fbpx

Soltanto una questione metodologica

Scritto da Giuseppe Cozzolino Il . Inserito in Il Palazzo

pd balzamo lettieri de magistris

Oggi tocca al dirigente del PD Peppe Balzamo autore di una lettera di esortazione al voto a favore di Lettieri per lo scontro al ballottaggio con De Magistris, il patibolo è sempre superaffollato.

Eppure qualcuno riterrà scorretta la qualifica di vittima per chi ha errato, in molti troverebbero più corretto definirlo carnefice, colpevole, in particolare coloro che hanno profondo il senso di partito inteso come comunità, gli stessi che non osano scandalizzarsi quando il sostegno viene profuso da eminenti figure del partito addirittura con pubblica iniziativa a Luigi De Magistris, che come tutti possono ricordare, da sue azioni e dichiarazioni, é completamente avverso al partito democratico sia a livello nazionale che locale; Ma nonostante ciò tali grandi dirigenti si scandalizzano solo del sostegno al candidato di centrodestra Gianni Lettieri e argomentano della bontà del sostegno a De Magistris, sicuramente culturalmente più vicino al centrosinistra. Non mi si fraintenda la mia non è una difesa in favore di chi con una lettera decide di sostenere il candidato di centrodestra, però a me scandalizza altrettanto l'altra posizione; la questione non è affatto di merito, ma puramente metodologica: se il partito decide di dare libertà di scelta, i dirigenti dello stesso devono rispettare tale assunto al di là di Lettieri e al di là di De Magistris. Aggiungo anzi che alla libertà di scelta data agli iscritti sarebbe stata preferibile l'indicazione di annullare il voto; essere indifferenti alla scelta dell'uno o dell'altro candidato è segno di debolezza da parte del PD e rende in qualche modo giustificabili i comportamenti di chi decide di votare e far votare uno dei due, altro sarebbe stato dire votiamo tutti scheda bianca.

I comportamenti, spesso anche tra loro antitetici, di coloro che dovrebbero tenere le redini di questo partito dimostrano ciò che è ormai chiaro ai più, siamo diventati null'altro che dei clan in perenne guerra tra loro, accomunati da una matrice, consapevoli di essere tutti membri di un partito ma legati più all'interesse della nostra tribù, tra l'altro spesso in contrasto con l'interesse delle altre, che non all'avanzamento del nostro popolo, il popolo democratico. Che senso ha dunque interrogarsi ancora sul concetto di partito comunità o associazione? Oggi a Napoli va prioritariamente analizzato il concetto di partito-tribù.

Auguri al prossimo commissario per il suo arduo compito.