Tutto questo si, resta qualcos a di misterioso e magico, ma lo Sziget no.
Pensi che tornerai un giorno a suonare con i Gentlemen? E' stato un addio o un arrivederci?
E' stato uno "stateve bbuono"! Non credo che faccio un altro disco con i Gentlemen adesso, in questo presente perchè già sto programmando un altro disco con Giglio. Ho una canzone che sto preparando per Musicultura perchè bisogna portare un lavoro inedito. Con la band non credo farò un disco e nemmeno mi dispiace perchè mi sono ritrovato nel fare questo disco ad essere completamente responsabile, riesco a organizzarmi meglio, riesco a contollare tutto quindi per me è più facile raggiungere un risultato positivo e lo sto vedendo. Non mi sento legato a nessuno e ne avevo bisogno per responsabilizzarmi, questa è la pura verità. 

Ascoltate qui Mamma Quartieri e qui la video intervista