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Quando Majakovskij aveva ragione

Scritto da Francesca Scarpato Il . Inserito in A gamba tesa

E’ufficiale: siamo il paese dei grandi strateghi col senno del poi.
“Ma io l’avevo detto che se…”

Credo sia questa la frase che più frequentemente sento e leggo, in giro, da quel catastrofico 25 Febbraio (soprattutto ad opera dei componenti del mio centro-sinistra) e ogni volta non posso fare a meno di pensare che quando la smetteremo di prendere le distanze dai nostri errori e inizieremo a reagire come il Paese merita, sarà sempre troppo tardi.
Il tempo delle riflessioni filosofiche è finito e quando ieri, camminando per le strade della mia cittadina, per recarmi all’ennesima riunione di analisi post-voto, mi è capitato di imbattermi in un gazebo del Movimento 5 Stelle, nuovamente a contatto con la gente nonostante il già straordinario risultato conseguito, ho pensato: E noi?
La verità è che ancora una volta ci siamo chiusi in inutili logiche di alleanze: con Grillo o senza Grillo? Si al governissimo, no al governissimo, forse al governissimo… che poi, di fatto, sono quelle stesse logiche che ci hanno ulteriormente penalizzato a queste ultime politiche, perché mentre Berlusconi e Grillo (con più o meno coscienza) non hanno fatto altro che parlare alla “pancia della gente”, volendo usare un’espressione da giorni sulla bocca di tutti, noi ancora stavamo a dire: Con o senza Vendola? Con o senza Monti?
Il punto è che non può e non deve più essere questo il tema. I famosi “assi” nonché gli incontri tra gli “stati maggiori” non interessano più a nessuno. La nostra autorefenzialità ha finito per travolgerci del tutto ed è ora che, volendo riprendere una celebre espressione di Vladimir Majakovskij, “il mio partito esca dalle sue stanze”.

 

Ora non voglio essere catastrofica, nonostante tutto continuo a credere che il partito in cui milito e di cui porto con orgoglio la tessera nella mia tasca sia l’unico veramente in grado di permettere all’Italia di avviare un processo di ripresa economico e morale. In questa campagna elettorale, insieme ai tanti ragazzi attivi nella giovanile del partito democratico siamo scesi per le strade tra la gente …eppure non è bastato! E non è bastato non perché non fossimo credibili noi, ma perché venivamo visti come una goccia nell’oceano di un partito arroccato su vecchi posizioni ed impegnato nelle sue solite spartizioni.
Tutto quello di cui noi ora abbiamo bisogno, a mio avviso, è una nuova impostazione politica. Che il confronto con le altre forze, ora alla guida del Paese, si verifichi, ma si verifichi non nelle famose stanze dei bottoni, bensì nel bar sotto casa, nelle librerie, nelle scuole, nelle discoteche, nella casa del nostra dirimpettaia lì dove solo è possibile capire i veri umori della società.

 

Vorrei concludere ricordando come però, qualche anno fa, un’impostazione di questo genere, all’interno del Partito Democratico si cercò di realizzarla. Come? Con la tanto criticata “vocazione maggioritaria” proposta da Walter Veltroni che, cos’era se non proprio questo e cioè il rivolgerci al Paese senza privilegiare il rapporto diplomatico tra gli Stati maggiori?
Allora raccogliemmo un consenso pari ad oltre il 33%, che ad alcuni sembrò poco, ma dopo quanto accaduto nelle urne qualche settimana fa, direi che quel risultato assume tutto un altro valore agli occhi di tutti.
E allora, sebbene il sistema sia probabilmente da rivedere (soprattutto alla luce del fatto che il bipolarismo, oggi più di ieri, sembra un miraggio), se il Paese risponde sempre positivamente a spunti di questo genere, qualcosa dovrà pur significare…o no?