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Arriva alla Camera la legalizzazione della cannabis: ecco cosa prevede

Scritto da Daniele Simonetti Il . Inserito in Linea di Confine

Daniele Simonetti

Lunedì 25 luglio approda alla Camera dei Deputati una proposta di legge che ha l’obiettivo di legalizzare la cannabis e i suoi derivati nel nostro paese. A proporre il testo è stato un intergruppo parlamentare composto da oltre 200 persone. Ne fanno parte esponenti della maggioranza e dell’opposizione, di Pd, Sel e Movimento Cinque Stelle, del Gruppo Misto e di Forza Italia.

Vediamo alcuni punti della proposta di legge:

Il possesso
Ogni persona maggiorenne può avere con sé fino a 5 grammi di cannabis per uso ricreativo, tenerne fino a 15 nella propria abitazione. Tali quantità non devono essere dichiarate, né sottoposte a autorizzazioni. È possibile fumare solo negli spazi privati, al chiuso e all’aperto, mentre rimane il divieto di consumare marijuana e hashish in luoghi pubblici e negli ambienti di lavoro. Non si fuma al volante: chi è fermato alla guida in stato di alterazione, come avviene per l’alcol, è sottoposto alle sanzioni imposte dal Codice della strada.

La coltivazione
È possibile coltivare fino a 5 piante di cannabis di sesso femminile. Per farlo è necessario solamente inviare una comunicazione allUfficio regionale dei Monopoli competente per il territorio, che provvede a inserire i dati trasmessi tra quelli sensibili sottoposti al Codice della privacy.

La vendita
Non è punita la cessione a titolo gratuito di una quantità inferiore ai limiti, mentre lo spaccio rimane illegale anche per le piccole dosi. Chi vuole vendere la cannabis, all’interno del regime di monopolio, deve ottenere l’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Dogane e predisporre locali dedicati. Il business deve rispettare alcune norme, tra cui la tracciabilità del processo produttivo e il divieto di importazione e esportazione.

Uso terapeutico
Il provvedimento mira a snellire le procedure per produrre e ottenere cannabis a scopi medicinali. Sono previste norme per individuare in maniera più immediata le aree adatte alla coltivazione e rese più agili le modalità di prescrizione e consegna. Inoltre la legalizzazione della droga produrrebbe, fra gli altri, anche l'effetto di ridurre l'affollamento carcerario, arrivato in Italia a livelli intollerabili e disumani. Secondo i dati forniti dall'associazione Antigone, impegnata nella difesa dei diritti negli istituti di pena, il 40% degli oltre 60mila detenuti, e la metà di quelli stranieri, è in cella per reati -  spesso anche minori -  legati al commercio di droga

L’uso terapeutico della cannabis merita un certo tipo di approfondimento. Già nel 2013 nel nostro Paese è possibile, in teoria, utilizzare la cannabis per fini terapeutici. L’Italia importa le quantità necessarie dall’Olanda e qualunque medico la può prescrivere, ma come spiega Paolo Poli (presidente della Sirca, la società italiana ricerca cannabis ed esperto di terapia del dolore) la prescrivono in pochi, perché si tratta di una prescrizione off label, cioè mancano indicazioni su dosaggi e tempi di somministrazione.

Il dott. Paolo Poli a Pisa sperimenta da alcuni anni la cannabis su pazienti affetti da varie patologie, ed è uno dei pionieri in Italia. E’ stato condotto uno studio su 400 persone che hanno bevuto la cannabis in un decotto: una tisana ricca di Tch (tetraidrocannabinolo) e Cbd (cannabidiolo), i principi attivi presenti nelle varietà utilizzate come farmaci. I risultati sono incoraggianti: la cannabis aiuta gli anziani a dormire (sostituendo spesso le benzodiazepine, psicofarmaci), ma può essere utilizzata anche in patologie più gravi e che riguardano persone più giovani, come la Sla o malattie del sistema nervoso periferico, dove riduce i movimenti inconsulti delle gambe. I medici hanno inoltre osservato che la cannabis fa aumentare l’appetito nei malati di cancro, oltre a ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia come nausea e vomito. Ovviamente nella struttura pisana ciascun paziente ha ricevuto un trattamento personalizzato, ovvero la terapia va dosata in base alla patologia e alle caratteristiche del malato.

Sempre il gruppo toscano ha svolto una seconda ricerca, in collaborazione con l’istituto di Reumatologia di Pisa: in questo studio sono stati confrontati 80 pazienti con fibromialgia, malattia reumatica caratterizzata da dolore muscolare cronico. La metà ha seguito la terapia standard a base di analgesici e antidepressivi, mentre l’altra metà sono stati trattati con la cannabis. Questi ultimi hanno fatto registrare sensibili miglioramenti sotto tutti i punti di vista: dolore, qualità della vita, ansia e depressione. E non hanno avuto gli effetti collaterali degli altri farmaci.

L’assenza o la drastica riduzione di effetti collaterali è uno dei punti di forza della terapia a base di cannabis.

Dai vari lavori di ricerca si evince dunque chiaramente che lo sdoganamento suffragato da dati e prove scientifiche sull’uso terapeutico dei cannabinoidi deve essere affiancato anche da uno sdoganamento di tipo etico.

Le prove raccolte dall’epidemiologo David Nutt, e pubblicate su Lancet nel 2007 e nel 2009, dimostrano, infatti, inequivocabilmente che l’alcol, cioè una droga legale, causa più danni alla salute dei consumatori sul piano sociale di altre droghe, e che il tabacco, altra droga legale, è molto è molto più dannoso della cannabis o dell’ecstasy. Questo non significa asserire che queste altre sostanze non siano pericolose in particolari circostanze, essendo generalmente noti gli effetti gli effetti del loro consumo e del loro abuso sull’organismo e sul cervello degli adolescenti in particolare, ma serve a porre l’attenzione sul fatto che non necessariamente la dannosità è proporzionale alla legalità, come la percezione di senso comune spesso assume. Tra l’altro l’illegalità è un fattore che contribuisce ad aumentare i rischi di danno.

Come afferma il Prof. Gilberto Corbellini, (professore ordinario di storia della medicina e bioetica alla Sapienza Università di Roma) nel testo “tutta colpa del cervello”, ci sono prove schiaccianti, soprattutto basate su esperienze storiche, che il proibizionismo non riduce gli abusi, mentre aumenta i danni personali e sociali creati dal consumo di sostanze che inducono dipendenza. Va detto ovviamente che non tutte le sostanze hanno gli stessi effetti e che, tra gli estremi del proibizionismo e della liberalizzazione, vi sono degli approcci che possono adattarsi ai diversi tipi di consumi.